Decreto Sviluppo. Spiagge in concessione ai privati per 20 anni

Il Governo italiano ha modificato la durata della concessione sulle spiagge che passa da 90 a 20 anni e ha lasciato invariata la possibilità di attribuire ai privati il diritto di superficie e il permesso di edificabilità nelle aree non sottoposte a vincoli.

 

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Un angolo di spiaggia del Gargano

Il provvedimento è stato pubblicato nella serata di venerdì 13 maggio sulla Gazzetta Ufficiale dopo uno stop causato dalle obiezioni arrivate dalla Commissione Europea, che ha chiesto che fosse rivisto il regime di concessione delle . La variazione più importante introdotta, dopo i dubbi mossi dall’Ue, è l’accorciamento dei tempi di godimento del diritto di superficie sulle spiagge, che scende da 90 a 20 anni. La concessione deve però essere rilasciata nel pieno rispetto dei principi dell’Ue di “economicità, efficacia e imparzialità”.

La nota del Quirinale - Nel provvedimento il Governo è corso ai ripari sforbiciando, solo la durata del periodo di proprietà, mentre ha lasciato inalterato il resto del testo che recita: ”per incrementare l’efficienza del sistema turistico italiano, riqualificando e rilanciando l’offerta turistica, fermo restando, in assoluto, il diritto libero e gratuito di accesso e fruizione della battigia, anche ai fini di balneazione, è introdotto un diritto di superficie avente durata di venti anni”.

Sulla nuova versione del Decreto Legge è stata diramata una nota del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, nei giorni precedenti alla promulgazione, aveva espresso non poche perplessità e dubbi. Nella nota il Colle ha voluto sottolineare che la variazione introdotta “è risultante dalle consultazioni intervenute tra il Governo e la Presidenza della Repubblica secondo una corretta prassi di leale collaborazione istituzionale”. Nel provvedimento sugli arenili Napolitano ha imposto un maggior raccordo del regime introdotto dal DL con la normativa dell’UE, in virtù anche dei pregressi italiani. L’Italia infatti era già stata oggetto di procedure di infrazione e sanzione per la violazione della direttiva Bolkestein del 2006 in materia di liberalizzazioni.

Una spiaggia affollata

Cosa cambia? – La norma emendata trasferisce la possibilità di attribuire a privati il diritto di superficie sulle coste e sugli eventuali manufatti già esistenti, che possono essere abbattuti e ricostruiti. Il diritto di superficie è regolato dagli articoli 952 e seguenti del Codice Civile. La stessa norma conferma anche il permesso di edificabilità nelle aree non sottoposte a vincoli e nella sostanza fino al 2015 rimarrà in vigore l’attuale sistema che prevede concessioni balneari di 6 anni rinnovabili per altri 6 anni. Dopo il 2015 le Regioni, d’intesa con Comuni e Agenzia del , potranno assegnare il diritto di superficie ai privati nel rispetto dei principi comunitari già menzionati e cioè di “economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità” e cioè attraverso le aste. Spetterà al Ministero del Tesoro stabilire l’ammontare del canone così da non determinare effetti negativi sulla finanza pubblica.

Sul provvedimento aleggia il malumore delle associazioni di categoria degli operatori che chiedono di tornare al “” ancora in vigore perché la trasformazione del in diritto di superficie mette a rischio cementificazione le spiagge. Le associazioni così come gli ambientalisti e il chiedono di “separare la proprietà del terreno da quello che viene edificato sopra o sotto di esso” che, in termini semplici, significa garantire ai privati la proprietà degli immobili, già realizzati o da realizzare in futuro sul demanio marittimo.

Intanto il WWF ha confermato la manifestazione del prossimo 18 giugno. Gli ambientalisti saranno in piazza al fianco degli operatori balneari per protestare contro la privatizzazione, la svendita e la cementificazione dei litorali italiani.

 

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