
“Con l’impianto di ossicombustione si va verso un maggiore inquinamento atmosferico e molteplici rischi per la vita dei cittadini”. Gli ambientalisti sono pronti a rivendicare la tutela dell’ambiente e delle persone e non abbasseranno la testa alla sentenza della Cassazione. Tra le soluzioni anche una petizione, la numero 1090/2022 rivolta al Parlamento Europeo, a cui ha partecipato tutto il Coordinamento “No Inceneritore No NewO”.
L’autorizzazione per la realizzazione della NewO c’è e a darne il via libera, qualche giorno fa, è stata la decisione delle Sezioni Unite della Cassazione. La sentenza del 10 settembre quindi ha chiuso la vertenza legale del Comitato “No Inceneritore” presieduto dalla professoressa Corsina Depalo, che ha messo in atto ogni tentativo possibile per impedire la costruzione dell’Inceneritore privato della NewO di rifiuti urbani speciali e pericolosi nell’area del consorzio Asi Bari-Modugno, nel territorio del quartiere San Paolo, bloccando fino ad ora la costruzione dell’impianto stesso.
Il commento dell’avvocato Luigi Campanale sulla sentenza
La Cassazione, secondo il giudizio dell’avvocato Luigi Campanale, “non ha risposto alla domanda di giustizia che il ricorso gli ha sottoposto e cioè la denegata giustizia posta in essere dal Consiglio di Stato che secondo la sentenza n. 2242/2015 della Cassazione, in caso di omesso pronunciamento del giudice amministrativo, si integra uno di quei casi estremi ed eccezionali che stravolgono la norma producendo nei fatti una norma nuova che l’ordinamento non consente.”.
Assieme al comitato “No inceneritore” anche il Comune di Bari non appoggia la sentenza
Anche il Comune di Bari non ha supportato il ricorso in Cassazione e ha preferito procedere con altre iniziative legali evitando di mettere in atto azioni definitive e risolutive, quali l’annullando in autotutela con atti amministrativi del parere favorevole all’inceneritore, concesso nel 2018, sulla base del quale la Regione Puglia ha potuto rilasciare le relative autorizzazioni VIA e AIA, contando anche sulla promessa di vendita del terreno di proprietà del consorzio Asi.
Il parere degli altri comitati ambientalisti

Contrari alla decisione della cassazione anche i numerosi comitati ambientalisti, tra cui quello di Bitonto “Ambiente è vita- no discarica fer live” che ha così commentato il via libera: “La sentenza della Cassazione ha chiuso il contenzioso giudiziario in modo sfavorevole per il nostro territorio, confermando l’autorizzazione all’impianto NewO. La Corte ha respinto il ricorso del Comitato No Inceneritore contro la decisione del Consiglio di Stato, che nel 2022 aveva ribaltato la prima sentenza del TAR di Bari, dando il via libera alla costruzione dell’impianto.”.
“Tuttavia – continua il vicepresidente del comitato Ambiente è vita di Bitonto, Nicola Alessandro Scoppio – questa decisione riguarda solo l’aspetto giuridico. Non entra nel merito delle gravi criticità ambientali e sanitarie che continuiamo a sollevare, né sulle problematiche legate alle ‘perle vetrose’, residuo dell’ossicombustione, che l’Europa non ha ancora riconosciuto come “End of Waste“. In pratica, significa che l’impianto potrebbe trattare i rifiuti come previsto, ma le questioni sulla sicurezza e la sostenibilità restano ancora sul tavolo.”.
I rischi denunciati da chi si oppone alla NewO
Il primo rischio, sottolineato dai vari comitati, riguarda le emissioni tossiche tra cui si possono citare le “diossine” e i “furani“, ovvero sostanze molto tossiche che possono causare problemi gravi alla salute dell’uomo incluso il cancro, disturbi immunitari e problemi endocrini.
Poi, ci sarebbero anche le polveri sottili “PM10 e PM2.5”, particelle inquinanti che possono penetrare nei polmoni e nel sistema cardiovascolare, aumentando il rischio di malattie respiratorie, asma, attacchi di cuore e ictus.
Ancora, ci potrebbe essere anche il rischio dovuto ai “metalli pesanti” come arsenico, mercurio, piombo e cadmio che, una volta emessi nell’aria, potrebbero poi essere respirati inconsapevolmente.
Per quanto riguarda invece l’impatto che l’impianto avrebbe sulla qualità dell’aria, va sottolineata la possibile presenza di ossido di azoto (NOx) e anidride carbonica(CO2). Entrambi fattori che contribuiscono al disastro dell’inquinamento atmosferico e del riscaldamento globale.
Tra i rischi sottolineati da “Ambiente è vita” c’è anche quello della possibile attrazione di rifiuti da altre aree: l’impianto, infatti, potrebbe trasformarsi in un “attrattore di rifiuti” provenienti da altre regioni o Paesi, con un aumento del traffico pesante e dell’inquinamento nelle zone circostanti.
Come se non bastasse deve essere considerato anche l’effetto che questo può produrre sulla fauna e sugli ecosistemi locali e ben descritto dal comitato ambientale di Bitonto. Nello specifico, l’inquinamento atmosferico e il rilascio di sostanze tossiche possono compromettere la biodiversità e danneggiare le risorse naturali, influenzando la catena alimentare e gli habitat.
“Si può fare qualcosa per evitare che venga realizzato l’inceneritore?”

A provare a rispondere a questa domanda è sempre il comitato di Bitonto: “Anche se la sentenza della Cassazione sembra aver chiuso il capitolo legale a livello nazionale, non è tutto perduto. Ambiente è Vita ha presentato una Petizione n. 1090/2022 al Parlamento Europeo a cui ha partecipato tutto il Coordinamento “No Inceneritore No NewO”. La Petizione affronta questioni centrali legate all’impianto NewO, con particolare attenzione al tema delle ‘perle vetrose’. NewO vorrebbe farle riconoscere come “End of Waste” (cessazione della qualifica di rifiuto), ma nei fatti non sono un prodotto realmente utilizzabile in alcun settore. Non esistono prove concrete che dimostrino che queste perle vetrose possano essere impiegate in ambiti come l’edilizia o l’industria, come sostenuto dall’azienda.”.
Cosa può fare la Regione Puglia?

“Un altro aspetto riguarda la decisione del Consiglio di Stato che ha attribuito alla Regione Puglia il potere di decidere sulla cessazione della qualifica di rifiuto. Tuttavia, in base alla Direttiva Europea 2008/98/CE, tale competenza spetta al Ministero dell’Ambiente, in assenza di normative europee specifiche. Questo errore interpretativo potrebbe aprire la porta a un intervento dell’Europa per bloccare il procedimento autorizzativo. Oltre a ciò, è fondamentale chiedere alla Regione la revoca dell’autorizzazione concessa alla Regione, in ogni modo, dato che sono emerse molte criticità sul progetto, inclusi i dubbi sulla tecnologia di ossicombustione proposta. La tecnologia non è stata dimostrata come sicura ed efficiente per la gestione dei rifiuti, e gli impatti sulla salute e l’ambiente rimangono fortemente preoccupanti”.
Che succede ora
I comitati non si arrendono e affermano di voler “continuare a credere in soluzioni alternative, come la raccolta differenziata spinta e il riciclo, che sono in linea con gli obiettivi di sostenibilità europei”. Intanto anche il sindaco di Modugno, Nicola Bonasia, si è espresso sul tema decidendo di convocare per il 19 settembre una riunione con i sindaci dell’AroBari2.
Pro Ambiente Modugno commenta la sentenza e le sue soluzioni
Tutto è nelle mani della Regione Puglia
“Al momento – spiegano dal Comitato “No inceneritore” – resta nella mani della Regione Puglia, che ha governato per 10 anni, in via di conclusione della legislatura e della nuova Amministrazione Comunale di Bari, il dovuto ravvedimento sulla decisione politica presa affinché facciano concretamente la loro parte con la revoca di ogni atto e autorizzazione.”.


