È scaduto lo scorso 19 novembre un avviso pubblico della Regione Puglia per la selezione di interventi volti al recupero ambientale di cave dismesse. Si tratta di risorse derivanti da fondi europei destinati al risanamento e riutilizzo ecosostenibile delle aree estrattive. In quest’ottica potrebbe avere sviluppi la proposta di recupero delle cave dismesse sintetizzata dal dott. Antonio Bruno (*) in questa nota.
«Ho visto su Facebook una foto caricata da Oreste Caroppo, del Forum Ambiente e Salute. Quella foto rappresenta un luogo da sogno, con chiare, fresche e dolci acque che scorrono in un ambiente pieno di vegetazione lussureggiante che dovrebbe essere l’impianto di recapito finale delle acque pluviali della Città di Maglie (Lecce), nella località archeologica e paesaggistica di San Sidero, nella Dolina di Fauli. Caroppo si aspetta che a Maglie, in contrada San Sidero si formi un lago in un parco naturale ed archeologico, per il recapito finale delle acque pluviali. Sempre Caroppo ci informa che “anche a Presicce, sempre in provincia di Lecce, si stanno ora predisponendo interventi per le acque pluviali, e non solo, che si inquadrano nel solco della filosofia di‘ingegneria naturalistica inaugurata a Maglie per San Sidero.
Ma non finisce qui. Massimo Negro, anche dal suo blog, ci informa che, dopo notizie che gli sono giunte in maniera frammentaria e tentativi non riusciti ha fatto una ricerca sul Web 2.0 e ha trovato “il laghetto della Signureddha” che sarebbe proprio a Cutrofiano, e oltre a questo, altri tre laghetti nelle vicinanze. Negro si dà una spiegazione per giustificare l’esistenza di questi laghi:“Siamo nella zona di Cutrofiano,-scrive – dove sino a qualche decennio fa era attiva l’estrazione dei mattoni di tufo con la tecnica delle cave ipogee. E’ probabile che alcune cavità sotterranee, forse le cave più antiche e non mappate, nel passato siano crollate e abbiano formato queste depressioni all’interno delle quali si è depositata l’acqua formando questi bellissimi specchi d’acqua. Siamo in una zona attraversata da una delle tanti diramazioni iniziali del Canale dell’Asso.” Insomma si possono ottenere gli ambienti da sogno dove l’acqua scorre e l’ambiente è verde e lussureggiante se si provvederà a prendere in seria considerazione la mia proposta di ripristino funzionale delle aree di cava. A chi mai verrebbe in mente di considerare il paesaggio di cava, da sempre sentito come un paesaggio di rifiuto, come qualcosa da proteggere e anzi valorizzare? Eppure la Convenzione Europea del Paesaggio afferma che non esiste un paesaggio che ha più diritto di tutela di altri, ma che tutti devono essere salvaguardati e valorizzati allo stesso modo in quanto costituiscono habitat umano.
Le cave attive in Italia sono 5.725 mentre sono 7.774 quelle dismesse nelle Regioni in cui esiste un monitoraggio. Complessivamente si possono stimare in oltre 10mila quelle abbandonate. Leggendo il rapporto sulle cave stilato da Legambiente per la nostra regione, sappiamo che ci sono 617 cave attive ma non sappiamo quante sono quelle dismesse, eppure chi abita nel Salento leccese conosce le cave non utilizzate nei 97 Comuni dell’area e, anche se ce ne fosse una per Comune, potremmo ottenere 97 laghetti mettendo in atto la mia proposta. Ma saliremmo a più di cento laghetti se dovessimo ripetere la stessa esperienza con le doline da crollo, anch’esse utilizzabili così come sta accadendo nella Città di Maglie nella località archeologica e paesaggistica di San Sidero, nella Dolina di Fauli!
Il Sindaco di Gallipoli, Venneri, ha più volte proposto che i reflui affinati e le acque di pioggia siano stoccate nelle cave abbandonate poste a poca distanza dal depuratore; ciò che accade a Maglie, a Presicce e a Cutrofiano dà ragione all’intuizione di questo sindaco. L’attività mineraria nel Salento leccese ha sempre avuto un importante significato economico per il territorio, tanto che c’è chi ipotizza che i Messapi fossero un popolo che commerciava la pietra leccese con la Grecia; la mia proposta è la soluzione al problema attuale, che è quello di regolare i rapporti con l’ambiente, il territorio e le comunità locali per il grande impatto che hanno le cave sul territorio sia durante l’attività estrattiva, sia al termine delle concessioni a causa di queste aree che sono anche fonte di vulnerabilità dell’acquifero calcareo, ovvero della falda profonda.
Quello che propongo fa sì che per le cave dimesse e per quelle attive, quando avranno finito lo sfruttamento delle aree di escavazione, si attui un piano di recupero ambientale per limitare l’impatto sull’ambiente, per riqualificare le aree, per reinserire le aree nel territorio. Io propongo di ottenere dei laghetti come già è accaduto a Cutrofiano con il risultato di un ripristino di funzionalità e non con un atto di mascheramento o copertura.
I laghetti del Salento leccese in luogo delle cave e delle doline da crollo sono un paesaggio da tutelare per ristabilire la funzionalità ecologica e faunistica del nostro territorio.
*Dottore Agronomo (Esperto in diagnostica urbana e territoriale titolo Universitario International Master’s Degree IMD in Diagnostica Urbana e territoriale Urban and Territorial Diagnostics).




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