
Tutto ciò, per quanto possa sembrare un semplice costume diverso da quello italiano, nasconde un concetto molto semplice: i rifiuti possono essere una risorsa. Mentre assistevo a queste scene di vita quotidiana mi passavano per la mente le immagini di una Napoli sommersa dalla munnezza, di un’emergenza tale da anni e che sarebbe stata miracolosamente risolta in tre giorni. Mentre una donna svuotava il suo zainetto da quelle ingombranti bottiglie di vino, mi sono chiesto quanti soldi sono buttati lì per le strade o quanta gente butterebbe tutto nello stesso sacchetto se fosse adottato un sistema simile. Chissà se la Puglia si sarebbe fermata al suo 15.34% di raccolta differenziata nel 2010, chissà se la discarica di Conversano sarebbe così piena. Forse no. Eppure il concetto sembra semplice, di facile attuazione, proficuo per i consumatori e per i produttori che potrebbero facilmente reperire materia riciclabile. Mentre osservavo quanta gente riciclasse e quanti scontrini erano stampati, pensavo anche a quelle simpaticissime pubblicità con un improbabile Lino Banfi che spingeva la gente a riciclare. Ed io ero lì e mi chiedevo se magari quella donna svuotava il suo zainetto perché gliel’aveva chiesto un qualche Lino Banfi tedesco. E più la osservavo più mi convincevo che lo slogan – il cartellone pubblicitario – non basta. No, i tedeschi non lo fanno per Lino Banfi.
Guardandosi intorno ci si rende conto dell’urgente bisogno di iniziative più incisive, radicali, ambiziose. Se a Berlino i rifiuti sono una risorsa – nel senso che possono fruttare denaro – perché non lo sono in Italia? Perché, se il vetro come anche la plastica o la carta possono essere riutilizzati come materia prima, finiscono nelle discariche?
Tempo fa mi sono trovato in una manifestazione organizzata da Beppe Grillo a Cesena. Una due giorni di musica, cultura e divertimento. Come ogni grande evento che si rispetti è stata prodotta una grande quantità di rifiuti ma diversamente da quanto accade in altre manifestazioni qui i ragazzi erano circondati da tanti piccoli cesti nei quali si differenziava l’impossibile. Risultato? Dopo due giorni il prato era ancora verde, la maggior parte dei rifiuti era differenziata e il movimento a cinque stelle ci ha anche guadagnato. Come? Rivendendo la carta, il nylon, l’alluminio, la plastica, il vetro e il legno. Con una intelligente suddivisione dei materiali meno di dieci tonnellate di rifiuti hanno fatto guadagnare al movimento circa 2000 euro. Mi son chiesto quanto potrebbe guadagnare – e non spendere – ogni amministrazione comunale.
Solo partendo dal concetto che i rifiuti possono essere una risorsa e non un problema le amministrazioni possono spingere i cittadini al loro corretto smaltimento. Solo partendo dalla reale intenzione di cambiamento si può giungere ad esso.
Guardando altre realtà ci si rende conto che a far la differenza è la semplice “volontà politica”, il crederci davvero. Con la vecchia amministrazione comunale Milano già nel 2006 è risultata al primo posto in Italia e al secondo in Europa per qualità e quantità di carta raccolta (rapporto Comieco 2006) ed è stata definita da un rapporto dell’Ufficio Studi di Mediobanca “Capitale della raccolta differenziata in Italia”, attestandosi nel 2006, mediamente, su valori del 39,9% del totale. E ci è riuscita semplicemente dotando ogni condominio di piccoli bidoni dove inserire i vari materiali; questi sono svuotati – e controllati! – quasi ogni giorno e per i condomini che non rispettano le regole sono previste multe salatissime. E le regole son semplici: la carta va nel cassonetto bianco, la plastica e il vetro rispettivamente in quello giallo e verde, l’umido in quello nero. Ogni commistione dei generi è considerata un abominio biblico (un po’ come cuocere un capretto nel latte di sua madre). Forse tutto è più chiaro con un esempio: mi son trasferito a Milano e dopo qualche giorno mi è toccato andare a gettare la spazzatura. Ho riposto dei giornali di carta in un sacchetto di plastica e l’ho gettato nel cassonetto bianco. Non l’avessi mai fatto. Mi son visto subito rincorrere da diversi condomini arrabbiatissimi. Loro non avrebbero mai pagato una multa per colpa mia. Il meccanismo – per quanto spartano – risulta essere molto efficace non solo per l’amministrazione comunale ma soprattutto per la collettività, per l’ambiente che, in tanti anni, si vedrà fare a meno di chissà quante discariche e, perché no, magari di inceneritori. A Milano se il singolo non differenzia – o peggio ancora lo fa male – deve pagare una multa per il danno che arreca all’ambiente.
Piccoli esempi come quelli di Cesena o Berlino dimostrano come i “rifiuti” possano non più essere tali; Milano insegna come con la semplice volontà possa alleggerire le discariche o gli inceneritori. Migliorare l’ambiente in cui viviamo può essere possibile con scelte coraggiose che coinvolgano prima i “vertici”, le amministrazioni comunali, poi – a cascata – i cittadini. E in questo, nostro malgrado, Lino Banfi può davvero poco. Oppure no?
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