
La tartaruga Caretta caretta che popola i nostri mari é a rischio estinzione. Un gruppo di volontari, capitanati dal biologo Marino e responsabile scientifico dell’oasi WWF di Policoro Gianluca Cirelli, sta mettendo a disposizione giorni e notti per aiutare le tartarughe appena nate a raggiungere il mare.
É notte fonda, il cielo senza inquinamento luminoso appare in tutto il suo splendore con miriadi di stelle, il rumore di sottofondo é quello dello sciacquio del mare. Siamo sulla spiaggia della Riserva Naturale Salina dei Monaci nel comune di Manduria ad aspettare la nascita delle tartarughe Caretta caretta.

Si è formato il classico cono o avvallamento, tipico di quando è imminente la fuoriuscita delle tartarughe dalla sabbia e siamo ad attenderle insieme a molte persone che sono ritornate in spiaggia. Qualcosa comincia a muoversi sulla superficie della sabbia e improvvisamente nove piccole tartarughe escono insieme e cominciano a sgambettare verso il mare.
“Via le luci dei telefoni” viene ripetuto e tutto ritorna buio ad eccezione del volontario che con una luce rossa “led” le invita a raggiungere il mare e loro zampettando seguono la luce.
Si ha la certezza di assistere ad un evento unico nel suo genere.
Quali fattori possono determinare il successo o l’insuccesso di un nido (e di conseguenza la morte delle piccole tartarughe) e cosa occorre conoscere per aiutarle.
“L’impatto acustico e luminoso può influire sul successo di emersione delle tartarughe marine”. Gianluca Cirelli é biologo marino, Responsabile Scientifico dell’Oasi WWF di Policoro e, oltre a dedicarsi allo studio dei sentieri della riserva, alle specie animali e vegetali che la popolano, si occupa di salvaguardia delle tartarughe marine. Cirelli è referente e autorizzato alla manipolazione delle tartarughe marine in difficoltà e nella fase di messa in sicurezza dei nidi delle tartarughe Caretta caretta nel golfo di Taranto e Tirreno meridionale.
Insomma lui è il “TartaRanger” per eccellenza e, nei primi dieci giorni di agosto, sta seguendo lo schiudersi dei primi nidi di tartarughe nella Riserva Naturale Salina dei Monaci. Insieme a lui molti volontari che ogni anno dedicano il loro tempo e le loro notti per seguire lo schiudersi delle uova e l’entrata in acqua delle piccole tartarughine.
Per il primo anno ero presente su questi due nidi, casualmente scelti all’inizio e alla fine della Salina, lato Torre Colimena e lato Specchiarica, giusto per par condicio e non scontentare nessuno, e ho partecipato, come volontaria, a monitorare i nidi, controllare i cambiamenti della sabbia (quando le tartarughe escono dalle uova risalgono il mezzo metro di sabbia e sopra di forma un cono ascendente) e accompagnare le piccole tartarughe in acqua.

Vederle uscire dalla sabbia è uno spettacolo che da gioia, che ripaga del tempo notturno trascorso ad aspettarle: questi piccoli rettili che alla nascita pesano solo 14 grammi, zampettano veloci verso il mare, sempre che non ci siano
inquinamenti acustici e luminosi nelle vicinanze. Se questo dovesse accadere le tartarughe sarebbero deviate dal loro percorso naturale e rischierebbero di perdersi e di morire, talvolta schiacciate dalle macchine o senza più forza di raggiungere il mare.
Quante tartarughe sono nate in questi primi giorni? Forse poche rispetto alle previsioni, ma il gran caldo non ha favorito le nascite, così come i pochi investimenti in questo progetto di salvaguardia.
In questi due nidi alla Salina dei Monaci, dove più o meno le mamme tartarughe hanno deposto circa cento uova intorno al 20 giugno, sono nate per il momento rispettivamente 36 e 69 Caretta caretta che hanno raggiunto il mare. Non tante, ma si aspetterà ancora qualche giorno prima di capire se il nido ha avuto dei problemi, magari legati proprio al gran caldo di questi giorni.
Il lavoro fatto da Gianluca e dai volontari è stato importantissimo perché, hanno evitato che molte tartarughe si perdessero o addirittura morissero, le hanno aspettate e guidate verso il mare con luci rosse a led, misurandole e trascrivendo gli orari di nascita e ingresso in acqua. Hanno trasmesso a moltissime persone che sono accorse durante le notti, il loro amore per le tartarughe, spiegando perché nascono di notte piuttosto che di giorno, come si fa a riconoscere i nidi di tartarughe sulla spiaggia, a che profondità mamma tartaruga depone le uova e tanto altro ancora.
Una grande opera di sensibilizzazione che ha coinvolto e sta tuttora coinvolgendo centinaia di persone.
Certo dispiace che questa importante opera di volontariato non venga sostenuta né da un punto di vista finanziario (sia il Ministero dell’Ambiente, il WWF e il comune di Manduria non stanziano fondi per il progetto di salvaguardia della tartaruga Caretta caretta) e né da quello della tutela dei luoghi dove sono stati trovati i nidi.
Nella notte di San Lorenzo le diverse feste sulla spiaggia della Salina dei Monaci con luci e musica hanno disturbato la nascita delle tartarughe al punto che non sono uscite dal loro nido durante la notte ma la mattina dopo, in pieno giorno e con temperature molto alte: un fenomeno insolito per loro.
Non sarebbero sopravvissute dal momento che, non essendo animali in grado di controllare la temperatura come facciamo noi, il contatto con la sabbia calda e successivamente con il mare più freddo le avrebbe portate ad avere uno shock termico e forse alla morte.
Cirelli e il suo gruppo di volontari sono riusciti a recuperarle, metterle in un’incubatrice e portarle in acqua nella successiva serata.
É grazie a loro che la tartaruga Caretta caretta, specie in pericolo di sopravvivenza, può ancora sperare di potercela fare, che persone come me scelgono di diventare volontarie e fare parte orgogliosamente di questo progetto, che molte persone imparano a rispettare i luoghi e riconoscere le tracce di tartaruga sulla sabbia.
La nottata è terminata e si aspetta il cambio turno. Non si è dormito tanto ma non c’è maggiore soddisfazione che pensare a quante tartarughe si sono viste nascere e raggiungere il mare.
Tra più di vent’anni ritorneranno nell’area dove sono nate per deporre altre uova e questo pensiero di un futuro positivo compensa le poche ore di sonno.
La speranza è sempre quella di coinvolgere anche le Istituzioni in questo progetto, e non solo con pacche sulle spalle e basta, di vedere rispettate le zone dove le tartarughe nidificano, cercando di avere sempre meno disturbi visivi (luci sulla strada puntate verso il mare, ad esempio) e monitorando affinché certe situazioni (schiamazzi e luci, feste) non si verifichino sulle spiagge.


