L’11 marzo prossimo ricorre l’anniversario del disastro nucleare di Fukushima. I rappresentanti di 14 organizzazioni internazionali hanno promosso la pubblicazione di una lettera aperta, firmata da numerose personalità tra cui l’arcivescovo Desmond Tutu, indirizzata ai leader mondiali per chiedere di eliminare il rischio nucleare quanto prima e di investire in energie sicure e rinnovabili.
Nella lettera si osserva come “il disastro di Fukushima abbia insegnato che l’energia nucleare è intrinsecamente pericolosa e un incidente nucleare può avvenire in ciascuno degli oltre 430 reattori attivi oggi al mondo. Si tratta di un rischio inaccettabile per le centinaia di milioni di persone che vivono vicino ad una centrale nucleare”.
L’uscita dal nucleare, insomma, è ancora possibile. Basti pensare che a livello globale l’energia nucleare copre solo pochi punti percentuali del consumo totale di energia ed è possibile sostituirla con l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Nell’ultimo anno i casi di Giappone e Germania hanno anche dimostrato che la scelta di una rapida uscita dal nucleare non porta a black out oppure a crisi economiche. In Giappone, attualmente, sono in funzione solo due reattori su 58 e non si registrano disservizi, grazie al risparmio energetico e a un migliore utilizzo delle altre centrali elettriche. Per richiamare l’attenzione sui rischi del nucleare in vista di questo anniversario, nei giorni scorsi Greenpeace ha organizzato iniziative in oltre 20 Paesi del mondo.


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