Trani: la Cattedrale Romanica sul mare

Un’indagine puntuale sulla struttura di una delle più belle chiese del Romanico pugliese, affacciata sul mare e sintesi degli ancor oggi validi ideali costruttivi di un’epoca

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, la Cattedrale vista dal piazzale

A Trani, all’estremo lembo sud dell’Italia, nel XII secolo e nella concezione dell’ Romanica in Puglia, avvenne l’attuazione degli “ideali romanici”, frutto di elaborazioni maturate nei secoli precedenti, differenziata negli indirizzi generali dalle declinazioni locali con materiali costruttivi, come la , e le tecniche murarie.

L’Architettura Romanica, dopo la fine dell’Impero , è il primo segno fisico e visivo dell’inizio di una civiltà Europea, che s’impose sul territorio in nome di un’identità attraverso un rinnovamento dell’Architettura, superando i ritmi architettonici dei secoli precedenti; prima il pacato ritmo , poi l’accelerazione visiva dei Bizantini. L’inizio di questo percorso fu fondato su aspirazioni umane nuove che, attraverso l’Architettura, si manifestarono partendo dalle intuizioni precedenti: pianta a schema centrale (Paleocristiano), pianta dilatata (Bizantini) giungendo al con una nuova età dello spazio determinato dal vuoto interno architettonico sommato al tempo cristiano del cammino dell’uomo dentro questo vuoto. Sintesi filosofica, questa,  del percorso interiore dell’uomo che si configurò come una vera e propria rivoluzione organica, rimodellando l’Architettura, proponendo un’idea dall’interno verso l’esterno.

Il colonnato della Cattedrale

L’Architettura, seguendo questa nuova rivoluzione filosofica, cerca forme nel suo linguaggio che possono rendere visibile il travaglio interiore utilizzando pilastri poligonali e murature possenti, con cui esprimere le forze statiche che si localizzano e si distribuiscono nell’organismo strutturale, evidenziando così l’eleganza degli elementi strettamente legati tra loro per creare una nuova Architettura poggiata su una nuova dimensione del pensiero dell’Uomo Europeo. E’ l’alba dell’Europa architettonica che, sganciandosi dal passato, intraprende un cammino filosofico nuovo comunicando attraverso l’Architettura e la sua metrica, scegliendo proporzioni nuove per costruire in modo multiplo partendo da geometrie primarie che si sviluppano in sottomultipli geometrici nelle navate centrali e laterali, concentrandosi in una metrica spaziale che apre allo spazio e alla struttura.

E’ la rinascita delle spinte e delle resistenze, dell’assottigliarsi delle murature, risvegliando una sicurezza architettonica che esprime una sicurezza del pensiero filosofico dell’uomo, delle sue forze fisiche e mentali, proponendo un nuovo pensiero attraverso l’Architettura, austera, nobile, unica, mettendo in evidenza la sua unità.

L’Architettura si libra attraverso il suo farsi strutturale nella poesia visiva dello spazio, dei volumi, delle forme, comunicando non in termini bidimensionali ma in termini d’unità architettoniche tridimensionali racchiudenti uno spazio interno. Per queste ragioni lo spazio, la volumetria, i pilastri poligonali e le mura perimetrali si uniscono segnando un nuovo cammino del pensiero dell’uomo che, attraverso l’Architettura, risponde a sollecitazioni spirituali e filosofiche. E’ l’inizio del pensiero architettonico Europeo, con un’identità architettonica in simbiosi col pensiero dell’uomo.

Bibliografia Essenziale:

Bruno Zevi, Saper vedere l’Architettura, Einaudi, Torino, 2004.

A proposito di Domenico Tangaro

www.domenicotangaro.it/biografia
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