Ambient&Norme
Sovrintendenze in prima linea

La normativa entrata in vigore dal 1° gennaio lascia parecchi dubbi sull’effettiva velocizzazione dell’iter per il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche.

90 contro 105: sono i giorni che fino al 31 dicembre 2009 e quelli che invece dal nuovo anno  bisogna mediamente mettere in conto  per ottenere il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, cioè del permesso a edificare in aree tutelate per il paesaggio. Lo dispone la nuova procedura  che, appunto, dal 1° gennaio 2010 stabilisce nuove responsabilità per le regioni e attribuisce un ruolo vincolante al parere espresso dalle Sovrintendenze ai Beni  Architettonici e Paesaggistici. Per il Ministero dei Beni Culturali la nuova procedura snellirà iter e  tempi delle concessioni e darà grande importanza alle Sovrintendenze, chiamate a esprimersi nel merito degli interventi. Per Comuni e Province, ma anche per le Regioni, si tornerà , invece, indietro di almeno 15 anni, sia per quanto riguarda i tempi del rilascio delle concessioni, sia per quanto riguarda l’abbassamento del generale livello delle competenze delle strutture chiamare ad esprimersi.

Riserva Marina di Torre Guaceto, a pochi chilometri da brindisi

Riserva Marina di Torre Guaceto, a pochi chilometri da Brindisi

Poniamo il caso che un cittadino o un’impresa intenda realizzare una costruzione in zona vincolata. Ora, la procedura appena entrata in vigore prevede che  Comuni, Province, Enti Parco e Comunità Montane debbano dotarsi di specifiche commissioni per ogni tipo di intervento sul territorio. L’impresa in questione deve presentare al Comune la richiesta e la documentazione necessaria; le commissioni devono esprimere un parere sulle richieste; il comune a sua volta predispone una proposta di valutazione da inviare al Sovrintendente: il tutto entro 40 giorni. Una volta arrivata sul tavolo del Sovrintendente, questi ha 45 giorni di tempo per emanare il suo parere sulla richiesta. Se il Sovrintendente comunica il parere (che è vincolante), l’ente (Comune, Provincia ecc.) emette entro 20 giorni il provvedimento che autorizza o meno la richiesta fatta dall’impresa. Ma può capitare che la non si esprima in merito: si può convocare allora una conferenza di servizi entro i 15 giorni successivi ai 45 riservati al Sovrintendente e, in ogni caso entro 20 giorni, deve decidere sulla richiesta. I conti tornano, non si va oltre i 105 giorni stabiliti, cui comunque vanno aggiunti 30 giorni affinché l’autorizzazione diventi efficace. Insomma, il cittadino o l’impresa avrà il via libera definitivo dopo 4 mesi e mezzo dalla presentazione della domanda. Tempi d’oro rispetto ai molti mesi (quando non un anno e passa) degli anni ottanta e novanta, ma tempi che comunque ora riprendono ad allungarsi rispetto al recente passato.

Fino allo scorso anno la Regione delegava ilComune e questo, valutando la compatibilità dell’intervento, forniva il suo parere favorevole o no. Era poi la Sovrintendenza a dare l’ok definitivo, salvo riscontrare illegittimità negli atti. Il tutto entro 60 giorni, e se questa non rispondeva, valeva il concetto del “silenzio-assenso” per cui, era come se l’autorizzazione ci fosse stata.

fiume Cervaro_foto di Matteo Caldarella

fiume Cervaro_foto di Matteo Caldarella

Nel vecchio meccanismo c’era il rischio che la struttura del comune fosse un po’ troppo, come dire, pigra nell’esaminare la pratica e che quindi i tempi rischiassero di allungarsi nella prima fase del procedimento; o che al contrario passassero in corsia preferenziale richieste di autorizzazione controllate con troppa superficialità o benevolenza. Col rischio che se c’era qualche imperfezione nella domanda bisognava ricominciare tutto daccapo.

Ora ci sono altri tipo di rischi, a cominciare dalla costituzione delle commissioni tecniche. Se i grandi Comuni, ad esempio, possono disporre di molti tecnici, dove troveranno il personale sufficientemente preparato le piccole amministrazioni? Perché va ricordato che le commissioni che andranno a formarsi saranno diverse, a seconda che si vada ad esaminare un intervento paesaggistico o urbanistico-edilizio. 

La ritiene che i comuni inferiori ai 15mila abitanti e affini per vocazione territoriale debbano consorziarsi e lascia libertà sull’opportunità di pagare o meno i tecnici delle rinate commissioni. Ma se la Puglia, per tutelare il 18,8% di territorio vincolato ha scelto questa strada, altre regioni non hanno fatto altrettanto: così si rischia che i Municipi locali, non avendo uomini e strutture, siano costrette a rimandare alla Regione le richieste di autorizzazione. Chi allora deve veramente decidere?

 SIC “Valle del Cervaro, Bosco Incoronata”, foto di Maurizio Marrese

SIC “Valle del Cervaro, Bosco Incoronata”, foto di Maurizio Marrese

C’è poi il problema delle “carte”. Le Sovrintendenze rischiano di affogare nel mare delle richieste che dovranno essere vagliate dai (pochi) funzionari riservati a questo lavoro. Le strade sono due: o snellire attraverso la pubblicazione di linee guida cui attenersi rigidamente nel valutare la congruità dell’intervento, o informatizzare con una griglia molto rigorosa i moduli dei richiami normativi: insomma meno carte e più facili da smistare. Però c’è il rischio di schematizzare troppo una procedura delicata.

Altro problema è l’effettiva tenuta delle Sovrintendenze sul territorio. Gli uffici preposti sono davvero preparati a questo nuovo compito? Sapranno evitare che le pratiche vengano bloccate da interruzioni di termini? Bisognerà allora fare una graduatoria degli interventi più urgenti da autorizzare lasciando indietro quelli meno problematici. E quando le Sovrintendenze avranno espresso il loro parere favorevole, le carte del cittadino o della famosa impresa che chiede di avviare una costruzione torneranno ai Comuni: e  non sempre ci si vorrà assumere la responsabilità di dire sì o no, stante il ruolo riservato, in ogni caso, alle Sovrintendenze. Non basterà il fatto che alla procedura appena entrata in vigore si a abbinata la Bozza di regolamento che snellisce i l’iter delle autorizzazioni su 42 tipi di intervento.

E per la Puglia un altro rebus. La procedura chiarisce che il parere del Sovrintendente è obbligatorio, ma non vincolante nelle regioni che abbiamo approvato il Piano Paesaggistico. La Regione Puglia ha finalmente il suo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, il appena presentato agli addetti ai lavori, al pubblico e alla stampa. Ora, chi rilascerà la famosa autorizzazione al cittadino o all’impresa che deve realizzare la sua costruzione, terrà conto degli studi già disponibili e delle scelte fatte?

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