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Muschio bianco per studiare l’inquinamento

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Campioni di muschio hypnum cupressiforme raccolti per rilevare il livello di contaminazione e inquinamento atmosferico del Parco naturale regionale Terra delle Gravine

oasi WWF SantElia
Attività ludica per bambini nell’Oasi WWF di Sant’Elia

Monitorare il prezioso e delicato ecosistema del Parco naturale regionale Terra delle Gravine attraverso l’utilizzo del muschio. È quanto si prefigge di realizzare il progetto UPPark, sostenuto da Fondazione con il Sud nell’ambito del bando Ambiente 2015, coordinato da tredici soggetti, tra organizzazioni e istituzioni, con a capo il Wwf Trulli e Gravine. Grazie alla collaborazione col Cnr, infatti, dei campioni di muschio hypnum cupressiforme sono stati raccolti dagli operatori per rilevare quale sia il livello di contaminazione e inquinamento atmosferico su un’area di notevole interesse paesaggistico e ambientale.

Il Parco Terra delle Gravine, istituito nel 2005 raccoglie buona parte di quel territorio caratterizzato dalle gole carsiche, denominate gravine, che va dai confini con la Basilicata ovest fino ai limiti del Salento a est. Di lì sono stati prelevati degli strati di muschio e riposti in contenitori Hdpe. I laboratori Cnr – Iamc (Istituto Ambiente marino costiero) di Taranto hanno poi rilevato i livelli di inquinamento, attraverso questa azione specifica del progetto classificata come A2: “Valutazione livello rischio inquinamento”. L’influenza delle aree industriali (ricordiamo la presenza dell’acciaieria Ilva, della raffineria Eni, del cementificio Cementir, degli inceneritori Cisa e Amiu e di varie discariche), verrà quindi valutata seguendo la caduta al suolo attraverso i moss bags, letteralmente sacche di muschio.

Il muschio bianco utile indicatore. Una tecnica innovativa

muschio
Gli operatori raccolgono dei campioni di muschio

Il bio monitoraggio avviene, appunto, con l’utilizzo di questa tecnica innovativa, ma già da tempo sperimentata e utilizzata anche in altre aree, per rilevare, ad esempio, l’inquinamento dei fiumi in pianura padana. Tecnica, quindi, utilizzata per la prima volta nel parco regionale più grande della Puglia (25 mila ettari di area protetta) che abbraccia, di fatto, tutto l’arco ionico, vale a dire la corona attorno a Taranto e il suo golfo. Un’area che si estende sul territorio di 13 comuni della provincia, da Ginosa fino a San Marzano, passando per Martina Franca e Grottaglie, comprendendo anche il brindisino Villa Castelli. Un vero e proprio patrimonio unico fatto di fiumi, piccole cascate, presenza di fauna e flora rare, riserve naturali Lipu e Wwf, trulli e masserie, chiese, reperti e affreschi di civiltà rupestri, ma anche abusi e vicinanze di discariche e industrie pesanti e invasive. Nonché di un Sin (Sito di interesse nazionale) da bonificare.

Il progetto UPPark ha come finalità quella di rilanciare questo enorme patrimonio, vero e proprio paradiso per escursionisti, amanti della natura, speleologi, archeologi e arrampicatori, anche attraverso la realizzazione di punti informativi e di accoglienza all’interno dell’antica masseria e i trulli immersi nel bosco della splendida riserva Monte Sant’Elia, e preservarne l’ecosistema.

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