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Manutenzione: questa sconosciuta

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Gli ultimi casi di cronaca dicono che  il nostro paese è da cambiare e che il patrimonio infrastrutturale ed edilizio versa in uno stato di crisi. Gli interventi di manutenzione hanno inoltre bisogno del supporto delle persone e delle professioni

I recenti disastri in Italia, insieme alla maxiretata che oggi in Campania ha colpito una settantina di “colletti bianchi” ai più alti livelli, ripropongono con forza il tema della trasparenza nelle opere pubbliche, della qualità delle stesse e della sicurezza e della tutela del nostro patrimonio infrastrutturale, edilizio e culturale anche attraverso una accurata manutenzione

Il Belpaese sbriciolato

I recenti disastri a cui assistiamo in Italia, insieme alla retata che oggi in Campania ha colpito i “colletti bianchi” ai più alti livelli tra politici, amministratori pubblici, docenti universitari, ingegneri ecc. ripropongono con forza il tema della trasparenza, come anche quelli della sicurezza e della tutela del nostro patrimonio infrastrutturale, edilizio e culturale.

manutenzione viadotti
Il viadotto Lauricella, tra Ravanusa e Licata in Sicilia, crollato nel luglio 2024 (foto Andrea Cassisi)

Viadotti che crollano, case che si sbriciolano, chiese che vacillano, inchieste che si attivano, politici che annaspano nelle scelte da non fare: ma soprattutto la gente in preda alla paura. Per contro i turisti affollano le nostre città d’arte, l’acquedotto romano, il Colosseo, la Basilica di San Pietro: l’architettura che ha fatto grande l’Italia e che è ancora lì, logorata solo dal tempo.

Cosa viene prima in un appalto?

Probabilmente le opere vengono realizzate senza le dovute accortezze, spinti come  si è dall’attenzione alla spesa ma non all’investimento. Accade così che si pensa alla realizzazione di opere pubbliche prestando attenzione ai momenti dell’assegnazione di incarichi ed appalti senza seguire le regole che imporrebbero percorsi di qualità nella scelta dei soggetti che partecipano alla realizzazione di un’opera pubblica; pensando, poi, poco alla gestione dei procedimenti realizzativi. Scelte mal fatte all’inizio e che inficiano la riuscita e la durata di un’opera, ma che consentono solo la gestione del potere e della spesa, senza il minimo accenno al momento successivo della manutenzione.

Un disegno perverso 

L’informazione  su carta stampata  e radiotelevisiva – per non parlare del web – dedicano molto spazio a corruzione e malagestione, ma purtroppo  sempre meno alla qualità dell’operato dell’uomo. E l’ANAC -l’Autorità Nazionale Anticorruzione –  che annaspa tra la qualità del suo lavoro e l’incapacità di incidere nei processi realizzativi, perché il potere la ingabbia, l’assoggetta a tanto lavoro, raggiungendo l’obiettivo di renderla incapace di incidere. È come per la Magistratura: sovraccaricata volutamente, per ottenere l’obiettivo di renderla innocua. Ed accade così che chi ricorre ad ANAC e Magistratura ottiene solo l’obiettivo di fermare la giustizia, perché il potere vero ha trovato il modo per renderle innocue e plasmarle al suo volere.

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Penso che il mondo delle professioni possa fare molto: oggi serve un nuovo modo di affrontare il futuro, guardando al passato e agli errori compiuti in ogni settore, dall’ambiente alle costruzioni, al paesaggio, all’industria. C’è stato un processo di costruzione del nostro Paese, che si è caratterizzato per gli affarismi, per “scelte non pensate né ragionate”, ma che sono state frutto di improvvisazioni e a volte di ignoranza.

Il nostro patrimonio infrastrutturale ed edilizio versa in uno stato di crisi evidente, e spesso non si conosce il processo costruttivo usato né resta traccia “vera” di ciò che si è fatto: dai controlli sul calcestruzzo, sempre esistiti ma sempre ritenuti esagerati e “addomesticati”, a quelli sull’acciaio, a superficialità costruttive, fino ad interesse nei mancati controlli al fine di coprire e consentire guadagni illeciti. Non può negarsi questo: chi lo fa non è onesto con se stesso.  Né serve l’intervento della magistratura che, oberata di lavoro e limitata dall’istituto giuridico della prescrizione, finirebbe per vedere svilito il suo nobile ruolo.

Serve il riscatto della gente e delle professioni

Serve il riscatto della gente e delle professioni: se sappiamo che la verità è questa dobbiamo guardare avanti e dare valore alla correttezza e, per quanto riguarda la salute delle opere, ai piani di manutenzione, prevedendo nei bilanci delle amministrazioni adeguate somme destinate a tale scopo. Serve poi istituire con urgenza il fascicolo del fabbricato, per evitare che dissesti e crolli dovuti anche alla scarsa – o inesistente – manutenzione possano pregiudicare il patrimonio di tutti, ed in primis quello della vita delle persone.

Il fascicolo del fabbricato è agonizzante

In un disegno di legge, proposto dalla parte di parlamento che funziona, si prevedeva che si arrivasse, con opportuni meccanismi di gradualità da assumere da parte dei comuni, a dotare i fabbricati di un apposito fascicolo sul quale annotare le informazioni relative all’edificio – di tipo identificativo, progettuale, strutturale, impiantistico – con l’obiettivo di pervenire ad un idoneo quadro conoscitivo a partire, ove possibile, dalle fasi di costruzione dello stesso e su cui registrare le modifiche apportate rispetto alla configurazione originaria. Si consentiva di monitorare lo stato di conservazione del patrimonio edilizio costruito da almeno dieci anni, limitando ulteriori indagini esclusivamente a quei fabbricati che risultassero aver subito, rispetto alla configurazione originaria, modifiche sostanziali sia sotto il profilo strutturale che funzionale. Si prevedeva un monitoraggio per le opere pubbliche.

Che miopia avere affossato tutto.

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