Sono diverse le ipotesi all’esame per la bonifica dell’area inquinata di mare tarantino, di cui in quest’ultimo periodo si parla tanto. Un’area al centro del dibattito è quella del Mar Piccolo, che rientra nel Sito d’Interesse Nazionale di Taranto. Per risolvere la situazione, sono state avanzate diverse ipotesi di intervento: sistema dei dragaggi, utilizzo di sostanze ed interventi chimici sulle aree inquinate, metodologia del capping con isolamento dei siti contaminati dall’ambiente acquatico circostante. Sulla questione è intervenuto il consigliere regionale Patrizio Mazza.
“Anche quest’ultima ipotesi – osserva Mazza – non risolve in maniera totale e definitiva il problema perché può avere una valenza sulla porzione inquinata e non sull’intera area. Le sostanze inquinanti sono molteplici e sedimentate su vasta area. Non è possibile una bonifica effettiva, data la vastità dell’area geografica, la tipologia della matrice inquinata, il sedimento e soprattutto alla luce del fatto che le fonti sono sempre attive. La soluzione fattibile – sostiene – è cercare più rapidamente possibile di ridurre drasticamente l’inquinamento, progettare e realizzare alternative economiche diverse rispetto all’industria inquinante. Non credo che possano essere così deleteri un periodo di due, tre o quattro anni di messa in sicurezza dei luoghi, chiusura delle fonti attive inquinanti e realizzazione di alternative economiche lavorative”.


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