Ambient&Norme
Ambiente e manovra economica (2)
Inserito da Sara Natilla |
luglio 5th, 2010 alle 10:30 |
Category: Ambient&Norme |
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L’entrata in vigore dell’art. 45 rischia di vanificare gli sforzi finora realizzati dalle imprese per rendere significativi gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili. Ecco perchè
Dopo aver sinteticamente riassunto le principali disposizioni (leggi Manovra economica cosa cambia a proposito di ambiente) e tracciato a grandi linee gli interventi della Legge Finanziaria 2011-2012 in tema di ambiente, diventa importante analizzare gli articoli che modificano drasticamente l’indotto.
L’articolo 45 è ancora al centro delle polemiche che stanno accompagnando l’approvazione della L.f. perché abroga con azione retroattiva le norme introdotte dalla Finanziaria 2008 che obbligava il gestore per i servizi elettrici (GSE) ad acquistare i certificati verdi invenduti fino al 2011.
Il certificato verde, si legge sul sito della GME (la società controllata dalla GSE) è: “una forma di incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Infatti, secondo quanto disposto dalla legge 244/07 (L.f. 2008), la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in impianti entrati in esercizio o ripotenziati a partire dal 1° aprile 1999 e fino al 31 dicembre 2007, ha diritto alla certificazione di produzione da fonti rinnovabili (certificato verde) per i primi dodici anni di esercizio.
La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in impianti entrati in esercizio o ripotenziati a partire dal 1° gennaio 2008, invece, ha diritto alla certificazione di produzione da fonti rinnovabili per i primi quindici anni di esercizio”.
Sempre sullo stesso sito si legge, in merito al ritiro dei certificati verdi con validità triennale (CV): “a partire dal 2008, entro giugno di ciascun anno, il GSE, su richiesta del produttore, ritira i CV in scadenza nell’anno ulteriori rispetto a quelli necessari per assolvere l’obbligo.
A tal fine il prezzo medio annuale è quello relativo alle contrattazioni di tutti i CV indipendentemente dall’anno di riferimento scambiati l’anno precedente (sulla borsa del GME o con contratti bilaterali). Al fine di garantire graduale transizione dal vecchio ai nuovi meccanismi incentivanti e non penalizzare gli investimenti già avviati, nel triennio 2009-2011, entro il mese di giugno, il GSE ritira, su richiesta dei detentori, i certificati verdi rilasciati per le produzioni, riferite agli anni 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, con esclusione degli impianti di cogenerazione abbinati a teleriscaldamento di cui all’art. 9, comma 2, lettera b) del DM 18/12/2008. La richiesta di ritiro è inoltrata dal detentore al GSE entro il 31 marzo di ogni anno del triennio 2009-2011. Nel 2009 il GSE ritira i CV del 2006, 2007 e 2008 al prezzo medio di mercato del triennio precedente all’anno nel quale viene presentata richiesta di ritiro”. Il meccanismo di ritiro dei CV in vigore era il seguente: rispetto ad una domanda annua dei produttori di energia da fonti rinnovabili che si aggira mediamente sui 7 TWh (TeraWatt ora), il GSE emetteva ogni anno certificati verdi per 11 Twh. Questo meccanismo dava uno scarto positivo tra offerta e domanda. Così come formulato, l’art. 45 rischia di bloccare tutti gli investimenti in corso di finanziamento nel settore delle rinnovabili che negli ultimi due anni è stato il volano per la crescita occupazionale in tutta Italia che nel solo comparto dell’eolico, secondo i dati di Uil-ANEV relativi al 2009, occupava circa 25.000 lavoratori in tutto l’indotto.




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