Spettacolare, come ci ha abituati ed efficace azione di Greenpeace per lanciare al colosso italiano dell’energia, il messaggio con il quale chiede a Enel il ritiro immediato dei progetti per gli impianti a carbone di Porto Tolle e Rossano Calabro, e non aumentare la produzione a carbone nel Sulcis, la progressiva eliminazione della produzione elettrica da carbone entro il 2030 e la sua sostituzione con energie rinnovabili.
Questa mattina attivisti di Greenpeace sono entrati in azione davanti la sede dell’Enel a Roma e tre attivisti si sono calati dal tetto lungo la facciata dell’edificio e hanno aperto uno striscione di oltre 70 metri quadri con la scritta “ENEL KILLER DEL CLIMA” sul quale è rappresentata l’arma con la quale Enel commette molti dei suoi crimini ambientali: il carbone.
Gli specialisti del Reparto Investigazioni Climatiche (R.I.C.) di Greenpeace hanno anche transennato l’ingresso dell’edificio per marcare la “scena del crimine” e consegnato ai vertici dell’azienda un “avviso di garanzia” nel quale si ipotizza il “reato di grave danno ambientale, climatico e sanitario, reato di profitto indebito tramite danno sanitario e ambientale a persone ed ecosistemi”.
Spettacolarizzazione a parte, da poche settimane, quattro dirigenti della centrale di Brindisi – la centrale a carbone Federico II è l’impianto industriale più inquinante in Italia per emissioni in atmosfera (il diciottesimo in Europa) – sono indagati per omicidio colposo e lesioni colpose, in relazione agli impatti mortali e patologici che le emissioni della centrale avrebbero sulla popolazione del territorio; mentre 12 dirigenti della stessa centrale sono indagati, tra l’altro, per gettito pericoloso di cose e danneggiamento alle colture.
Per diffondere quanto più possibile l’inchiesta tra l’opinione pubblica, Greenpeace lancia oggi una piattaforma online, www.FacciamoLuceSuEnel.org, con la quale recluta “investigatori” per seguire e partecipare a tutta l’indagine che i R.I.C. di Greenpeace condurranno nei prossimi mesi.
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