L'intervista
Puglia, prima per eolico e fotovoltaico, terza per biomasse

Intervista a Gian Maria Gasperi, coordinatore distretto produttivo “La Nuova Energia”

Le potenzialità del mini eolico nel contesto di sviluppo delle (Fer) in Puglia sono tante grazie all’attenzione che la Regione ha riservato alla piccola taglia d’impianti. Lo sostiene , Coordinatore Comitato Tecnico Scientifico del Distretto Produttivo della Puglia “La Nuova Energia – Energie Rinnovabili ed Efficienza Energetica” e già coordinatore operativo del Piano regionale energetico ambientale ().

<p>Il fotovoltaico in Puglia è una scommessa già vinta</p>

Il in Puglia è una scommessa già vinta

Il mini eolico per la Puglia significa continuare nello sviluppo delle energie rinnovabili. E’ così?

 «Sì, non solo in Puglia il mini eolico risponde all’esigenza della generazione distribuita dell’energia, favorendo il consumo laddove si produce. Questo evita dispersione ed impatti ambientali legati alla distribuzione. La piccola taglia integrata permette di dare buone risposte al fabbisogno di energia del territorio e nel redigere il piano energetico prevedemmo il mini eolico come classico sistema di produzione di energia rinnovabile da collocare nelle aree di interesse industriale ed agricolo, integrandolo nel territorio con il fotovoltaico e gli altri sistemi. Anche i regolamenti attuativi venuti dopo il piano hanno confermato questo indirizzo».

 

La Regione Puglia già da tempo sta lavorando sul fronte delle energie alternative. Qual è il lavoro prodotto?

<p>In Puglia la potenza richiesta per l'eolico è pari a poco meno di 30mila Mw</p>

In Puglia la potenza richiesta per l'eolico è pari a poco meno di 30mila Mw

 «In Puglia è stata già avviata da tempo una stagione caratterizzata dalle fonti rinnovabili. Già nel Piano energetico ambientale regionale (Pear) il mini eolico era un argomento fortemente incentivato e presente. Sono stati fatti interventi che potessero facilitare investimenti in questo senso, esenti da una serie di procedure a carico dei grossi impianti. Il mini eolico risponde anche ad un’altra esigenza: la cosiddetta generazione distribuita per evitare i problemi della grande dispersione e quegli impatti ambientali legati all’organizzazione d’impianti che potevano portare altrove l’energia prodotta in altri luoghi. Avevamo ipotizzato che fosse il classico sistema di produzione di energia da fonti rinnovabili da collocare, per esempio, nelle aree d’interesse industriale ed agricolo con l’integrazione il mini eolico con il fotovoltaico, il termico, le . Era una previsione ben chiara nel Pear, che credo sia sta confermata nei regolamenti attuativi. Il mini eolico ed in generale la piccola taglia integrata, insomma, sono una chiave di volta che permette di dare risposte in termini di fabbisogni energetici alla Puglia ed al sistema Italia in una forma decisamente più competitiva».

<p>la Puglia è al terzo posto in Italia per la produzione di energia da biomasse</p>

la Puglia è al terzo posto in Italia per la produzione di energia da biomasse

Quali sono a questo punto le prospettive, anche alla luce del distretto regionale sull’energia?

«Ora in Puglia ci aspettiamo di confermare l’ottimo trend registrato dal settore delle energie alternative: ad oggi in Italia siamo primi per l’eolico ed il fotovoltaico, terzi per le biomasse, ed attualmente abbiamo poco meno di 2500 Mw autorizzati tra tutte e tre le fonti energetiche. Solo per l’eolico abbiamo una potenza richiesta di poco meno di 30 mila Mw, ne sono stati autorizzati già 1.061 Mw, oltre a quelli già autorizzati (1.200). Tra eolico, fotovoltaico e biomasse complessivamente sono ben oltre 31 mila i Mw e più di mille i progetti. C’è bisogno, quindi, di ricostruire il filo rosso della politica sulle energie rinnovabili. Incentivare il mini eolico significa ridistribuire sul territorio la potenza concentrata in alcune aree. In questo quadro si colloca il Distretto dell’energia: lo abbiamo pensato per favorire l’aggregazione del sistema delle imprese che fanno ricerca e sviluppo, investendo anche nell’internazionalizzazione. Un modello per tutto il Mezzogiorno».

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