Gela: l’INAIL promuoveva l’uso sicuro dell’amianto crisotilo

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Se da un lato la comunità scientifica sapeva già dagli anni sessanta che l’ fosse un nemico, c’è chi ha taciuto o si è coalizzato per minimizzare i rischi. Come è successo in Canada, dove The Asbestos Institute ha spinto la commercializzazione di un tipo di , il , definendolo sicuro e in Italia, almeno fino a fine anni ’80, quando l’Associazione Utilizzatori Amianto riuniva 25 aziende che lo lavoravano e promuoveva, attraverso il Centro di documentazione dell’amianto e materiali fibrosi, il presunto uso sicuro del : di questa stessa associazione faceva parte anche l’!

La stessa AUA, inoltre, promosse nel nostro Paese, strutture come il Centro di Documentazione dell’amianto e materiali Fibrosi (CEDAF), che aveva lo scopo di dibattere e diffondere temi su questi materiali. Indubbiamente gli argomenti dovevano essere abbastanza affascinanti se del Comitato promotore, all’inizio, facevano parte perfino le tre confederazioni sindacali CGIL, CISL, UIL, la Lega Ambiente e l’Unione Nazionale Consumatori.

Sono alcuni dei passaggi chiave dell’esposto che Salvatore Granvillano, in proprio e nella qualità di coordinatore provinciale dell’Osservatorio Nazionale Amianto ONLUS ha depositato alla Procura di Gela, in provincia di Caltanissetta, per denunciare «anni di collusione tra enti previdenziali – ancora oggi l’INAIL si ostina a non riconoscere i benefici contributivi e a dichiarare che l’esposizione c’è stata fino al 31.12.91 e in qualche caso al 31.12.92; l’INPS, di conseguenza, si fa forza sul fatto che l’INAIL non ha rilasciato il certificato e quindi si oppone, denuncia Granvillano – e i gestori della Raffineria di Gela, e quindi anche con l’ENI, che tutt’ora sistematicamente viola le leggi dello Stato, nella più totale impunità».

Per quanto detto sopra, il signor Granvillano si rivolge ai Procuratori della Repubblica di Gela, di Caltanissetta e di Torino – in riferimento alle numerose indagini che il dottor Guariniello ha avviato in materia di esposizione morbigena a polveri e fibre di amianto – perché si possa adottare ogni provvedimento per impedire il reiterarsi “delle condotte criminose poste in essere dai direttori dello stabilimento e dagli amministratori dell’ENI”.

 

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