Inagibile anche la palazzina vicina a quella crollata, Bari vuole vederci chiaro

oto esclusive A&A della palazzina di via De Amicis
(foto esclusive A&A della palazzina di via De Amicis)

Partiti i lavori di demolizione delle strutture non crollate della palazzina di via Pinto 6 angolo via De Amicis e firmata all’alba dal Sindaco Leccese l’ordinanza di inagibilità della palazzina adiacente a quella crollata, ma i dubbi e gli interrogativi sono tanti

 

Il fragore, la polvere, le luci all’interno della palazzina, il boato che spacca il silenzio di quella che sembra una serata tranquilla e uguale a tante altre, il terrore dei vicini e dei passanti, la paura, le macerie, il salvataggio, il giorno dopo, le responsabilità, la ricostruzione.

foto esclusive A&A della palazzina di via De Amicis

A distanza di una settimana circa, si fa il conto con ciò che è accaduto, perché è accaduto e chi è il responsabile di quanto accaduto.

Ora è il momento di liberare dai detriti l’area della palazzina crollata a Bari in via De Amicis, la sera del 5 marzo, ed è necessario demolire la porzione del palazzo rimasta in piedi, per mettere in sicurezza l’area e le abitazioni vicine.

Ad operare sul posto un escavatore con braccio di 25 metri, dotato di pinza demolitrice che riesce a frantumare le porzioni da rimuovere con estrema precisione, mentre un altro escavatore si occuperà della movimentazione delle macerie che, in caso di necessità potrebbero essere bagnate con acqua per evitare l’ulteriore dispersione delle polveri e degli agenti inquinanti nell’atmosfera.

Visto quanto accaduto, sul posto sono presenti i tecnici del settore Immobili Comunali, un tecnico esterno cui il Comune ha affidato la direzione e il coordinamento delle attività di demolizione, la Polizia locale, la squadra mobile della Questura e i Vigili del fuoco.

Tante domande, si aspettano risposte

foto esclusive A&A della palazzina di via De Amicis

Ora, però, è il momento di rispondere ad alcune domande, che sono le stesse che si stanno ponendo gli inquirenti, le cui risposte sperano di trovarle tra i detriti: perché nello stabile c’era una donna anziana, trovata miracolosamente viva tra le macerie, nonostante l’immobile fosse, almeno sulla carta, inagibile e sgomberato. Perché prima del crollo si vede chiaramente nei filmati che c’era la luce nel portone? Se è vero che fosse utilizzato dai senzatetto per rifugiarsi la notte, c’è la possibilità che ci possano essere i corpi senza vita di persone invisibili sotto le macerie? Perché, se il palazzo era stato già dichiarato a rischio, non è stato subito cantierizzato per la demolizione? Vista la posizione all’interno del quartiere (una zona ad alta densità abitativa e frequentatissima dal traffico veicolare), nessuno ha considerato i rischi di crollo a causa della sua instabilità e la sua pericolosità per le strutture vicine?

Insomma, tante domande che potrebbero trovare risposta scoperchiando il Vaso di Pandora.

L’ordinanza di stamattina, non è l’unica

foto esclusive A&A della palazzina di via De Amicis prima del crollo. Si nota la sopraelevazione del 5° piano

Nel frattempo il sindaco Vito Leccese ha firmato due nuove ordinanze per garantire misure di prevenzione e sicurezza pubblica, di cui l’ultima si sovrappone in parte alla precedente. La prima impone “il divieto di affaccio, l’obbligo di mantenere chiuse le finestre e di utilizzare idonei dispositivi di protezione, ovvero le mascherine, nelle aree esterne delle zone circostanti l’edificio interessato dal crollo (via Pinto, via De Amicis nel tratto compreso fra Corso Benedetto Croce e via della Repubblica, via Fornelli nel tratto tra via Pinto e via della Repubblica, corso Benedetto Croce nel tratto tra via Bottalico e via Monfalcone) sino a comunicazione di cessate attività. Ad oggi l’attività di monitoraggio della qualità dell’aria ambiente da parte di ARPA Puglia, ha rilevato “assenza di fibre di amianto aerodisperse”, ciò nonostante durante l’intera fase di lavorazioni sarà effettuato un monitoraggio ambientale continuativo attraverso il posizionamento di un laboratorio mobile, installato da ditta specializzata iscritta all’albo nazionale gestori ambientali – categoria 10 (sottocategoria 10A-10B), al fine di verificare la presenza di polveri dannose per la salute pubblica”.

La seconda ordinanza, ben più drastica e alle prime ore del giorno dal sindaco Vito Leccese, impone la messa in sicurezza della palazzina al civico 16 di via Pinto, confinante con l’edificio crollato il 5 marzo scorso e lo sgombero della palazzina al civico 22. Un provvedimento che si è reso urgente e necessario dopo i sopralluoghi di ieri dei Vigili del fuoco e dai tecnici del settore Immobili Comunali,  prima di partire con i lavori di demolizione controllata di quel che restava della palazzina crollata, e che avevano messo in luce lo stato di grave compromissione dell’immobile al civico 16 di via Pinto. 

L’ordinanza si è resa urgente e necessaria  perchè i Vigili del Fuoco hanno constatato che l’edificio ha subìto gravi dissesti statici. Più precisamente, il solaio del terzo e del quarto piano della palazzina di via Pinto 16 si appoggia sulla muratura in adiacenza a quella della palazzina crollata in via Pinto 6, muratura che versa in condizioni di equilibrio instabile. Ne consegue, dunque, che anche l’edificio di via Pinto 16 non risulta essere in condizioni di sicurezza. E non si esclude un peggioramento del dissesto statico anche nell’edificio di via Pinto 16 tale da renderne necessaria la demolizione, a causa della possibile connessione strutturale con il relitto dell’edificio crollato.

Non solo: I tecnici della Po.E.Q. Progettazione e Manutenzione Strutture del Settore Immobili Comunali hanno  verificato la presenza di lesionati diffuse sulle murature delle unità immobiliari ispezionate sul lato sinistro del fabbricato di via Pinto 16, una generalizzata precarietà delle condizioni di equilibrio della parte sommitale del fabbricato, dove parte degli elementi strutturali risultano privi dell’originaria funzione statica, costituendo esclusivamente un carico permanente, con conseguente sovraccarico degli elementi resistenti adiacenti. Insomma, il palazzo è in piedi ma è a serio rischio crollo.

Una nuova odissea per gli abitanti della palazzina compromessa

L’ordinanza di queste ultime ore parla chiaro: ” Si ordina ai soggetti proprietari delle unità immobiliari e agli aventi l’obbligo della vigilanza sul fabbricato di via Luigi Pinto 16:

il permanere dell’inibizione all’accesso e all’utilizzo di tutte le unità immobiliari costituenti l’immobile già evacuato e inagibile, consentendo il solo accesso agli operatori, dotati delle necessarie cautele, all’esclusivo fine di installare le opere di presidio statico ritenute necessarie, successivamente alle operazioni di demolizione e messa in sicurezza del relitto di fabbricato oggetto di crollo, come autorizzate dalla Procura di Bari;

di effettuare una scrupolosa verifica, a cura di tecnico competente abilitato all’esercizio della professione, delle condizioni statiche di tutti gli elementi strutturali dell’immobile, finalizzata alla messa in sicurezza definitiva del fabbricato;

di comunicare l’inizio effettivo delle attività di cui ai punti precedenti, entro sette giorni successivi al completamento delle operazioni di demolizione e messa in sicurezza del relitto di fabbricato di via Pinto 6;

di depositare al Comune idonea documentazione attestante l’esecuzione degli interventi entro trenta giorni successivi al completamento delle operazioni di demolizione e messa in sicurezza del relitto di fabbricato di via Pinto 6, con Certificazione di Insussistenza di Pericolo per la Pubblica Incolumità redatta da tecnico professionista;

il Comune di riserva di consentire l’agibilità delle unità immobiliari inibite solo dopo l’avvenuto adempimento degli obblighi previsti dall’ordinanza.

In caso d’inottemperanza o ingiustificato ritardo nel dare esecuzione a quanto disposto dall’ordinanza, si procederà in via sostitutiva e in danno dei soggetti obbligati. Il provvedimento non costituisce titolo autorizzativo per l’esecuzione di opere di ripristino e consolidamento, per le quali dovranno essere osservate le relative procedure autorizzative vigenti”.

Sfollati alloggiati nelle residenze universitarie 

La Regione Puglia, invece, ha comunicato che “il dipartimento della Protezione civile regionale, diretto da Nicola Lopane. in collaborazione con la sezione Istruzione e Università diretta da Marella Lamacchia, ha acquisito la disponibilità degli alloggi di Adisu – Azienda regionale per il diritto allo studio universitario, per la sistemazione degli sfollati. Oggi il Comune di Bari ha fatto alloggiare 18 persone, che occupano 12 stanze, di cui 6 uso singola, in una struttura Adisu. La disponibilità è fino al prossimo 31 luglio. La Protezione civile inoltre ha reso noto che i residenti di via De Robertis potrebbero rientrare al più presto una volta sgomberata e messa in sicurezza l’area, mentre per i residenti di via Pinto 16 la situazione sarebbe più critica.”.

Detto questo, ora bisogna attendere gli esiti delle indagini per comprendere nel dettaglio cosa sia accaduto e accertare le responsabilità.

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