
Arriva il Rapporto Rifiuti Urbani di Ispra che sembra aprire spiragli alle regioni del Sud, Puglia inclusa: stanno vedendo premiati gli sforzi fatti in termini di rifiuti urbani e raccolta differenziata
Nel 2023, in Puglia la produzione di rifiuti urbani è pari a 1.813.928 tonnellate (-0,9% rispetto al 2023); la raccolta di differenziata conseguita è del 59%, in aumento di 0,4 punti percentuali.

Esce il Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2024 fornisce i dati, aggiornati all’anno 2023, sulla produzione, la raccolta differenziata, la gestione e l’import/export dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggio, a livello nazionale, regionale e provinciale. Riporta, inoltre, le informazioni sul monitoraggio dell’ISPRA sui costi dei servizi di igiene urbana e sull’applicazione del sistema tariffario.
Un Rapporto che è stato elaborato dal Centro Nazionale dei rifiuti e dell’economia circolare, dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) con dati che si riferiscono al 2023. Ogni regione ha raccolto le sue fonti di dati, ad esempio la Puglia li ha raccolti da ARPA, MUD Comuni, MUD Produttori e Gestori Rifiuti (Comunicazione Rifiuti – Sezione Rifiuti – Moduli RT).
Il dato più rilevante è che il Mezzogiorno accorcia le distanze rispetto al centro e al nord con meno conferimento di rifiuti in discarica.
I primi ma significativi dati che emergono sono positivi per molte regioni del Sud, anche se ancora lontani dagli obiettivi europei.

In “pillole” si evidenzia che, rispetto alla produzione nazionale di rifiuti urbani che, dopo il calo del precedente biennio, si attesta a quasi 29,3 milioni di tonnellate con un incremento dello 0,7%. Sul fronte della raccolta differenziata, si registra un valore complessivo nazionale del 66,6%, con percentuali del 73,4% al Nord, del 62,3% al Centro e del 58,9% al Sud. Nel complesso, quasi il 71% dei Comuni italiani ha conseguito una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65%.
A livello regionale, il Mezzogiorno ha mostrato negli ultimi anni la crescita maggiore della raccolta differenziata, tanto che lo scostamento tra Nord e Sud si è ridotto di 4,5 punti e tra Centro e Sud di 3,8. Tutte le province/città metropolitane raggiungono percentuali di raccolta differenziata superiore al 30%.
La raccolta differenziata in città
Sul podio c’è la “dotta” Bologna, che arriva a quasi al 73%, qualificandosi come la prima città con popolazione superiore ai 200.000 abitanti a superare l’obiettivo del 65%.
Nel complesso però, quasi il 71% dei Comuni italiani ha conseguito una percentuale di raccolta differenziata superiore al 65%. Nell’ultimo anno, l’88,3% dei comuni riesce ad andare oltre la metà dei propri rifiuti urbani in modo differenziato.
Superano il 55% o si avvicinano a tale percentuale Torino, Firenze, Messina e Verona i cui tassi si attestano, rispettivamente, al 57,1%, 55,6%, 55,4% e 53,4%.
Segue Roma, in leggera crescita rispetto al 2022, si colloca al 46,6%, Genova si attesta al 46,1% (+3% rispetto al 2022) mentre Bari e Napoli superano il 40%, rispettivamente con il 43,2% e il 41,9%.
Il pro capite medio si attesta a quasi 497 chilogrammi per abitante per anno (0,8 chilogrammi in più rispetto alla media nazionale). I maggiori livelli di produzione per abitante si rilevano per Venezia (603 chilogrammi), Bologna (569 chilogrammi) e Firenze (552 chilogrammi) e i minori per Reggio Calabria (369 chilogrammi), Cagliari (434 chilogrammi), Messina (437 chilogrammi), Bari (449 chilogrammi), Catania (463 chilogrammi) e Milano (462 chilogrammi).

La percentuale di raccolta differenziata media è pari al 59,4% (57,6% nel 2022), valore inferiore di poco più di 7 punti rispetto alla media nazionale. Più in particolare, si rileva una percentuale del 78,2% per la Città metropolitana di Cagliari, in crescita rispetto al 76,4% del 2022, del 73,5% per quella di Bologna (69,3% nel 2022) e al di sopra del 65% risultano Venezia, Milano e Firenze (rispettivamente 72,9%, 68,7% e 68,2%). Superiore al 60% è la percentuale di raccolta di Torino (64,1%), Bari (63,6%) e Messina (63,3%); per quest’ultima si osserva un aumento di oltre 5 punti rispetto alla percentuale del 2022 (58,2%).
La Città metropolitana di Catania raggiunge il 55,8%, quella di Roma Capitale il 53%, Genova il 52,8% e Napoli il 51,5%. Al di sotto del 45% si attesta la città metropolitana di Reggio Calabria, con il 43,7% e il valore più basso, 36,7%, si registra per Palermo che fa rilevare una crescita di 1,8 punti rispetto al 2022.
Focus sulla raccolta differenziata nelle regioni: un buon miglioramento delle regioni del Sud
A dimostrazione che le regioni del Mezzogiorno sono quelle che hanno mostrato negli ultimi anni la crescita maggiore della raccolta differenziata, analizzando gli andamenti delle percentuali di raccolta nel periodo 2019-2023, lo scostamento tra Nord e Sud si è ridotto di 4,5 punti e tra Centro e Sud di 3,8.
Nel 2023, la più alta percentuale di raccolta differenziata è conseguita, analogamente al 2022, dalla regione Veneto, con il 77,7%, seguita da Emilia-Romagna (77,1%), Sardegna (76,3%), Trentino-Alto Adige (75,3%), Lombardia (73,9%) e Friuli-Venezia Giulia (72,5%, Tabella 2.12, Figure 2.23-2.24).
Tra queste regioni, il Friuli-Venezia Giulia e l’Emilia-Romagna sono quelle che fanno registrare la maggiore progressione della percentuale di raccolta, con incrementi rispettivamente pari a 5 e 3,1 punti rispetto ai valori del 2022.
Superano l’obiettivo del 65%, fissato dalla normativa per il 2012, anche Marche (72,1%), Valle d’Aosta (69,4%),Umbria (68,3%), Piemonte (67,9%), e Toscana (66,6%) e sono prossime allo stesso la Basilicata (64,9%) e l’Abruzzo (64,6%). Il numero di regioni con un tasso di raccolta al di sopra o uguale della media nazionale (66,6%) è, pertanto, pari a 11.
Il Molise e la Puglia si collocano rispettivamente al 60,8% e 59,0%, mentre la Liguria si attesta, al 58,3%. Un dato non ancora soddisfacente ma comunque in crescita, visto che nel 2019 il dato della regione Puglia era del 50,6%. La Campania raggiunge il 56,6%, il Lazio il 55,4%, la Sicilia il 55,2% e la Calabria il 54,8%. La regione Sicilia fa registrare un aumento di 3,7 punti rispetto alla percentuale del 2022 (51,5%), di quasi 8 punti rispetto al 2021, di 13 punti rispetto al 2020 e di poco meno di 17 punti percentuali rispetto al 2019.
Gestione dei rifiuti: alcune regioni ne continuano a produrre tanti, forse troppi, con costi notevoli e danni ambientali
Tutte le regioni del Nord, ad eccezione della Liguria la cui produzione è in lieve diminuzione, hanno fatto rilevare un aumento dei rifiuti prodotti.
Più in dettaglio, i maggiori aumenti si osservano per il Friuli-Venezia Giulia (+6,3%), il Veneto (+4,5%) e la Lombardia (+2,3%).
Complessivamente nelle regioni del Centro si riscontra una produzione pressoché stabile rispetto al 2022: un lieve incremento si registra nelle Marche (+0,4%) e nel Lazio (+0,2%), mentre una leggera diminuzione si rileva in Umbria (-0,6%) e in Toscana (-0,3%).
Nelle regioni del Mezzogiorno si osserva una diminuzione dei rifiuti prodotti, ad eccezione del Molise (+1,3%) e dell’Abruzzo (+0,3%).
Dal 2019 al 2023 la regione Puglia ha visto ridurre la Produzione totale di rifiuti urbani, passando da 1.871.828 a 1.813.928 tonnellate.
Focus anche sui valori pro capite, regionali e provinciali

Per quanto riguarda i valori pro capite, la produzione più elevata, analogamente ai precedenti anni, si rileva per l’Emilia-Romagna, con 639 chilogrammi per abitante per anno, in aumento di 6 chilogrammi rispetto al 2022.
Seguono la Valle d’Aosta con 620 chilogrammi, in crescita di 4 chilogrammi rispetto al 2022, e la Toscana con 586 chilogrammi, il cui dato risulta comunque in calo di 4 chilogrammi. Le regioni con un pro capite superiore a quello medio nazionale (496 chilogrammi per abitante) sono complessivamente 10: alle 3 sopra citate si aggiungono Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Umbria, Piemonte, Lazio e Veneto.
La produzione pro capite della regione Puglia di rifiuti urbani, su un dato di 3.890.250 abitanti, parla di un rapporto kg/abitante anno di 466,3 kg. Un buon dato, se si pensa a regioni come la Toscana che hanno un dato simile di abitanti ma una produzione pro capite di 585,7 kg di rifiuti.
I minori valori di produzione pro capite si registrano per la Basilicata (357 chilogrammi per abitante), il Molise (380 chilogrammi) e la Calabria (398 chilogrammi).
Va rilevato che il dato di produzione pro-capite è calcolato in rapporto al numero degli abitanti residenti nel territorio di riferimento e non tiene, pertanto, conto della cosiddetta popolazione fluttuante (legata, ad esempio, ai flussi turistici), che può invece incidere, anche in maniera sostanziale, sul dato di produzione assoluta dei rifiuti urbani e far, pertanto, lievitare il valore pro capite.
Il più alto valore di produzione pro capite si riscontra per la provincia di Reggio Emilia, con 749 chilogrammi per abitante per anno, seguono altre due province dell’Emilia-Romagna, nell’ordine, Ravenna e Rimini, rispettivamente con 726 e 713 chilogrammi.
Tra le province con produzione pro capite compresa tra i 600 e i 700 chilogrammi per abitante, rientrano altre tre province dell’Emilia-Romagna (Piacenza, Ferrara e Modena), tre province toscane (Livorno, Lucca e Grosseto) nonché Aosta e Venezia.
I più bassi valori di produzione pro capite (inferiori a 400 chilogrammi per abitante), si rilevano per diverse province del Sud Italia e per la provincia di Frosinone. In particolare, Potenza e Enna si collocano al di sotto di 350 chilogrammi per abitante per anno.
Nel caso del Molise, entrambe le province, Campobasso e Isernia, si collocano al di sotto della soglia dei 400 chilogrammi per abitante, con valori rispettivamente pari a 388 e 360 chilogrammi.
Cosa insegna il Rapporto Ispra
Come ogni rapporto che porta con sé pagine e pagine di numeri, tabelle e statistiche, occorre leggerlo con attenzione e cercare di capire cosa intende comunicare. Le percentuali dei rifiuti prodotti sono ancora molto alte e, in certe regioni tendono a crescere, dato negativo sul quale dovremmo tutti interrogarci: quanto sprechiamo? Quanto buttiamo? Riuso e riciclo sono termini ancora attuali? Il dato positivo è che, soprattutto nelle regioni del Sud, si sta cominciando a capire quanto sia importante fare la raccolta differenziata e i numeri stanno cambiando in positivo.
Davvero importante è il dato che si riferisce al costo medio della gestione dei rifiuti urbani che pesa su ogni cittadino italiano: dai 192,3 euro del 2022 ai 197 euro del 2023. Ci sono notevoli differenze tra Nord, Centro e Sud, dato che al Settentrione la spesa da sostenere è di circa 173 euro per abitante, mentre al centro è di oltre 233 euro (sessanta euro in più pro-capite) e al Sud di circa 211 euro (40 in più rispetto al Nord).
Una gap che dipende dalla diversa efficienza nei sistemi di gestione dei rifiuti e alla presenza (o all’assenza) di impianti. E su questa partita le regioni del Sud devono ancora iniziare ad investire.


