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La Corte di Appello di Milano ha accolto le tesi dell’avvocato Ezio Bonanni sulla teoria multistadio della cancerogenesi e ha condannato due società a risarcire la vedova di un artigiano che ha lavorato oltre vent’anni per loro conto come posatore di lastre, le quali contenevano amianto e per questo motivo aveva contratto l’infermità professionale che, poi, ne ha causato il decesso. In primo grado, il Tribunale di Voghera aveva rigettato la domanda risarcitoria della vedova di P. S. deceduto per mesotelioma pleurico ed escluso la responsabilità delle due società che producevano materiali in cemento-amianto, che l’artigiano aveva manipolato.

Per il Tribunale di Milano, invece, non c’è dubbio, alla luce sia della documentazione sanitaria prodotta, sia come dimostrato dalla difesa, l’avvocato  Ezio Bonanni e dell’Osservatorio Nazionale Amianto che la teoria della trigger dose sia priva di ogni fondamento scientifico e che invece ogni esposizione ha rilevanza alla fine dell’innesco e della progressione della patologia, che P. S. sia morto di mesotelioma pleurico. Basta una sola fibra per innescare la malattia, però l’esposizione continua alle fibre e la quantità di fibre respirate riducono il periodo di latenza.  La stessa CTU – Consulenza tecnica d’Ufficio -, sulla scorta degli studi condotti sull’origine e sull’evoluzione della malattia, ha accertato che il mesotelioma ha un lunghissimo periodo di incubazione – dai 20 ai 40 anni -. Secondo il Tribunale, quindi, poiché il mesotelioma fu diagnosticato nel 1994, l’origine della malattia doveva essere cercata in epoca che risale all’incirca al 1974.

Quanto ai rapporti tra il defunto e le società imputate, la EDILFIBRO S.p.A. ha prodotto fino al 1992 lastre in fibrocemento per coperture, contenenti amianto; la CIELLE PREFABBRICATI S.p.A., invece, costruiva prefabbricati. Quando il contratto di fornitura poneva a suo carico la posa in opera di coperture in cemento-amianto, acquistava le lastre da Fibronit, ICAR ed EDILFIBRO e affidava il lavoro ad artigiani edili specializzati, come P. S., come dimostrato dalle fatture prodotte.  Non risulta, inoltre, che il defunto fosse stato informato dalle aziende per cui ha lavorato della pericolosità delle polveri di amianto che si sprigionavano durante la posa in opera delle lastre, che richiedeva il taglio e la foratura delle stesse e non aveva alcuna protezione all’esposizione di migliaia di fibre, così inalate.

La Seconda sezione civile della Corte di Appello di Milano, il dispositivo è stato emesso ieri pomeriggio, ha quindi riconosciuto la responsabilità di EDILFIBRO e CIELLE PREFABBRICATI e le ha condannate al risarcimento in favore della vedova signora L.  M. per un totale di circa 300mila euro.

Scritto da: Gianni Avvantaggiato

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