
Si spreca ancora tanto cibo con conseguente danno ambientale ma in Italia sembra che si sprechi ora un pochino meno

La “Giornata internazionale della Consapevolezza sugli Sprechi e le Perdite Alimentari”, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sull’impatto dello spreco di cibo e sull’importanza di adottare comportamenti più consapevoli, porta con sé una notizia negativa ma anche una abbastanza positiva.
Quella negativa è che lo spreco alimentare ammonta a 130 miliardi di euro nell’ultimo anno in UE. Un problema che si traduce sia in perdita di cibo che in un danno ambientale: gli alimenti sprecati, infatti,sono responsabili del 16% delle emissioni di gas serra prodotte dall’intero sistema alimentare europeo. Anche questi dati hanno spinto la Commissione UE ad agire con la Direttiva 2025/1892 che impone agli Stati membri, entro il 31 dicembre 2030, obiettivi vincolanti di riduzione degli sprechi alimentari nazionali. Lo scopo è ottenere un -10% per la produzione e la trasformazione alimentare e un -30% pro capite per il commercio al dettaglio, dei servizi di ristorazione e dei nuclei domestici.
La positiva invece è che l ‘Italia è virtuosa in tema di spreco alimentare (sarà colpa della crisi?), perché :«nell’autunno 2026 scendiamo sotto la soglia “psicologica” dei 500 grammi di cibo gettato pro capite ogni settimana: per l’esattezza, ogni italiano getta 493,7 grammi alla settimana, con un calo netto del 11,17% rispetto ai 555,8 grammi rilevati esattamente un anno fa, nell’agosto del 2025, e ai 554 monitorati lo scorso 5 febbraio, in occasione della Giornata nazionale 2026 di Prevenzione dello spreco alimentare». Lo annuncia il Direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International Andrea Segrè, presentando i dati del nuovo Rapporto WWI monitorato con DISTAL Università di Bologna nell’ambito della Campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero, su powering Ipsos. «In vista del 29 settembre 2026, una data sensibile per i traguardi delle Nazioni Unite, vogliamo sottolineare che questo significativo miglioramento proietta l’Italia verso il raggiungimento del Target 12.3 degli Obiettivi di Sostenibilità dell’ONU, fissato nella soglia-obiettivo 2030 di 369,73 grammi settimanali: anche se le oscillazioni registrate negli anni impongono cautela prima di parlare di un cambiamento consolidato e strutturale».
Rimangono gli sprechi domestici nella top position

Sono gli sprechi domestici a pesare maggiormente, con oltre il 50% dei rifiuti alimentari casalinghi responsabili del totale dello spreco alimentare UE.
L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) pone diverse indicazioni sulla conservazione degli alimenti, consigli che possono aiutare a evitare di eliminare prodotti ancora consumabili.
Tra le informazioni a cui prestare maggiore attenzione c’è la differenza tra “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”. La prima indicazione riguarda la sicurezza dell’alimento e va rispettata; la seconda è invece riferita principalmente alla qualità del prodotto e, in determinate condizioni, l’alimento può essere consumato anche successivamente alla data indicata. Anche una corretta organizzazione della spesa e della dispensa può contribuire a limitare gli sprechi.
I surgelati possono davvero contribuire ad abbassare lo spreco alimentare?
In ogni caso, anche se migliorati, rimaniamo un Paese nel quale lo spreco domestico resta diffuso: ogni settimana gettiamo circa 80 grammi di cibo pro capite al giorno. In questo contesto, ci sono alcuni prodotti che possono aiutare i consumatori a ridurre questo fenomeno: secondo l’ultima rilevazione disponibile sul tema, con solo 14,9 gr pro capite gettati settimanalmente, pari al 2,2% del totale che viene gettato, gli alimenti surgelati si confermano alleati concreti.
A confermarlo i dati dell’Osservatorio internazionale Waste Watcher per IIAS – Istituto Italiano Alimenti Surgelati, che ha quantificato l’incidenza del comparto frozen sullo spreco alimentare complessivo. “Lo spreco alimentare rileva un paradosso: in UE la disponibilità di cibo ha raggiunto livelli senza precedenti, ma viviamo anche una fase in cui una quantità significativa di alimenti viene ancora sprecata. In questo contesto, i prodotti surgelati si rivelano un aiuto prezioso grazie alle loro qualità intrinseche. Le verdure, ad esempio, quando surgelate si conservano a lungo, sono disponibili tutto l’anno, non hanno scarti, sono già lavate, mondate e pronte per essere cotte e sono facilmente porzionabili, rendendo possibile consumare solo la quantità necessaria. Lo stesso vale per il pesce: quello fresco va consumato in fretta, mentre la surgelazione preserva a lungo gran parte dei nutrienti quali proteine, lipidi e Omega 3, come dimostrano recenti studi. Tutto questo aiuta a consumare alimenti fondamentali per la nostra dieta, senza preoccuparsi della loro durata o deperibilità” spiega Giorgio Donegani, Presidente IIA. Gli stessi vantaggi si traducono in un valore aggiunto per la ristorazione professionale: la Direttiva UE estende, infatti, l’obbligo di riduzione pro capite anche ai servizi di ristorazione. Bar, ristoranti, pizzerie e mense, pubbliche e private, possono contare sui surgelati per garantire varietà di offerta, anche fuori stagione, mantenendo standard di qualità, sicurezza e apporto nutrizionale.
Nei surgelati la qualità rimane
Dopo la raccolta o la pesca, infatti, vitamine, composti bioattivi e altri nutrienti iniziano un rapido processo di decadimento. È qui che la surgelazione interviene, rallentando questi processi e preservando le caratteristiche originarie del prodotto, come dimostrano due studi scientifici commissionati da IIAS rispettivamente a SISA (Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione) e SSICA (Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari), entrambi concordi nel rilevare che pesce e vegetali surgelati mantengono pressoché invariato il proprio valore nutrizionale. Nello specifico, la revisione della letteratura scientifica condotta da SISA conferma la stabilità di proteine, lipidi e omega-3 anche dopo lunghi periodi di conservazione; la ricerca SSICA sugli ortaggi dimostra invece che la surgelazione rapida preserva nel tempo nutrienti e composti bioattivi come polifenoli e vitamine del gruppo B, garantendo un prodotto valido dal punto di vista nutrizionale e disponibile tutto l’anno.
La surgelazione emerge così come una difesa efficace non solo dallo spreco alimentare in sé, ma anche da questa forma più silenziosa di perdita di valore, che si consuma lungo tutto il tragitto: dal campo, o dal mare, alla tavola.
Too good to go da molti anni in prima fila contro lo spreco

Too Good To Go, azienda a impatto sociale impegnata nel contrasto allo spreco alimentare, ha calcolato che le risorse utilizzate per produrre le 925,2 tonnellate di cibo sprecate ogni ora (e non valorizzate), corrispondono, a circa 308 piscine olimpioniche di acqua e a 373 campi da calcio di suolo.
Dal 2019 a oggi, l’app di Too Good To Go ha contribuito a salvare 37 milioni di pasti dallo spreco in Italia, mettendo in contatto attività commerciali e aziende del settore alimentare con i consumatori e permettendo di dare una seconda vita a prodotti a rischio spreco ancora buoni. Solo nel 2025 sono stati salvati circa 8 milioni di pasti, equivalenti a oltre 15 kg di cibo salvati ogni minuto attraverso l’app.
“Lo spreco alimentare è un problema enorme, ma il modo per contrastarlo può partire da qualcosa di molto semplice: riconoscere nuovamente il valore del cibo e fare in modo che quello ancora buono non venga sprecato. I numeri ci mostrano la dimensione della sfida: in Italia, mentre leggiamo queste parole, oltre 257 kg di cibo vengono sprecati ogni secondo. Ma gli stessi numeri ci ricordano anche che ogni scelta può contribuire a cambiare questa dinamica. Ridurre lo spreco non significa necessariamente fare grandi rivoluzioni: può significare valorizzare un’eccedenza, modificare un’abitudine di consumo o semplicemente scegliere di recuperare un alimento che altrimenti andrebbe sprecato. Perché contrastare un problema così grande può partire anche da un gesto quotidiano: ridare valore al cibo e alle risorse che sono state necessarie per portarlo fino a noi”, commenta Mirco Cerisola, Country Director di Too Good To Go Italia.
Priorità climatica contro lo spreco alimentare
Secondo il WWF, nel 2024 lo spreco alimentare è stato associato a circa il 10% delle emissioni di gas serra generate dalle attività umane.
Lo spreco alimentare è tra le priorità dell’azione climatica
La rilevanza del fenomeno è stata ribadita anche dal Policy Brief pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) nel 2026, che identifica la riduzione dello spreco alimentare tra le cinque aree prioritarie di intervento per accelerare l’azione climatica e ridurre le emissioni che contribuiscono al riscaldamento globale.
Il documento sottolinea inoltre il ruolo che possono avere le soluzioni tecnologiche nel favorire sistemi alimentari più circolari, citando tra gli strumenti disponibili anche le app per la redistribuzione delle eccedenze alimentari, capaci di mettere in connessione il surplus proveniente dalla vendita al dettaglio con i consumatori.
Pensiamo, dunque, a quello che mangiamo (e a quello che possiamo non gettare in pattumiera).


