La coltivazione di Ogm nei Paesi in via di sviluppo non basta a risolvere il problema della fame. Anzi: si profila all’orizzonte il rischio di «dipendenza economica» verso quelle politiche che detengono il monopolio delle coltivazioni transgeniche. Si è così espresso il cardinale ghanese Peter K. A Turkson, responsabile del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, parlando della possibilità di creare «una nuova forma di schiavismo». A sostenere questa opinione anche la Coldiretti: sembra quantomai necessario «un modello di sviluppo economico e agroalimentare a misura d’uomo», che vada a sradicare le cause reali della fame nel mondo «di carattere sociale e istituzionale piuttosto che collegabili alla carenza di cibo».
Inoltre dal rapporto annuale dell’International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications (ISAAA), preso in analisi dalla stessa Coldiretti, è emerso che gli affamati nel mondo sono cresciuti del 9% arrivando ai 1,02 miliardi, il livello più alto dal 1970 secondo la Fao. Tutto questo avviene nonostante l’aumento del 7% dei terreni coltivati con Ogm, per un totale di 125 milioni di ettari nei 25 soli Paesi dove sono coltivati nel mondo.
La politica economica delle multinazionali pro Ogm è fallita in Europa, ove le semine sono calate del 12%, mentre ha attecchito nei paesi meno sviluppati. Il risultato? Non solo le coltivazioni Ogm non hanno risolto il problema della fame, ma hanno anche aggravato la dipendenza economica dall’estero. «Nei Paesi in via di sviluppo – precisa la Coldiretti – servono prima di tutto politiche agricole regionali che sappiano potenziare le produzioni locali con la valorizzazione delle identità territoriali, per sfuggire all’omologazione che deprime i prezzi e aumenta la dipendenza dall’estero».


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