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Lipari: da cava a parco geominerario

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Giovani talenti da tutto il mondo si ritrovano a Lipari chiamati a riqualificare in chiave sostenibile l’ex cave di pomice

Si conclude questo mese il primo step del workshop Between the wrinkles of an unexpected glacier – Lipari discovering white pumice quarries (“Tra le increspature di un inaspettato ghiacciaio – Lipari scopre le bianche cave di pomice”, ndr) promosso dal Comune di Lipari (Me), per ripensare alle cave di pietra pomice nel maggiore comune delle isole Eolie. L’iniziativa desidera, così, chiamare a raccolta le idee dei giovani progettisti, permettendo loro un approccio diretto al territorio per valorizzarne al meglio le potenzialità, attraverso sopralluoghi e conferenze.

La spiaggia di Lipari dinanzi all'ex cava di pietra pomice
La spiaggia di Lipari dinanzi all’ex cava di pietra pomice

Per questo la Giunta di Marco Giorgianni, sotto la guida del consulente volontario Angelo Sidoti, ha di recente firmato una convenzione con importanti atenei e istituti di ricerca italiani: SITI – Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione del Politecnico di Torino, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, il Dipartimento di Management Università degli Studi di Torino.

Sono circa 80 – di cui oltre 50 provenienti da tutto il mondo – gli studenti coinvolti, invitati a redigere le idee progettuali e presentarle all’amministrazione e alla giuria entro maggio prossimo. «Il workshop di Lipari ha dimostrato che per valorizzare uno dei luoghi più belli del mondo occorre creatività e l’energia dei giovani architetti», commenta il presidente di giuria, l’architetto Luigi Prestinenza Puglisi,. che aggiunge: «Solo una intelligente progettazione del territorio è in grado di conciliare istanze di promozione ambientale e di crescita economica, come questa meravigliosa isola merita».

Obiettivo del progetto è quello di realizzare un parco geominerario e di coniugare al suo interno la tutela ambientale, la valorizzazione del patrimonio naturalistico e culturale, lo sviluppo turistico, il recupero occupazionale e la valorizzazione del sito Unesco. Finalità diverse come diverse sono state le destinazioni d’uso di questi luoghi.

Facendo un passo indietro bisogna arrivare al V millennio a.C., quando inizio l’attività estrattiva della pomice e dell’ossidiana nelle cave di Porticello e Acquacalda. Dalla fine del XIX sono state numerose le società che si sono avvicendate, tra alti e bassi, nella gestione dell’attività estrattiva.
Fino al 2007, quando lo stop ai lavori di cava diventa definitivo e coincide con l’ingresso delle Eolie nell’elenco dei siti Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Non a caso, perché è per tutelare il territorio – tanto bello quanto delicato – che vengono posti i vincoli paesaggistici e bloccati i rinnovi delle concessioni. Non senza generale malumori: in primis per la chiusura della Pumex spa, l’azienda che si occupava dell’estrazione e della lavorazione della pietra.

Una realtà complessa che si divide tra le strutture produttive oggi in stato di abbandono e la bellezza mozzafiato del paesaggio. «Lo sviluppo economico che si potrebbe ricavare dalla riqualificazione di questa immensa area industriale dismessa potrebbe costituire un fattore di successo per l’intera economia eoliana», tiene a sottolineare il sindaco Giorgianni. E nell’attesa della scelta definiva, alcune idee progettuali saranno già pubblicate nel sito Parcogeominerariopomice.

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