L'intervista
La Comunità montana a costo zero

Carmelo Morra racconta la sua Comunità Montana dei Monti Dauni abolita da una legge.

<p>Sant'Agata di Puglia, il castello</p>

Sant'Agata di , il castello (Archivio SIT&A)

Comunità montane senza montagne e senza poltrone: un decreto del Presidente della Giunta regionale manda tutti a casa e non fa sconti al di sopra dei 500 metri sul livello del mare. Il pasticcio delle Comunità montane era finito in mezzo alle 280 pagine del libro La casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Un anno fa la Corte Costituzionale aveva riabilitato gli enti territoriali che la Puglia aveva già soppresso, ma il governo regionale non si era rassegnato al verdetto. Con la legge “Omnibus” si mette fine alla querelle: arrivano i commissari liquidatori e se non si fa l’Unione dei Comuni passa tutto alle Province. Ma il Presidente della dei Monti Dauni Meridionali non se ne fa una ragione. senatore da tre legislature e per quindici anni “sceriffo” della Comunità Montana con sede a , sentiva da tempo il fiato sul collo della politica regionale e replica all’accusa di ente sprecone mostrando il suo bilancio.

<p>Il senatore Carmelo Morra</p>

Il senatore Carmelo Morra

Senatore, anche a livello nazionale si è discusso dell’inutilità di alcuni enti intermedi e persino delle Province. Il provvedimento della Regione ha davvero messo fine agli sprechi?

«Io non conosco sprechi nella mia Comunità montana. La presenza politica non costava e non costa nulla alla Comunità montana: né il presidente, né il vicepresidente, né gli assessori ricevevano indennità di qualsiasi natura, fra l’altro non riscuotevano nemmeno il gettone di presenza o l’indennità chilometrica. Persino le missioni non costavano nulla all’ente. Si tratta di un ente a costo zero».

Quanto è stato fatto con i fondi destinati alle Comunità Montane e quanto avreste voluto ancora fare?

«Negli ultimi dieci anni abbiamo saputo interpretare le istanze del territorio. Abbiamo attivato innumerevoli progetti che partono dalla messa in sicurezza del territorio fino alla promozione delle attività imprenditoriali relative alla vocazione artigianale, ai prodotti tipici e al turismo. Con i 2000-2006 abbiamo messo in cantiere qualcosa come 110 milioni di euro e stavamo progettando ulteriori interventi sull’area vasta che facevano riferimento ai fondi strutturali 2007-2013. Non so per quale motivo abbiano deciso di chiudere la comunità montana. Questo provvedimento non ha alcuna logica. Nel resto d’Italia non è andata così, perché le hanno riviste, hanno ridisegnato i confini e hanno rivisto deleghe e funzioni, ma non le hanno azzerate con un colpo di spugna così come ha fatto la nell’ultimo consiglio di questa legislatura».

<p>Grandi esemplari arborei di Cerro (Quercus cerris). Il bosco lungo il canale del Feudo ospita numerosi esemplari arborei molto grandi.</p>

Faeto, bosco di faggi secolari e grandi esemplari di Cerro (Quercus cerris - Archivio SIT&A)

Quale scenario si profila ora e quanto peserà il trasferimento delle competenze ad altri enti?

«Non si capisce a chi siano state trasferite le competenze. Si parla genericamente di Unioni di Comuni, che non hanno le stesse competenze e che operano solo nel campo dei servizi associati, ma non nelle politiche di sviluppo. Quindi non so come andrà a finire, perché non figura alcun preciso trasferimento di competenze nel provvedimento. Sparisce un ente che poteva essere punto di riferimento per tutti i problemi della montagna in zone del territorio pugliese che in passato la programmazione regionale ha sempre ignorato, considerandole come zone marginali da assistere. Noi volevamo invertire la tendenza: non zone da assistere, ma zone capaci di programmare un proprio sviluppo».

Ma se non si tratta di “enti spreconi” ed inutili, quali sono secondo lei le motivazioni del provvedimento?

«Questo bisognerebbe chiederlo a chi questo provvedimento l’ha fatto. Ma già da tanto tempo volevano chiudere proprio la mia Comunità montana. Ci avevano già soppresso nove mesi fa ed abbiamo dovuto far valere il nostro diritto ad esistere in un’aula di tribunale. Oggi hanno fatto addirittura una legge. Sembra una sorta di accanimento, specie nei confronti della nostra comunità montana. Io invito tutti a vedere tra le carte contabili della comunità montana: non c’era nessun onere per la gestione, nemmeno un euro. Troverete solo investimenti per l’attivazione di progetti».

<p>Faeto vista dall'alto</p>

Faeto vista dall'alto (Archivio SIT&A)

Le montagne di cui parla Stella nel suo libro ci sono e, dunque, c’erano le condizioni per parlare di Comunità Montane?

«Nella provincia di Foggia ci sono le montagne. Non esistevano a Palagiano, come diceva Gian Antonio Stella, e su questo siamo d’accordo. Ma (sorride, ndr) non bisogna fare di tutta la montagna un fascio».

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