Rinviato a giudizio l’ex direttore della Solvay, l’ingegnere Piero De Gaudenzi, imputato di omicidio colposo per la morte di Romano Posarelli. Posarelli è deceduto nel 2010 a causa dell’esposizione a concentrazioni di fibre di amianto 500 volte superiori alla soglia, senza alcuna protezione. L’udienza è stata fissata, davanti al giudice monocratico del Tribunale di Livorno, sezione di Cecina, il 28 settembre prossimo. La famiglia della vittima si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Ezio Bonanni. Assistita dall’avvocato Paola Primon, si è costituita parte civile anche l’associazione Osservatorio Nazionale Amianto. Il giudice Zucconi, del Tribunale di Livorno, ha accolto le tesi del Pubblico Ministero e dell’Avv. Ezio Bonanni, basate in particolar modo sulla perizia: «la mansione di tubista, svolta dal Posarelli durante gli anni ’70, era tra quelle da considerarsi a più elevato rischio di esposizione in quanto il lavoro veniva svolto su parti di impianto per la maggior parte coibentate», hanno scritto Fabio Capacci e Stefano Silvestri, incaricati dal sostituto procuratore della Repubblica Paola Rizzo. Dalla stessa perizia, emerge, inoltre, che l’amianto è stato utilizzato come materia prima sino al 2004 e, tutt’ora – conferma Massimiliano Posarelli, figlio di Romano e anche lui lavora alla Soplvay – è presente nella fabbrica di Rosignano (LI), non del tutto bonificata.


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