Il 2010 passerà alla storia come l’annus horribilis per la reale situazione ambientale in cui versa la Puglia. Rispetto al 2009 ancora nulla è cambiato: le problematiche più importanti non sono state risolte e non c’è ancora un piano energetico regionale mentre continua a mancare un piano di attuazione per la bonifica del territorio dall’amianto.
Rigettati dalla Corte Costituzionale i ricorsi contro l’apertura di due centrali nucleari, la Puglia è, e rimane, una regione ritenuta strategica per la realizzazione delle nuove centrali Eni a Taranto e del rigassificatore a Brindisi e, dulcis in fundo, continua ad essere guardata con cupidigia dalle grandi multinazionali del petrolio che tentano di accaparrarsi i permessi per trivellare i fondali alla ricerca di idrocarburi anche a poche centinaia di metri della aree naturali protette come le isole Tremiti. Senza contare l’ultimo regalo fatto proprio da chi aveva promesso una Puglia più pulita: l’accordo beffa con il Governo nazionale fatto passare come “protocollo di solidarietà” per smaltire nelle discariche pugliesi 50 mila tonnellate di rifiuti provenienti da Napoli.
Ma andiamo per ordine. Il primo mese del 2010 si è aperto con un punto a favore dell’ambiente: l’approvazione definitiva da parte del consiglio regionale della legge “Tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico” che getta le basi per la salvaguardia di un aspetto fondamentale del paesaggio pugliese e dei siti di importanza nazionale e internazionale come la Cava dei Dinosauri ad Altamura, i Faraglioni di Vieste, la Dolina Pozzatina e il Pulo di Altamura, le formazioni tettoniche dell’Appennino Dauno.
La Puglia raggiunge il gradino più alto nel campo dell’edilizia sostenibile, a febbraio, compiendo un passo importante non solo per migliorare la qualità della vita ma per aprire al sistema produttivo opportunità di sviluppo in altre regioni del Mediterraneo; coglie così un’occasione importantissima per aiutare il vasto sistema imprenditoriale, professionale e occupazionale che ruota attorno all’edilizia per vincere la sfida dell’innovazione del settore in chiave ecologica:parliamo della certificazione energetica degli edifici, una sorta di “patentino” rilasciato da un tecnico accreditato presso l’ente regionale.
Nello stesso mese la giunta approva il Pptr, il Piano Paesaggistico Territoriale Regionale alla cui formazione sono stati coinvolti circa 50 enti che hanno sottoscritto protocolli d’intesa finalizzati alla elaborazione di progetti integrati di paesaggio sperimentali. La Puglia disponeva già di un piano per il paesaggio, il Piano urbanistico territoriale tematico per il Paesaggio (Putt/P) entrato in vigore nel 2000 (L. 431/85) ma che abbracciava soltanto alcune aree del territorio regionale. I limiti concettuali e operativi di questo piano rilevati nel corso degli anni hanno indotto la giunta a produrre un nuovo piano, anziché correggere e integrare quello precedente, per adeguarlo al nuovo sistema di governo del territorio regionale e al nuovo Codice dei beni culturali e paesaggistici. Le modifiche e le correzioni necessarie comportavano lo stravolgimento del piano a causa di limiti importanti: la carente e in molti casi persino errata rappresentazione cartografica in scala degli elementi oggetto di tutela che ha reso difficile la gestione del piano sia da parte delle amministrazioni comunali in sede di rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche, che da parte della stessa Regione in sede di controllo e rilascio di pareri; problemi che hanno comportato frequenti interventi della magistratura.
(1. Continua)




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