Assicura di aver cominciato a disegnare, prima ancora di camminare. E che deve la sua originalità artistica a un panettone scartato un Natale di tanti anni fa. Raffaello D’Accolti, 51 anni, barese, è un editore prestato all’arte, o forse è più vero il contrario. Perché l’azienda che dirige da quasi un anno e mezzo, che si occupa di editoria, marketing, comunicazione e design, in realtà è una costola della sua vera passione. Rigorosamente all’insegna della sostenibilità ambientale e nata già in tenera età: «Ero molto piccolo e mi colpì lo scatolo che conteneva un panettone.
Una volta aperto – spiega – osservai attentamente quel cartone e ci immaginai dentro un vero e proprio mondo. E così cominciai a disegnarci sopra. Non sapevo che sarebbe diventata una vera e propria ossessione». Un principio che lo ha portato ormai da anni a firmare le proprie opere riutilizzando materiali. Una scatola di formaggini si trasforma in un quadretto a tempera, una di gelati diventa il favoloso mondo di un’avventura ai confini della magia, la confezione di una camicia, ne perde l’oggetto ma della camicia continua a contenerne il disegno. Identica modalità alla base del suo lavoro da editore: i libri, infatti, sono tutti su formato digitale, convertendo il catalogo cartaceo in e-book. Con evidente sensibilità ambientale e conforme all’idea che tutto possa diventare o restare arte, anche su un altro formato.
«Quando dipingo – evidenzia D’Accolti – faccio una scelta precisa della merce da utilizzare. La mia volontà è quella di prendere un prodotto commerciale e consumato e portarlo a dignità d’arte». Unendo all’arte anche la denuncia di un sistema di mercato non condiviso. «Sin da piccolo mi ha incuriosito la meccanica, che col passare del tempo è diventato un amore per la meccanica delle relazioni. Ad esempio – spiega – ho sempre guardato con curiosità al fatto che i giocattoli come le macchine avessero dentro anche il pilota. Era una evidente allusione a quanto siamo parte di un meccanismo e quanto poco liberi siamo rispetto al mercato».Un riutilizzo funzionale e artistico che si rivolge per ora a un target di acquirenti medio-alto. Ma anche questa è una scommessa che D’Accolti è pronto a vincere. «Il problema è che il collezionista classico è abituato ed è amante di un’opera tradizionalmente intesa, anche come supporto. Io invece propongo qualcosa di differente e non è facile rompere queste tradizioni».
La modalità della sua pittura è semplice: il primo tratto è a matita, a penna, segni senza alcun ripensamento. Poi un mix di pastelli, acrilici, tempere e acquerelli. Infine il fissante. In base ai periodi è più o meno attivo: «In media realizzo tre opere al mese» assicura D’Accolti. Soprattutto quando non è troppo pressato dal lavoro in studio, contraddistinto anche da campagne con tema ambientale: «Stiamo per lanciarne una sul boicottaggio degli Europei di calcio in Polonia e Ucraina – sottolinea – e ci è venuto in mente dopo che hanno svelato come stanno cercando di risolvere la questione legata al randagismo, ovvero sopprimendo gli animali».
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l’egitto e bello