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Un disegno che adorna la

Entrare nella Grotta dei Cervi a (Otranto) significa entrare nell’arte Neolitica dell’uomo in territorio di Puglia dalla porta principale della conoscenza; ma presto mi rendo conto che quest’arte ha un’origine sociologica di cui conosco le radici: radici che, come gli storici raccontano, affondano nella solidarietà famigliare e tribale. Comunque, l’attività artistica cui mi trovo di fronte è un’arte, a mio avviso, che raccoglie e mantiene in sé l’essere naturale delle cose, dei fatti raccontati, delle situazioni di vita vissuta, più vicino alla conoscenza e alla devozione nei confronti della natura che (come alcuni storici vogliono imporci) a un’idea d’arte severamente formale volta a stilizzare e idealizzare la vita.

"...un’arte che si racconta attraverso una lineare fedeltà alla natura..."

Ma ciò che più è interessante nel  è che si possono riconoscere i segni tipici di uno sviluppo dell’arte apparsa moltissimi anni dopo nella storia dell’arte moderna del Novecento europeo. Con ciò si può confermare che il naturalismo Neolitico visibile nei disegni delle pareti della Grotta del Cervo, non è affatto un fenomeno puramente istintivo dell’uomo incapace di sviluppi di pensiero; ho invece davanti ai miei occhi un’arte che si racconta attraverso una lineare fedeltà alla natura, a tratti rigida e minuziosa nelle forme che, nel racconto, si evolve verso una tecnica ma soprattutto verso un pensiero impressionistico rendendo, con efficacia, l’impressione visiva per tramite del disegno rapido e improvvisato.

Ma è evidente che la correttezza del disegno sulle pareti è capacità virtuosa dell’uomo che l’ha realizzato, il quale, proponendosi di sintetizzare posizioni, forme e aspetti del suo quotidiano vivere cercando movimenti, scorci, espressioni sempre più significativi, mostra che questo naturalismo non è una formula rigida e innata, ma una formula morbida e viva che, riproducendo dal vero e con mezzi diversi, assolve il compito di comunicarmi conoscenza, non in modo cieco e istintivo, ma attraverso un alto grado di sintesi, civiltà e pensiero creando e formulando arte salda al tempo e iniziatrice di un modo di dipingere e raccontare la vita dell’uomo che si è chiarita solo dopo moltissimi anni, nell’ambito delle ricerche del Novecento europeo.

Il complesso delle grotte di Porto Badisco (Otranto)

Questo modo di raccontare è, a mio avviso, uno dei più singolari della storia dell’arte perché è arte frutto della ragione, cioè fondata sul sapere, offrendo ai nostri occhi una sintesi teorica, senza tralasciare nessun attributo importante dell’oggetto o del soggetto, centro del racconto, esagerando le proporzioni di parti che hanno un valore e trascurando ciò che in sé e per sé non svolge una funzione diretta a rendere l’impressione visiva attraverso forme immediate, pure, libere.

Questo sembra essere l’assunto principale di questi disegni. Assunto che noi troviamo nel più contemporaneo impressionismo in cui, alcune opere estreme, appaiono come disegni e forme mal disegnati e incomprensibili ad un occhio non esercitato. L’uomo Neolitico disegna, in sintesi, ciò che sa, ed il suo sapere deriva da una visione conoscitiva possedendo, nel segno, quell’unità dell’intuizione sensibile a cui l’arte moderna e contemporanea giungono dopo secoli di ricerca, confermando che l’arte può migliorare i propri metodi ma non li muta, sottolineando infine il dualismo fra visibile e invisibile, tra visione e conoscenza.

Bibliografia Essenziale:

Arnold Hauser, Storia sociale dell’Arte, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1982.

Scritto da: Domenico Tangaro
www.domenicotangaro.it/biografia

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