Il personaggio
Un piano per l’acqua della Puglia

Un’analisi puntuale della situazione idrogeologica della Puglia accompagnata da proposte di intervento per tenere sotto controllo il patrimonio delle acque

Storicamente il territorio pugliese si identifica come “sitibondo”, bisognoso cioè di cospicue risorse idriche, a causa del suo clima tendenzialmente “arido” e per la diffusa presenza in affioramento di rocce permeabili.
Gli anni ’70 e ’80 sono stati contraddistinti in particolare dallo studio e realizzazione di grandi opere idriche sia in territorio lucano che nell’ambito del territorio pugliese, destinate alla captazione, stoccaggio e distribuzione delle importanti risorse idriche “esterne” e delle modeste risorse idriche locali. E’ noto infatti che la Puglia deve alla Basilicata (Fiumi , e ) e alla Campania (sorgenti dei Fiumi e ) la gran parte delle risorse idriche primarie utilizzate per scopi potabili ed irrigui.
Le risorse idriche “interne” sono rappresentate dalla imponente falda idrica sotterranea dei bacini carbonatici Garganico, Murgiano e Salentino, dalla falda idrica superficiale del Tavoliere e dai corsi d’ superficiali, spesso a carattere stagionale, dei bacini dei Fiumi e e dei Torrenti , e .

Fiume Ofanto a San Ferdinando di Puglia (BAT)

Fiume Ofanto a San Ferdinando di Puglia (BAT)

E’ possibile ritenere che allo stato attuale non sia possibile disporre di nuove risorse idriche superficiali quantitativamente significative. Tale asserto trova conferma nell’assenza di invasi realizzati negli ultimi decenni.
Nello stesso tempo la nuova coscienza ambientale emergente ha posto le dighe di ritenuta fra le strutture “ecologicamente non sostenibili”, per la mancanza di adeguato deflusso minimo vitale a valle delle stesse e per il progressivo arretramento delle coste dovuto al blocco del trasporto solido in sospensione.

Fiume Fortore a Chieuti (FG)

Fiume Fortore a Chieuti (FG)

La risorsa idrica sotterranea, di contro, ha avuto negli ultimi decenni una pericolosa flessione qualitativa e quantitativa che in molti casi ha determinato un progressivo processo di “desertificazione” dei terreni irrigui, dovuto all’aumento della salinità dell’acqua prelevata dai pozzi.
Tale situazione di emergenza, ricorrente a seguito di periodi anche brevi di siccità, ha condotto negli ultimi tempi allo studio di nuove risorse idriche extra-comprensoriali necessarie per la copertura del deficit idrico regionale, ma nulla di concreto è stato avviato in merito. Ci si riferisce in particolare all’acquedotto sottomarino Albania-Italia e ad una derivazione idrica dal Molise.
Il 5 agosto 1999 la Regione Basilicata, la Regione Puglia, il Ministero dei Lavori Pubblici (ora Infrastrutture), hanno sottoscritto, ai sensi dell’art. 17 della L. 36/1994, un Accordo di Programma finalizzato alla regolamentazione dei processi di pianificazione e gestione delle risorse idriche condivise tra le regioni Basilicata e Puglia.

Torrente Cervaro a Foggia

Torrente Cervaro a Foggia

L’art. 17 della L. 36/94, avente ad oggetto “Disposizioni in materia di risorse idriche”, prevede che, ai fini della pianificazione dell’utilizzo delle risorse idriche, laddove il fabbisogno comporti il trasferimento di acqua tra regioni diverse e ciò travalichi i comprensori di riferimento dei bacini idrici, possano stipularsi accordi di programma per assicurare il raggiungimento di un’intesa tra le diverse amministrazioni interessate al programma di trasferimento dell’acqua.
Tale accordo riveste importanza strategica ai fini di una corretta politica di gestione delle acque tra regioni confinanti, ma non sposta il problema della carenza di risorse idriche integrative locali disponibili in tempi relativamente brevi per far fronte alle emergenze ricorrenti.
A questo punto è legittimo porsi il problema del potenziamento delle riserve idriche regionali mediante l’utilizzazione di risorse idriche locali.
Quali sono quindi le risorse idriche locali potenzialmente disponibili per un’utilizzazione diretta nel comparto irriguo penalizzato, nel periodo di emergenza idrica, di parte delle sue risorse sottratte a favore del comparto potabile?
Teoricamente la Puglia dispone di risorse idriche inutilizzate e di risorse idriche già compromesse dal punto di vista qualitativo. Le risorse idriche inutilizzate sono rappresentate dalle acque trattate dagli impianti di depurazione e dalle acque sorgentizie.
Le prime non sono disponibili ancora in grande quantità in quanto non tutti gli impianti di depurazione possiedono la stazione di affinamento che ne garantisce l’utilizzazione in agricoltura e le seconde sono disponibili in discreta quantità, ma in generale hanno bisogno di un trattamento di moderata dissalazione.

Torrente Carapelle a Ordona (FG

Torrente Carapelle a Ordona (FG

Torrente Celone (bacino T.Candelaro) a Foggia

Torrente Celone (bacino T.Candelaro) a Foggia

Per quanto riguarda le risorse utilizzabili in emergenza, ma già compromesse, si fa riferimento alle acque sotterranee, di cui allo stato attuale non si possiede ancora un quadro affidabile della quantità realmente utilizzata, ma sicuramente si dispone di un quadro molto chiaro sullo stato di degrado qualitativo delle stesse.
In sintesi, se prima il problema del costo dell’acqua era legato unicamente al costo delle infrastrutture (opere di captazione, dighe di ritenuta e reti di adduzione primaria e secondaria), oggi il costo dell’acqua è legato sostanzialmente al costo di trattamento e affinamento della stessa e subordinatamente al costo dello stoccaggio e distribuzione.
Per quanto riguarda gli impianti di depurazione, come riferito dall’ARPA/Puglia e dal Piano di Tutela delle Acque, molto si sta facendo nel campo dell’affinamento delle acque in uscita dagli impianti di depurazione, per destinarle all’irrigazione. Nulla si sta facendo invece per riutilizzare parte delle copiose fluenze sorgentizie disponibili specie in area Garganica, Murgiana e Salentina.
Paradossalmente il concetto di “protezione ambientale a tutti i costi” ha limitato l’interesse per tali risorse alternative. Nella fattispecie il depauperamento di una risorsa che comunque finisce in mare viene considerato alla stregua di un danno ambientale, anche se la stessa risorsa verrebbe riutilizzata per il miglioramento della qualità della vita. Come caso emblematico di visione unilaterale del problema si cita la strenua opposizione del Comune  di Manduria al prelievo di parte delle fluenze della Sorgente Chidro (una fra le più cospicue sorgenti pugliesi, con una portata di oltre 2.000 lt/s) per la dissalazione ai fini potabili. In buona sostanza le sorgenti rientrano nei più rigidi regimi di tutela ambientale, pur essendo per la maggior parte in completo abbandono.

Sorgente (Fiume) Chidro alla foce (Manduria -TA)

Sorgente (Fiume) Chidro alla foce (Manduria -TA)Sorgente Canale Alto (Lesina -FG)

Sorgente Galese (Taranto)

Sorgente Galese (Taranto)

<p>Sorgente Canale Alto (Lesina -FG)</p>

Sorgente Canale Alto (Lesina -FG)

Tali risorse alternative potrebbero invece rappresentare una interessante integrazione per il comparto irriguo, allo stato attuale in grave difficoltà, tenendo naturalmente conto dei tre vincoli fondamentali che penalizzano l’uso diretto delle stesse, che sono:

*    La discreta salinità, riducibile mediante miscelazione o dissalazione.
•    La bassa quota di emergenza, superabile mediante sollevamento idraulico.

•    L’elevata vulnerabilità idrogeoambientale, riducibile mediante mirate attività di monitoraggio ed interventi di tutela delle aree di emergenza.
E’ auspicabile quindi che al più presto vengano approntati adeguati Piani integrati di recupero delle risorse idriche “non convenzionali” che prevedano soluzioni di captazione, sollevamento, stoccaggio provvisorio (magari in cave dismesse o abbandonate da impermeabilizzare), miscelazione con risorse più dolci e distribuzione in distretti irrigui della Capitanata o del Salento, particolarmente in crisi.

L’ing. Gaetano Nuzzo è esperto di difesa del suolo e dell’ambiente, ha fatto parte di gruppi di lavoro per numerosi strumenti di pianificazione di aree fragili sotto il profilo ambientale, coordinando gli studi sulla stabilità del territorio e sull’uso razionale delle acque. Unisce alla grande competenza la semplicità e la concretezza nella descrizione dei fenomeni fisici.

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