ILVA, il ministro Clini avvia procedura Aia

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La deposizione della perizia medico-epidemiologica da parte degli esperti Francesco Forastiere, Annibale Biggeri e Maria Triassi, nominati dal gip del Tribunale di Taranto nell’ambito dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Taranto sull’, ha avuto come esito immediato un primo vertice in Regione Puglia, cui hanno partecipato gli assessori regionali all’Ambiente e alla Salute, i capigruppo della maggioranza, i tecnici dell’Ares (Agenzia sanitaria), dell’Arpa (Agenzia Protezione ambiente) e dell’Avvocatura regionale.

Quindi un secondo tavolo convocato dal presidente della giunta Nichi Vendola (a destra nella foto, a fianco l’assessore all’Ambiente Nicastro) al quale hanno partecipato i capigruppo e i consiglieri regionali ionici.

Gli incontri hanno avuto come esito dapprima la richiesta di riesame dell’, l’ – in sostanza, in questo caso, il permesso di lavorare l’acciaio quasi al centro dell’abitato -, già avanzata all’indomani della pubblicazione della perizia chimica del 17 febbraio. E rapida è stata anche la risposta – di qualche ora fa – del ministro dell’Ambiente il quale ha annunciato la riapertura della procedura di Aia per l’Ilva di Taranto. A questo proposito il ministro incontrerà a Bari il 14 marzo prossimo il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e il sindaco di Taranto Ippazio Stefano. La notizia accolta con soddisfazione da .

Il governatore Vendola chiede un intervento diretto dello Stato, con le forze politiche di maggioranza e di opposizione. Dopo decenni e decenni di inquinamento, ha spiegato, «è giunto il tempo di una legge speciale per Taranto che intende affrontare, in tempi rapidissimi anche il problema della «integrale copertura di tutto ciò – parchi minerali e nastri trasportatori – che rappresenta, a causa dello spandimento delle polveri sottili, un’ipoteca sulla vita e sulla salute della città di Taranto».

Anche Rocco Palese capogruppo Pdl alla Regione Puglia a margine del vertice sull’impatto ambientale dell’Ilva ha detto che «c’é un problema grave di natura ambientale che impatta su Taranto e quindi riteniamo che i parlamentari di entrambi gli schieramenti politici vadano coinvolti perché occorre che il governo nazionale si faccia carico di opere di bonifica imponenti». Che vorrebbe dire sgravare il gruppo Riva che gestisce l’acciaieria da impegni economici importanti e salvaguardare migliaia di posti di lavoro.

L’Aia approvata dal precedente ministro dell’Ambiente, non è assolutamente adeguata agli impatti sanitari e ambientali di uno degli impianti siderurgici più grandi d’Europa, ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani. Infatti, «le perizie affermano, di fatto, che sono necessarie misure decisamente più rigorose per contenere il massiccio carico inquinante provocato dall’Ilva, come da noi più volte richiesto – commentano Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia e Lunetta Franco, presidente del circolo di Taranto – Sono necessarie misure più rigorose per l’azienda che comportino l’adozione di tecnologie e pratiche operative che minimizzino le emissioni. Occorrerà, inoltre, formalizzare un nuovo accordo di programma sulle bonifiche indispensabili del sito di interesse nazionale di Taranto».

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