Andria, il Centro Storico: appunti per conoscere le città di Puglia.

C’è un legame tra l’Andria e le città arabe dello stesso periodo?  E questa disposizione urbana potrà servire a mettere in contatto i centri storici con la città contemporanea?

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A guardarle bene, la pianta del centro storico di Andria e la pianta della casbah di Algeri sembrano simili: anzi hanno molte similitudini in comune in molti dettagli.
Scorcio del centro storico di Andria

Uno dei primi dettagli che salta agli occhi nella città pugliese è la libera forma delle strade originariamente pedonali. Le strade non sono rettilinee e nei passaggi di quota sono interrotte da larghe gradinate che si ricollegano ad altre strade a quota superiore o inferiore. La larghezza delle strade spesso non supera i sette piedi arabi. Sembra una città fondata o trasformata dagli Arabi, come molte città trasformate nel periodo medievale tra l’Atlantico e l’India, che conservano tuttora la loro struttura originaria. Gli edifici che la compongono – le case, i palazzi, gli edifici pubblici – formano una serie di corti interne (cortili), recinti in cui si affacciano gli ambienti interni degli edifici, evitando l’affaccio sulle strade e sugli spazi esterni. Le piazze, ben lontane dall’idea di piazza delle città greche e romane, assomigliano più a recinti conclusi, un po’ più ampi di quelli privati, che tendono a formare spazi pubblici informi per aree mercatali; punti d’incontro radi, che si contrappongono per larghezza alle piccole strade curviformi sembrando, in proporzione, corridoi appena sufficienti al passaggio dei pedoni o in alcuni casi dei carri trainati da animali (asini o cavalli). Gli slarghi, quelli più ampi alla confluenza delle strade sembrano più strade allungate e allargate che piazze vere e proprie.

Piazza Caturna, Andria

Questa forma urbana medievale è, nello specifico, araba ed è il risultato formale urbano imposto dal sistema religioso e culturale contenuto nel Corano (Benevolo). Per questi motivi le città arabe sono composte e formate da abitazioni private, chiuse intorno ad un cortile senza prospetti su strada e per ciò non hanno la complessità delle città greche e romane, non avendo Fori, Basiliche, Stadi, Teatri, Ginnasi, Anfiteatri, Agorà dove incontrarsi  e ritrovarsi, ma solo strade appena sufficienti per uomini a piedi. Questi centri storici sembrano il risultato formale del sistema culturale arabo che, in sintesi, ha prodotto città composte essenzialmente da abitazioni private, terme per le necessità del corpo, moschee per il culto religioso dove i fedeli, individualmente o in piccoli gruppi, trovano un luogo appartato per pregare. La cultura araba inoltre accentua il carattere riservato e segreto della vita familiare; le case d’abitazione sono quasi sempre a piano terra (come appunto prescrive il Corano) e le città diventano un aggregato di case che non si rivelano all’esterno in rapporto con le strade. Le strade, poi, (come dice la regola dettata da Maometto) sono larghe sette piedi, perciò formano un labirinto di passaggi tortuosi, scoperti e coperti, che conducono esclusivamente a case, terme e moschee, non permettendo una visione complessiva della città. Le botteghe dei commercianti non sono raggruppate in una piazza ma sono allineate su strade coperte o scoperte formando i bazar in un reticolo irregolare e spontaneo.

La città araba è un organismo chiuso composto essenzialmente da una rete di strade e vie su cui si affacciano case e botteghe ed è a questo modello urbanistico che bisogna storicamente agganciarsi per riannodare il centro storico alla città contemporanea rivitalizzando strade, vie, botteghe che s’identificano in bazar e souk, in una nuova Casbah contemporanea, in cui le strade, come originariamente lo sono state, potranno essere la nuova rete commerciale pedonale della città storica e contemporanea.

Bibliografia Essenziale:

Leonardo Benevolo, Storia della città 2, La città medievale, Editori Laterza, Bari 2006.

A proposito di Domenico Tangaro

www.domenicotangaro.it/biografia
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