Leonardo problema nazionale. Ipotesi scorporo, i lavoratori incrociano le braccia

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La divisione Aerostruttura di Leonardo, con quattro sedi tutte nel Mezzogiorno, rifornisce Boeing, la compagnia americana, da mesi in crisi.

L’uscita di Roberto Cingolani, ad di Leonardo S.p.a, in merito all’ipotesi di uno scorporo della divisione Aerostruttura dal gruppo, ha fatto scattare subito i lavoratori assieme ai sindacati, che hanno già indetto uno sciopero nei giorni scorsi. Ha espresso perplessità anche la politica pugliese, mentre il caso è già arrivato in Parlamento

 

Ha fatto parlare nei giorni scorsi la tanto discussa quanto inaspettata presa di posizione di Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo S.p.a, in merito ad un possibile scorporo dal gruppo dell’intera divisione Aerostruttura (con sedi a Grottaglie, Foggia, Pomigliano d’Arco e Nola). L’ex ministro della Transizione Ecologica, infatti, nelle dichiarazioni rilasciate al Sole 24 Ore, aveva evocato la necessità di un “carve out” e quindi della creazione di un’alleanza per salvare l’azienda dalla crisi che sta colpendo in modo particolare il settore delle aerostrutture, dovuta principalmente ai conti in rosso del gigante americano Boeing. Una misura che metterebbe a repentaglio circa 4mila posti di lavoro tra Puglia e Campania.

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L’ad di Leonardo S.p.A. Roberto Cingolani ha evocato un’alleanza per salvare l’azienda dalla crisi che sta colpendo in modo particolare il settore delle aerostrutture, dovuta principalmente ai conti in rosso di Boeing

La crisi di Boeing e le conseguenze per Leonardo

Il gruppo americano sta vivendo una fase complicata, tanto che sta pensando di tagliare fino a 17mila posti di lavoro per arginare i propri problemi di liquidità. La situazione d’oltreoceano si sta ripercuotendo, ormai da tempo, anche sugli stabilimenti meridionali e in particolare per quello di Grottaglie, che realizza parti importanti della fusoliera 787 (in percentuale circa il 14%). Già lo scorso giugno c’era stato un primo stop nel sito produttivo tarantino a causa di un calo nelle consegne dei velicoli. Una situazione che non è migliorata nel corso dei mesi, anzi. Boeing, infatti, ha già comunicato che entro la fine del prossimo anno, ritirerà sei coppie di fusoliera in meno delle 787 prodotte. L’ipotesi di uno scorporo, quindi, non sembra così inverosimile. Ciò che è paradossale, invece, è l’ottimo trend in rialzo dell’intero gruppo. “Abbiamo deciso di elaborare una trasformazione industriale che include un riposizionamento della struttura dei costi – ha dichiarato Cingolani – una riconfigurazione delle piattaforme, una ristrutturazione della supply chain e rianalisi delle opportunità di business”. 

La risposta dei lavoratori e dei sindacati

L’Ad Cingolani, però, sembra non aver fatto i conti con i lavoratori dell’azienda, in particolare di quella di Grottaglie, nel Tarantino, i quali hanno organizzato un sit-in di protesta davanti ai cancelli dell’azienda Leonardo. Un modo per far uscire dai confini regionali un problema annoso. I sindacati che hanno appoggiato lo sciopero (Fim, Fiom e Uilm) si sono detti “basiti” dalle dichiarazioni di Cingolani, arrivate a mezzo stampa e senza una reale interlocuzione né con gli enti preposti né con i rappresentanti dei lavoratori. Per questo hanno scelto di non partecipare all’incontro del 13 novembre a Roma, ritenendo il motivo dell’incontro – il rinnovo per altre tredici settimane della cassa integrazione nello stabilimento di tarantino per 931 dipendenti – secondario rispetto al futuro al quanto incerto dell’intera divisione Aerostrutture. 

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Il sit-in di protesta fuori dai cancelli di Leonardo, a Grottaglie, nel Tarantino. (Foto: Norba Online)

“Apprendere dai giornali il fatto che l’ad Cingolani ci voglia cedere e scorporare da Leonardo crea confusione e tanta preoccupazione per le famiglie – ha dichiarato Pasquale Caniglia di Fiom Cgil – Non possiamo pagare le scelte del management di questi anni”. Parole dure sono arrivate anche da Biagio Prisciano (Fim Cisl), che ha parlato di un atto inaccettabile e vergognoso. “La diversificazione dell’impianto di Grottaglie ha preso avvio grazie alle lotte in passato di Leonardo, ma a quanto pare non è ancora sufficiente. Se per Leonardo siamo in questa condizione è colpa dell’ignavia del managent della divisione”, ha affermato invece Davide Sperti, di Uilm.

Una questione politica, prima regionale, ora nazionale

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha scritto al ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, esprimendo forte preoccupazione in merito all’ipotesi di uno scorporo all’interno dell’azienda “che sta provocando tensioni e agitazioni sindacali nei siti produttivi pugliesi”. Ha contestato l’esternazione di Cingolani anche Serena Triggiani, assessora all’Ambiente della Regione Puglia, dicendosi sconcertata e sorpresa. “L’arretramento della mano pubblica con cessione a privati sarebbe un errore grave, dalle incerte conseguenze, incompatibile con le politiche industriali di sostegno allo sviluppo di cui il Paese e il Mezzogiorno hanno bisogno”. Infine, è arrivata anche la replica del presidente della II Commissione consiliare pugliese, Vincenzo Di Gregorio, che ha parlato di un “approccio in stile colonizzatore” della politica industriale italiana, che “arriva sul territorio traendo beneficiando dalle sue risorse migliori, salvo poi abbandonarlo alla prima difficoltà”.

Durante il question time alla Camera, il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Francesco Mari, ha sollevato il caso davanti al ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, che ha smentito l’ipotesi di scorporo e ha parlato di un piano di rilancio della divisione aerostrutture con il coinvolgimento di partner internazionali. L’obiettivo – ha continuato il ministro – non è dismettere ma diversificare il business

Quel che è certo è che Boeing sta vivendo una crisi senza precedenti ed è qui che dev’essere pronta la politica industriale di Leonardo. Senza una diversificazione, oramai necessaria, difficilmente si riuscirà a tenere in piedi i quattro impianti del Mezzogiorno, se non con infinite proroghe alla cassa integrazione. La questione, come è ovvio, non sarà risolta nemmeno senza un dialogo con i lavoratori, i loro rappresentanti e le Regioni coinvolte. 

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