Natale e mercatini: tradizione e sostenibilità

 

Una carrellata in Italia e in Europa alla scoperta dei luoghi più caratteristici e delle tradizioni più apprezzate da turisti e residenti

 

Arriva quel momento dell’anno in cui uscire di casa, e portare avanti la propria routine per le strade della città, diventa semplicemente più difficile. Il freddo e la stanchezza di fine novembre appesantiscono. Certo, negli ultimi anni il freddo sta diventando sempre meno un problema. Ma la stanchezza, quella, rimane uguale anche con il cambiamento climatico. A rompere il grigiore di novembre, a liberare la vita dalle sue maglie, arriva tra fine novembre e inizio dicembre uno sbrilluccichio: per le strade le luci di Natale rendono più sopportabile il traffico in aumento con l’avvicinarsi delle feste. E in molte città e paesi insieme alle luci si allestiscono le bancarelle che rimarranno là durante tutto il periodo natalizio.

Una tradizione antica

I mercatini sono un’esperienza trasversale; imbattersi, farci una passeggiata, o rallentare davanti alle sue bancarelle: l’hanno fatto tutti. Ed è curioso che lo facciano tutti almeno dal 1434: risale a quest’anno, infatti. la prima attestazione di un mercatino di Natale. È quello di Dresda, in Germania, che ancora oggi è tra i più importanti in Europa. A quel tempo, diffusi nelle attuali Austria e Germania, i mercatini offrivano ai cittadini la possibilità di acquistare prodotti artigianali e provviste per le festività: non così lontano dalle abitudini odierne. Si tenevano, quindi, vicino a chiese o cattedrali, unendo commercio e incontro-celebrazione per la comunità locale.

Nei secoli successivi la tradizione travalica i confini tedeschi e austriaci e si diffonde in Svizzera e in Francia. Strasburgo l’adotta sin dal 1570, e ancora oggi i suoi mercatini attirano ogni anno frotte di visitatori, tanto che gli abitanti – scherzando ma non troppo – commentano il periodo appena precedente dicendo “le calme avant la tempête”, la quiete prima della tempesta.

Dall’Ottocento poi si sono diffusi definitivamente in tutta Europa e oggi i mercatini di Natale esistono ancora, più forti di prima: bene si prestano alle esigenze di consumo del capitalismo. La tradizione è sopravvissuta quindi, e si è trasformata in un fenomeno turistico globale.

Europa, Italia, Puglia

A distanza di secoli, i mercatini più importanti sono rimasti quelli storici: Strasburgo, “capitale del Natale”, Dresda, Vienna, con melodie di Strauss di sottofondo, sono solo alcuni. Accanto a questi la tradizione si è diffusa in una miriade di altre città.

Fuori dall’Italia le bancarelle sono percepite più come mercatini dell’Avvento: messi su da metà novembre rimangono fino alla Vigilia di Natale, e solo alcuni arrivano all’Epifania. Nella regione della Carinzia, nel Sud dell’Austria, per esempio, due città diventano particolarmente suggestive: Klagenfurt e Villach. Tra musica, messe mattutine a lume di candela, e vin brûlé i mercatini saranno in scena dal 15 novembre. E, mentre a Villach l’atmosfera durerà fino al 6 gennaio, a Klagenfurt già dal 23 dicembre le bancarelle levano le tende.

Anche più a Nord, nella tedesca Brema, le lucine sul mercato medievale – che con artigiani, giocolieri e musicisti ridà vita all’atmosfera di tempi remoti – rimarranno accesi fino al 23 dicembre.

E in Italia? In territorio nazionale i mercatini iniziano un paio di settimane più tardi, e non sono solo “dell’Avvento”, quindi accompagnano le feste fino alla loro chiusura. Nonostante i più famosi siano quelli di Trento e Bolzano, che contaminano la tradizione tirolese con la cultura italiana, ormai tutte le città si sono dotate di mercatini, cercando ognuna la propria unicità. Arezzo per esempio coniuga la sua aspirazione a città del Natale con iniziative di omaggio a Giorgio Vasari, l’artista-intellettuale che nella città ci è nato.

Bruxelles, la Grande Place addobbata per Natale

Anche in Puglia città e borghi si addobbano con decorazioni e bancarelle. Nel capoluogo le luminarie hanno accompagnato gli acquisti (compulsivi, a volte) del Black Friday; il consueto villaggio di Natale in Piazza Umberto, invece, aprirà le porte il 6 dicembre, e le terrà aperte per un mese. Insieme al villaggio natalizio, il centro accoglierà anche 30 casette per l’esposizione e la vendita di oggetti di artigianato artistico e prodotti agroalimentari biologici; dalle tre alle cinque piccole strutture, inoltre, saranno destinate a enti di beneficenza.

E la sostenibilità?

Con l’entusiasmo del Natale spesso si lascia da parte l’interesse per la sostenibilità: luci, generatori a benzina, piste di pattinaggio sul ghiaccio con 15º. Insomma, i rischi sono molti. Negli ultimi anni, però, sempre più città hanno deciso che la sensibilità sostenibile non va in ferie a dicembre: e così Bruxelles nei suoi mercatini impiega lampadine a LED e stoviglie riciclabili, recupera l’albero di Natale e limita e ridistribuisce il cibo non consumato; a Strasburgo sistemi avanzati di riciclo e iniziative educative rendono un modello la gestione dei rifiuti; in Italia, Bolzano e Merano valorizzano l’artigianato locale per limitare le importazioni e sostenere l’economia regionale.

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