
La raccolta delle olive è iniziata in anticipo quest’anno e già cominciano ad arrivare le prime stime che indicano come la produzione di olive e di olio si abbasserà di circa il 40% rispetto a quella del 2023
Che non sarebbe stato un anno favorevole alla raccolta di olive era già nell’aria tra gli addetti ai lavori. Ora le prime stime Assitol, l’Associazione Italiana dell’Industria Olearia aderente a Confindustria e Federalimentare, parlano di “anno di scarico”, con quantitativi minori sulla media, ma con situazioni molto diverse a seconda delle aree del Paese.
Pur essendo ancora stime, aggiornabili man mano che saranno disponibili informazioni sulle frangiture e quindi sulle rese, le 224 mila tonnellate (valore centrale di una forbice che va da un minimo di 215 mila tonnellate a un massimo di 235 mila tonnellate) collocano l’Italia addirittura al quinto posto nel ranking mondiale. Senza mezzi termini, una debacle. “La siccità – spiega Anna Cane, presidente del Gruppo Olio d’Oliva di Assitol – ha colpito soprattutto il Sud che vanta i due terzi della nostra produzione olivicola”.
Appare diverso lo scenario per il Centro-Nord dove, invece, sembra prospettarsi una buona campagna.
In ogni caso, Nord e Sud compreso, a causa dello stress idrico subito dalle piante e dagli episodi di meteo estremo, oltre all’annata di scarica, le prime stime suggeriscono una produzione nazionale intorno alle 200.000 tonnellate, il 39% in meno rispetto al 2023 quando furono 328.000, e tornando grosso modo ai numeri del 2022.
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Anche il rapporto dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea), presentato insieme a Confagricoltura e Costa d’Oro, indica che la situazione produttiva in Italia presenta stime in controtendenza rispetto alla produzione mondiale per i problemi legati alla siccità che esasperano gli effetti della naturale alternanza produttiva.
“Al momento le 224 mila tonnellate (valore centrale di una forbice che va da un minimo di 215 mila tonnellate a un massimo di 235 mila tonnellate) collocano attualmente l’Italia addirittura al quinto posto nel ranking mondiale. Potrebbe esserci un recupero importante nelle regioni del Nord, +75% rispetto a un 2023 deficitario a cui si aggiunge il +70% del Centro. Il recupero del Centro-Nord non serve a compensare la perdita nelle regioni del Sud (-41%), Puglia in testa per la quale si attende quasi un dimezzamento dei volumi rispetto allo scorso anno. Nella regione olivicola più importante d’Italia, infatti, la fioritura e l’allegagione si sono mostrate abbastanza ridotte quest’anno, a causa dell’alternanza e di un andamento meteo-climatico non favorevole. Le poche piogge estive e le alte temperature hanno causato stress idrico alle piante; le recenti piogge di settembre hanno dato sollievo, sebbene le mutate condizioni climatiche abbiano generato l’allerta mosca. Situazione analoga in Calabria e Sicilia dove si stimano perdite che al momento sembrano più contenute rispetto a quelle della Puglia “.
Tutti concordi nel dire che la scarsità d’acqua ha inciso pesantemente sulla quantità di olio che verrà prodotto, anche se la qualità resta alta, con il dato interessante che le regioni centrali e settentrionali stanno registrando un aumento della produzione del 70% rispetto all’anno scorso, soprattutto grazie alle condizioni climatiche più favorevoli.
Puglia, confermati i timori della vigilia della raccolta
“L’oliveto d’Italia segna in media un crollo del 40% rispetto allo scorso anno, a causa della siccità che ha stretto la regione sin dalla primavera e persiste, ma in compenso la qualità risulta eccellente“. E’ quanto emerge dalla stima di Coldiretti Puglia e Unaprol sulla campagna olivicola 2024/2025, diffusa in occasione dell’avvio della raccolta delle olive in un anno profondamente segnato dalla siccità, dalle temperature record e dalla mancanza di piogge, con -72% di acqua negli invasi pugliesi anche ad ottobre rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Nella regione con il 50% degli uliveti italiani, la situazione cambia notevolmente a seconda delle zone: in provincia di Bari e nella BAT si rischia un calo fino al 40% della raccolta di olive a causa delle temperature sopra la media già ad aprile e maggio, un caldo anomalo e fuori stagione che ha compromesso la fioritura. In provincia di Foggia è stimata una bassa produzione di olive, in termini percentuali in calo del 50% rispetto alla scorsa stagione olivicola. “Calo sensibile anche in Salento, con le province di Taranto e Brindisi che risentono della siccità e della mancanza di piogge, ma anche i costi di produzione – dice Coldiretti Puglia in un comunicato – sono triplicati e la mancanza di manodopera sia per la coltivazione dei terreni sia per l’apertura dei frantoi penalizza gravemente il settore olivicolo – oleario. A causa della Xylella fastidiosa– insiste Coldiretti Puglia – sono andate perse 3 olive su 4 in provincia di Lecce con il crollo del 70% della produzione di olio di oliva. Finora il numero stimato di ulivi reimpiantati è pari a poco più di 3 milioni, contro i 21 milioni di piante infette per la strage causata dalla Xylella, pari ad appena il 14%”.
La Leccina, in particolare, è una nuova varietà resistente alla Xylella che ha mostrato ottime performance in impianti super intensivi, offrendo rese elevate e una buona qualità dell’olio. Il Leccio del Corno, già noto per la sua resistenza alle malattie, si conferma un’altra soluzione valida per contrastare i danni. “Queste nuove varietà permettono agli olivicoltori di guardare al futuro con ottimismo, offrendo una via di uscita dalla crisi che ha colpito il Salento, mantenendo alti gli standard di produzione e qualità dell’olio.” Situazione analoga in Calabria e Sicilia dove si stimano grosse perdite anche se, al momento, sembrano più contenute rispetto a quelle della Puglia.
I primi dati sul Portale dell’Olio di Oliva del SIAN
Le prime percentuali provincia per provincia, in termini di rese in olio di oliva, arrivano dai dati sul Portale dell’Olio di Oliva del SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale) aggiornati al 15 ottobre.

Bene l’Emilia Romagna con 702 tonnellate di olive raccolte e 71 tonnellate di olio prodotto, la Toscana con 5.542 tonnellate di olive raccolte e 557 tonnellate di olio, exploit dell’Umbra con 855 tonnellate di olive e 74 di olio, le Marche con 2.474 olive e 258 tonnellate di olio, il Lazio con 4.940 tonnellate di olive e 442 di olio, non benissimo la Puglia al momento con 3.112 tonnellate di olive e 402 di olio (i dati del 2022 parlano di una produzione di 99.438 tonnellate di olio), Calabria con 6.016 e 936 tonnellate di olio, la Sicilia con 18.459 tonnellate di olive e 2.582 di olio prodotto al momento.
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Per coloro che intendono cimentarsi a calcolare la resa delle olive, il calcolo è piuttosto semplice e solitamente viene espressa in litri di olio su 100 chili di olive. Se dunque si moliscono 100 chili di drupe e si ottengono 12 litri di olio, la resa sarà del 12%. Analogamente, se si porta 1 tonnellata e si ricavano 160 litri di olio, la resa sarà del 16%.
E alla Fiera del Levante 2025 arriva EVOLIO Expo
La manifestazione si terrà dal 30 gennaio all’1 febbraio 2025 e punta a fare cultura sul settore, valorizzare le tante eccellenze regionali italiane e del mondo e a creare un ponte tra i produttori di olio EVO e gli acquirenti specializzati (GDO, settore ho.re.ca., buyer internazionali, utilizzatori professionali, ecc.). Un’opportunità non solo per gli interlocutori professionali dei Paesi dell’area del mediterraneo, ma anche per i buyer nord europei, che storicamente sono consumatori, ma non hanno una produzione diretta di olio e che qui potranno trovare i migliori fornitori.
Speriamo possa diventare un punto di partenza per affrontare meglio le nuove sfide produttive, ad oggi troppo alla mercé degli eventi climatici e della mancanza di fondi che un settore di eccellenza come quello olivicolo italiano meriterebbe.
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