L’Architettura dentro 2.0: a Rutigliano una mostra sugli spazi “quando tutto è ancora ipotesi”

Architettura dentro 2.0 al frantoio Damato, Rutigliano

Alla Galleria Frantoio Damato l’esposizione che riunisce una trentina di architetti, tra visioni e geometrie

 

Una piantina, un render, uno spaccato, un’assonometria. L’architettura ha mille e uno modi per rappresentare la realtà che progetta, e veicolarla. Ma cosa c’è nella mente di un’architetta prima ancora del progetto? Dove va a finire l’immagine che un architetto si figura quando pensa a uno spazio? La luna di Ariosto – il luogo mitico dove va a finire tutto ciò che si è perso – che raccoglie le immagini quando sono ancora ipotesi e poi già progetto adesso è una mostra: L’Architettura dentro 2.0, ospitata alla Galleria Frantoio Damato fino al 3 ottobre, con i contributi – tra gli altri – di sei progettisti e realtà pugliesi.

Il disegno come luogo originario dell’idea

Architettura dentro - opereÈ una mostra collettiva: L’Architettura Dentro 2.0 riunisce una trentina di architetti e progettisti attorno al disegno come luogo originario dell’idea. Tra geometrie, astrazioni e visioni, la mostra indaga l’architettura prima della costruzione, come spazio mentale, poetico e conoscitivo in cui il progetto prende forma. “È una mostra di architettura ma non è architettura vera e propria, quanto piuttosto disegnata. Parlerei più di opere d’arte”. A parlare è Carmen D’Antonino, che insieme a Tommaso Evangelista ha curato l’esposizione.  

Un unico tema, tante visioni dello spazio

Tanti linguaggi, un solo tema. “C’è un filo conduttore tra tutte le opere ed è la rappresentazione dello spazio e dell’abitare – riporta D’Antonino –. Cioè come ogni artista si immagina lo spazio, un’idea che viene ancora prima del progetto. Si ha la percezione di andare oltre lo spazio definito”. La curatrice espande la sua spiegazione: “È una visione che non si ferma soltanto alla piantina geometrica ma risponde proprio a come possiamo esserci in uno spazio, come possiamo starci bene”.  

 

A partire da questo fil rouge ogni architetto ha espresso una visione diversa, creando variazioni sul tema a volte lontanissime tra loro. Lo spiega Tommaso Evangelista: “Rappresenta il momento in cui tutto è ancora ipotesi, tutto è ancora in potenza. In questo terreno possono nascere idee in contraddizione, progettualità che deviano dalle linee principali”. L’esposizione ha l’obiettivo – sempre nelle parole di Evangelista – di “offrire una rappresentazione eterogenea di questo mondo, che spesso rimane invisibile o chiuso negli studi”.  

“Eterogenea”, si diceva. E in effetti ognuno ha dato una sua interpretazione: “C’è chi ha messo al centro l’essere umano, chi ha fatto un’opera più astratta”, racconta D’Antonino. “Qualcuno ha usato l’intelligenza artificiale – continua Evangelista –, qualcuno il collage, qualcuno il cad”. Cambia l’idea, cambiano i supporti: “dalla carta alla tela, dal plexiglas alla cartapesta”. 

Il frantoio: memoria e contemporaneità

Una mostra di architettura che non è architettura vera e propria. All’avanguardia ma con radici nelle “idee nate nelle ricerche degli anni 60 di architettura utopica”, dice Evangelista. Tutto questo ospitato nel luogo simbolo di una storia passata, di una storia agricola: un frantoio.

 

“La mostra è in un vecchio frantoio – afferma D’Antonino, in riferimento alla Galleria Frantoio Damato –, quindi uno spazio che raccoglie in sé identità, memoria, storia, contrapposte alla contemporaneità delle opere di architettura. Per quanto, anche nella contemporaneità c’è la ripresa dell’antico, basti pensare al concetto del disegno in architettura”.

Uno spazio-contenitore che dialoga con le opere che contiene. “Il frantoio già di per sé potrebbe essere considerato un’architettura disegnata perché ha alcune parti della struttura in vista, che creano un gioco di linee, cosicché c’è quasi un continuo con l’architettura disegnata”. 

Sei presenze pugliesi

Inaugurata a Isernia nella seconda edizione, dopo l’esordio nel 2021, la mostra è atterrata a Rutigliano. Al frantoio, la cifra pugliese è data anche dal contributo di sei progettisti o realtà di questa terra che hanno esposto le loro opere, le loro idee di architettura dentro: sono Altereco – Pratiche di prossimità, Lorenzo Maria Gerardi, Lorenzo Netti, Riccardo Pavone, Jasmine Pignatelli e Maria Sorrentino.

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