
Sapevate che la produzione di una singola tavoletta di cioccolato da 100 grammi può richiedere fino a 1.700 litri di acqua?
La Giornata Mondiale dell’Acqua che si celebra il 22 marzo, serve a promuovere nell’opinione pubblica, fra le istituzioni, ma anche le aziende e le singole persone una nuova responsabilizzazione e cooperazione nella gestione della risorsa idrica.
Va ricordato che solo l’1% delle riserve idriche è costituito da acqua dolce. Riserve che stanno diminuendo: i ghiacciai si stanno ritirando a un ritmo sempre più veloce, e secondo i dati della Nasa ogni anno vanno persi 300 miliardi di tonnellate di ghiaccio al Polo Nord e 130 miliardi al Polo Sud, senza considerare che a livello mondiale il 20% delle falde sono eccessivamente sfruttate.
Too Good To Go l’azienda ad impatto sociale per salvare le eccedenze alimentari, rivela cifre sorprendenti che evidenziano la relazione tra lo spreco alimentare e l’utilizzo non necessario di acqua. Nuovi calcoli, validati da ricercatori dell’Università di Oxford e Wrap, delineano che ogni pasto salvato evita l’utilizzo invano di 810 litri di acqua. Un valore che, se moltiplicato per i 300 milioni di pasti salvati dalla app a livello globale, equivale a 243 miliardi di litri d’acqua, pari alla quantità necessaria a riempire circa 100.000 piscine olimpioniche.
“Il cibo -spiega Mette Lykke, ceo di Too Good To Go– ha un valore reale; non solo economico, ma anche in termini di risorse meno visibili necessarie alla sua produzione. Ecco perché la sfida globale dello spreco alimentare rappresenta un’opportunità così importante per affrontare il cambiamento climatico: se sprechiamo meno cibo, non solo riduciamo una delle più grandi fonti di emissioni di gas serra, ma evitiamo anche l’uso inutile di suolo e acqua, su larga scala”.
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L’acqua nascosta nei nostri cibi preferiti

Secondo una ricerca di Hoekstra & Water Footprint Network (2017), per preparare una pizza margherita potrebbero essere necessari fino a 1.250 litri di acqua. Ecco perché fare qualcosa di così semplice come salvare del cibo dall’essere sprecato può generare un grande impatto. Ecco alcuni esempi:
- Un pezzo di formaggio (650 grammi da latte intero di mucca): 2.066 litri
- Una baguette francese: 155 litri
- Una busta di patatine (125 grammi): 130 litri
- Un pomodoro: 50 litri
- Un bicchiere di latte (250 ml): 255 litri
- Un’arancia: 80 litri
- Un singolo uovo: 200 litri
- Una pizza margherita: 1.250 litri
- Un bicchiere di vino rosso (125 ml): 109 litri
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Italiani tra i più “spreconi” d’acqua d’Europa
Ogni giorno in tutto il mondo vengono utilizzati dieci miliardi di tonnellate di acqua potabile; tuttavia, a causa del cambiamento climatico, anche nei Paesi tradizionalmente ricchi di acqua la quantità a disposizione decresce in modo preoccupante anno dopo anno.
Anche in Europa le risorse idriche sono sotto pressione: questo è soprattutto il caso dei Paesi dell’Europa meridionale, come l’Italia, dove le precipitazioni sono sempre più scarse e la siccità è in aumento. Oltre ai cambiamenti climatici, un altro fattore di pressione è l’aumento della domanda d’acqua, causato dallo sviluppo dei settori produttivi e dal progressivo incremento della popolazione.
Al consumo sempre maggiore di risorse idriche si aggiunge poi il tema dello spreco: ogni giorno si perdono circa 346 milioni di metri cubi di acqua, per un totale di 126 miliardi di metri cubi all’anno (International Water Association). I n questo scenario, gli italiani spiccano tra i più “spreconi” d’Europa: è quello che attesta un’indagine Ipsos del 2023, secondo cui il nostro consumo pro-capite giornaliero si attesta a 220 litri, a fronte dei 165 litri della media europea, e solo il 46% del campione è cosciente di questa situazione. Il 77%, tuttavia, dichiara di provare comunque a ridurre il più possibile lo spreco d’acqua nella propria quotidianità.
L’impronta idrica di carne, verdura e frutta

Diversi studi dimostrano che l’agricoltura utilizza attualmente il 69% delle risorse idriche globali, divise tra irrigazione, allevamento e acquacoltura, mentre l’industria ne impiega il 19% (Aquastat). Ogni alimento ha una differente impronta idrica – ovvero un proprio tasso di consumo di acqua dolce: per valutare l’impatto dell’industria food & beverage sull’utilizzo di questa risorsa limitata, si è deciso di misurare la “water footprint” dei principali prodotti agricoli e derivati animali presenti nella nostra alimentazione (Water Footprint Network). A consumare la maggiore quantità d’acqua sono le fonti proteiche animali e vegetali: al primo posto la carne bovina – per produrne un solo chilogrammo servono infatti circa 15.415 litri di acqua, segue la frutta secca con un rapporto di 9.063 l/kg, e al terzo posto la carne ovina, 8.763 l/kg.
I prodotti idricamente più sostenibili sono invece frutta e verdura, la cui impronta va dai 322 ai 962 l/kg. Le patate ottengono il primato posizionandosi addirittura sotto questa media e consumando circa 287 litri al chilogrammo: questo, insieme all’adattabilità al cambiamento climatico, le rende il prodotto perfetto per la lotta contro il consumo eccessivo di acqua. L’Unione Europea ha preso consapevolezza dell’importanza delle patate nella lotta allo spreco idrico nell’industria agroalimentare, e per questo ha deciso di valorizzarle con la campagna Potatoes Forever!, volta a mettere in luce l’impegno dei produttori del suo territorio. Durante il suo ciclo colturale, questo tubero ha fabbisogni idrici essenziali. Il controllo del consumo d’acqua e dei dati meteorologici per la riduzione del suo utilizzo avviene sia attraverso l’irrigazione a goccia e sistemi automatizzati e controllati da remoto sia diminuendo i volumi allo stretto necessario. In questo modo si ottiene un risparmio di risorsa idrica, ottimizzando gli input, con una riduzione dei costi aziendali e dell’impatto ambientale. Inoltre, per massimizzare il risparmio, l’acqua che viene utilizzata nel lavaggio del prodotto è successivamente riciclata nei centri di confezionamento.


