Brindisi e Taranto “tradite” da due proposte di legge regionali?

 Patrizio Mazza, consigliere alla regione Puglia per l’Italia dei Valori, esprime le sue – critiche – valutazioni sulle  le due proposte di legge per il contenimento di emissioni industriali in zone come Taranto e per il contenimento di biossido di carbonio a Brindisi.

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Lo scorso 12 ottobre il consigliere regionale Losappio ha dovuto ritirare in V Commissione Ambiente la sua proposta di legge volta a limitare le emissioni in atmosfera di , prodotte da centrali di produzione di energia attraverso combustione di nei territori di Brindisi, ciò per evitare un vizio di incostituzionalità; devo però, purtroppo, sottolineare che la questione della competenza esclusiva statale per la materia ambientale non dà ragione ai “desiderata” della regione Puglia ed in particolare del sottoscritto: Sono fermamente convinto che la nostra regione non deve essere solo la pattumiera d’Italia o anche la produttrice di energie convenzionali, in quantità maggiore rispetto ad altre regioni grazie a sistemi obsoleti altamente inquinanti e lesivi della salute pubblica.

La Centrale Enel di Cerano, Brindisi
Proprio la tutela della salute dovrebbe muovere ad un doveroso ripensamento il sindaco di Taranto che in questi giorni ha decretato il suo via libera all’ENI, che con la nuova Centrale Enipower potrà aumentare fino al 276% le emissioni di e da 70 fino a 350 tonnellate le emissioni di ; per non parlare poi dell’aumento al 12% delle emissioni fuggitive non convogliate d’inquinanti stimate con il progetto Tempa Rossa.

Il destino di un territorio per questioni ambientali sarà sicuramente materia di legiferazione del governo centrale, ma io sostengo che sia necessario esprimere da parte di tutti un giudizio negativo per come si stia gestendo la questione in ambito di diritto alla salute. Se poi vogliamo valutare anche quali saranno i reali fruitori dei benefici economici, anche in questo caso non mi risulta che alla regione serva questa ulteriore produzione di energia; meno che mai ne beneficerà la cittadinanza in termini di profitti o altro. L’energia che la regione ottiene tramite sistemi non convenzionali può già bastare, figuriamoci quanto può bastare ad un territorio come Taranto, rientrante nella classifica dei SIN- Siti contaminati d’Interesse nazionale-.

Veduta dello stabilimento ILVA a Taranto

Riguardo invece alla legge “Norme a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate ad elevato rischio ambientale” presentata dai consiglieri Cervellera ed altri, ritengo che, se come da lui affermato l’obiettivo della legge è quello di ridurre del 20% il livello degli inquinanti tale risultato non darà, a mio parere, alcun beneficio in termini di salute, perché per incidere positivamente sulla salute e sul diritto a nascere e vivere sani non occorre ridurre l’incidenza degli inquinanti ma eliminarli definitivamente. Inoltre nutro dubbi anche sulla possibilità di arrivare ad un contenimento degli inquinanti perché il sistema di controllo è autoreferenziale e non è soggetto ad un effettivo continuativo riscontro da parte di organismi appositi come l’: ciò per ammissione dello stesso direttore Assennato, il quale sostiene che non è possibile monitorare in qualsiasi momento la situazione delle immissioni perché potremo solo ottenere un valore di medie ricavate su controlli spalmati in un tempo relativamente lungo, e quindi ciò non fornirà mai la esatta contezza dei picchi di immissione d’inquinanti, testimoniati molto spesso anche dalle reiterate nubi che fuoriescono dalle industrie.

Il dr. Patrizio Mazza, noto al popolo ambientalista, da tempo conduce una battaglia ripresa anche dalle tv pubbliche e private a favore della chiusura delle industrie inquinanti da sostituire con aziende ad economia alternativa. Il dr. Mazza è anche vicepresidente della commissione sanità in regione Puglia e noto oncoematologo del meridione, vicepresidente AIL di Taranto.

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