Il Tribunale di Roma dà ragione a Greenpeace. Bocciata, quindi, la richiesta dell’azienda produttrice di energia elettrica di censurare la campagna “Facciamo Luce su Enel”, contro le centrali a carbone, e dà ragione agli ambientalisti. La prima sezione civile infatti ha rigettato il ricorso di Enel, riconoscendo che la comunicazione di Greenpeace è commisurata all’evidenza dei dati scientifici prodotti, che dimostrano gli impatti del carbone sul clima e sulla salute umana. Nessuna diffamazione o lesione dell’onore, quindi, ma una critica legittima e giustificata. Il giudice ha condannato Enel alla rifusione delle spese processuali.
Secondo le motivazioni della sentenza, “i dati riportati da Greenpeace sono già noti alla comunità scientifica internazionale (prima tra tutte l’Agenzia Europea per l’Ambiente, EEA)”; dati che Enel non è in grado di smentire.
Il giudice, inoltre, ritiene che “i termini killer, vittima, crimine, sporca verità e quanto altro indicato […], configurano un linguaggio, nell’intero contesto, adeguato all’importante iniziativa di denuncia ambientale… e sono conformi all’importanza e all’interesse della tematica trattata e al contesto espressivo delle campagne di denuncia ambientale…”.
«È questa la vittoria di un principio fondamentale della democrazia – dichiara Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo dell’associazione: cioè il diritto alla critica. Il linguaggio aspro non è censurabile se si basa su dati e argomenti scientificamente fondati. L’utilizzo energetico del carbone danneggia il clima e uccide le persone ed Enel è il primo utilizzatore di carbone in Italia»


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