É bufera sulla costruzione del metanodotto Rete Adriatica, che porterà il gas libico e algerino da Massafra (Taranto) a Minerbio (Bo). Il cosidetto “Tubo” ha un diametro di poco superiore a un metro, deve essere posato in una trincea di protezione di 5 metri e ha bisogno di una servitù di 20 metri per lato, per totale di 40 metri in larghezza. Correrà lungo 671 Km, in gran parte del crinale appenninico
In origine il piano dell’opera prevedeva di far correre il tubo lungo la costa adriatica, dove tra l’altro è già presente un gasdotto. Tuttavia la Snam Rete Gas, autrice del progetto in partecipazione con British Gas, ha scartato questa possibilità per la presenza di “eccessive criticità”. Così il gasdotto non solo attraverserà aree di pregio naturalistico – come Parchi nazionali (Maiella,Monti Sibillini, Gran Sasso, Velino-Sirente), siti d’interesse comunitari e zone a protezione speciale – ma anche ad elevato rischio sismico, come quella in prossimità della falda interessata dal terremoto in Abruzzo del 6 aprile scorso.
E proprio il Comune dell’Aquila si è aggiunto di recente a quell’elenco di Amministrazioni pubbliche, soprattutto in Umbria e Marche, che hanno presentato ricorso alla Comunità Europea. In particolare nel documento si richiedono la VAS – Valutazione Ambientale Strategica – e la VIA – Valutazione di Impatto Ambientale –del progetto, ad oggi non ancora realizzate.


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