
I lecci in Puglia si stanno seccando. Il motivi sono tanti, prima di tutto la siccità che li indebolisce, e poi le azioni debilitanti di patogeni e insetti. Le piante se stanno in salute riescono a difendersi, ecco perché bisogna curarle continuamente, prima che i sintomi si manifestino. Per questo motivo il Comune di Bari sta pensando a come risolvere questo problema
Si chiama “Acute oak decline”, decadimento acuto delle querce, che ha colpito l’Europa ormai da vent’anni, e adesso sta investendo anche il Meridione. In Puglia è una novità.
Lo si può vedere passando per Piazza Umberto o Corso Cavour, a Bari, dove non tutto sembra perfettamente normale. Le chiome verdi dei lecci, che hanno da sempre circondato questi due luoghi storici del capoluogo pugliese, sono adesso sostituite da foglie secche, giallognole, morenti.
Ma cosa lo provoca?
A spiegarcelo è stato l’entomologo, professore dell’Università di Bari, Eustachio Tarasco: “Il motivo del disseccamento delle querce è dovuto a molti fattori. Il primo è la siccità, che indebolisce gli alberi e li espone più facilmente a patogeni e insetti che collaborano al suo deterioramento”.

Questo vuol dire che le piante, quando sono sane e in forze, riescono a difendersi dagli “agenti esterni”, come la famigerata cocciniglia, che cercano di debilitarlo. Al contrario, come una persona stremata dalla fame, la quercia perde le sue “difese immunitarie”, soffrendo maggiormente gli attacchi di patogeni e insetti.
Ma c’è dell’altro.
Perché la chioma la vediamo così secca? La domanda potrebbe sembrare banale, ma le piante rimaste senza acqua a causa della siccità, che ormai investe la Puglia e il Sud da tempo, “decidono” di sacrificare una parte di sé, la chioma insomma, perché le energie non bastano per tutto. Potremmo dire che “stringono la cinghia per salvare il salvabile”.
Le minacce esterne
A questo punto il leccio diventa più vulnerabile agli attacchi, tra cui quello dei “fitomizi”, insetti succhiatori, che si nutrono della loro linfa. Che cosa fare quindi?
La situazione è complicata. Qualche informazione ce l’ha data il Sindaco di Bari, Vito Leccese, questa estate dopo la conferenza stampa per la presentazione della giunta. Bari ha un patrimonio arboreo di circa 3500 piante che da almeno due anni stanno soffrendo l’attacco degli agenti patogeni. Il sindaco ha parlato soprattutto della cocciniglia, uno degli insetti più dannosi. Il comune ha già tentato con dei trattamenti di endoterapia, delle vere e proprie flebo fatte ai lecci per iniettare sostanze dannose per gli insetti, “su circa il 10% degli esemplari, senza grandi risultati”, ha spiegato il Primo Cittadino.
Le soluzioni
“Bisogna agire alla radice”, ha sottolineato, più volte, Eustachio Tarasco che farà parte della convenzione, con l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Bari, composta da scienziati dell’Università di Bari, Foggia, Salento e CNR. In particolare bisogna agire in modo preventivo e continuativo. Una delle soluzioni, per quanto riguarda i lecci, è quello di permettere un’irrigazione costante. Prima ci pensava la natura, ma adesso che le piogge sono sempre più rare bisogna inventarsi qualcos’altro. “Probabilmente si dovranno mettere degli irrigatori artificiali”, il parere del Professor. Tarasco, che insiste sulla necessità di un controllo molto più approfondito dello stato degli alberi. Nomi illustri di questa collaborazione sono i patologi dell’Università di Bari, Franco Nigro, vice presidente dell’Ordine degli agronomi di Brinsi, e Stefania Pollastro, e i dottori del CNR, Boscia, esperto del caso Xylella, e Cavalieri.
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Accade anche se non lo vediamo

“Il problema è che nella Regione si tende a fare una distinzione tra piante da produzione, come ad esempio i frutteti, e piante che non hanno un valore economico reale”, continua Tarasco. Questo vuol dire che le attenzioni delle istituzioni e dei sindacati ricadono soprattutto su quelle piante che fanno parte di un’attività produttiva, relegando il resto della vegetazione a sporadici e superficiali sopraluoghi “fatti dai giardinieri incaricati”.
Il problema è che questi processi degenerativi, che portano poi all’anomalo disseccamento degli alberi, sono attivi anche quando la pianta ai nostri occhi sembra completamente sana. Come una malattia che ha il suo “periodo di incubazione”, ma che agisce nell’organismo umano, in egual misura l’indebolimento delle piante, non curate, causato prima di tutto dal cambiamento climatico, agisce anche quando dall’esterno sembra tutto in ordine. Le “foglie secche” sono solo lo stadio più avanzato di questo processo. “In realtà, la Puglia è carente soprattutto delle figure professionali, come agronomi e periti, che possono studiare e risolvere questi problemi”, conclude il Professore dell’Università di Bari.
Prevenire è meglio che curare
La siccità e il cambiamento climatico sono problemi gravi e presenti nel Sud. A Bari ce ne stiamo accorgendo adesso, quando il verde di luoghi simboli della città sta appassendo d’improvviso, davanti i nostri occhi. Forse è tempo di rendersi conto della situazione. Controllare le piante, il loro stato di salute e gli eventuali elementi destabilizzanti, prima che diventino vere e proprie tragedie, è fondamentale. E’ l’unico modo per preservare un bene che forse non valorizziamo abbastanza. Il nostro verde.


