Lo scorso 25 marzo c’è stato un sit-in ad Otranto per testimoniare a favore degli ulivi a rischio sulla strada Maglie-Otranto. Non potendo partecipare, mi sono fermato a riflettere sul valore della manifestazione, sull’importanza della valutazione di impatto ambientale e sui sistemi di aggiudicazione dei lavori.
La strada Maglie-Otranto si realizzerà dopo tanti anni di attesa. Il 20 luglio 2001 viene presentata la domanda di pronuncia di compatibilità ambientale , da espletarsi in sede nazionale; nel luglio 2003 la Commissione esprime parere positivo con prescrizioni; nell’ottobre dello stesso anno il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e nel marzo 2004 il Comitato Regionale VIA, si esprimono con parere favorevole; e sempre nel 2004 i Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali esprimono quindi il parere favorevole di pronuncia di compatibilità ambientale “con la scrupolosa osservanza delle prescrizioni sopra specificate poste dalle Soprintendenze competenti e delle ulteriori seguenti condizioni” (per leggere il parere clicca qui). Si giunge al dicembre 2007 per il bando di gara per la progettazione esecutiva e i lavori e poi, nel luglio 2010, all’esito del bando: gli investimenti sono per oltre 55 Meuro – una cifra elevata – quasi 4 Meuro per ciascuno dei 14 km di strada. Verrà garantita l’occupazione di cui si sente il bisogno specie in questo periodo.
Ma allora perché il sit-in? Perché tante lamentele? Perché ancora tante proposte per il reimpianto degli ulivi dopo che il progetto è stato fatto ed i lavori aggiudicati? Ne sono state fatte tante in questi giorni: vie del pellegrinaggio lungo la Maglie-Otranto, uliveti da trapiantare nei parchi naturali regionali ed altre iniziative e proposte che possiamo recuperare e leggere sul web. C’è da chiedersi in che mondo viviamo e pensare a quanti anni sono passati dall’avvio del progetto e quanti soldi sono stati spesi: scopriamo che il costo dei lavori non solo si moltiplica per i ritardi, ma anche per tenere in conto i costi dell’apparato amministrativo e tecnico che è stato alla base dei procedimenti in questi anni. Mi sembra di rivivere le polemiche sulla Torino-Lione dei giorni scorsi. Quindi ora si va avanti, potrebbe dire qualcuno, altrimenti si continuano ad alimentare costi insostenibili da cui gli operai rimangono fuori, ma da cui trae costante alimento quel sistema di potere vecchio e stantio che vive per creare problemi e non per risolverli.
Ma è d’obbligo qualche riflessione.
Chissà se i nostri politici spiegheranno come nel Salento – al pari della Val di Susa - i cittadini, le associazioni, gli enti si sono espressi. Certamente i nostri politici parleranno, anche perché trovano ormai la loro giustificazione solo nella possibilità di parlare che viene loro offerta, pur senza leggere le carte.
Il parere VIA nazionale del 2004 riporta alla pagina 3 che “lo studio di impatto ambientale ha affrontato, seppure in maniera semplificata e speditiva, tutte le problematiche …”. Ma come è possibile? La Soprintendenza per il Paesaggio della Puglia ha espresso parere “a condizione che vengano piantumate arborature tipiche della zona per attenuare l’impatto ambientale”. E dove farlo? Il relativo Ministero ha posto poi ulteriori condizioni (pag. 5 del parere VIA), richiamando il D.Lgs. 490/99 (oggi sostituito dal D.Lgs. 42/2004), chiarendo che “dovrà essere posta particolare attenzione alla progettazione delle opere di mitigazione” nelle aree di particolare criticità tutelate e caratterizzate da un paesaggio continuo di ulivi e muri a secco. E poi viene prescritto che “le piante ad alto fusto, rimosse per l’esecuzione dei lavori, dovranno essere rimesse a dimora ad una distanza adeguata dalla sede stradale”.
La presenza di tali piante è quindi riconosciuta con il loro valore, ed esaltata ancora di più dalla Regione nella nota del marzo 2004, che il parere VIA riporta come considerata. Si legge, alla pag. 6, come la Regione Puglia abbia, fra l’altro, evidenziato che “è necessario acquisire le autorizzazioni paesaggistiche per le opere che ricadono in regime di tutela” (tratto Palmariggi-Otranto, n.d.r.). E ancora “dovrà essere previsto ( …) il reimpianto di tutti gli ulivi con fusto di diametro superiore a 30 cm (…) Il progetto dovrà prevedere in generale il divieto di taglio di tutti gli alberi per cui sia possibile il reimpianto”. Ci sono già queste aree? Il parere termina con l’obbligo di ottemperare alle prescrizioni individuate dal Ministero per i beni culturali.

Mi sento più sereno quando penso che lo sviluppo delle procedure è stato articolato e complesso ma, come per la Val di Susa, mi chiedo se tutto è stato fatto, se gli accordi ed i pareri sono stati rispettati. Mi chiedo perché non viene rispettato quanto prescritto dalla Regione Puglia sul reimpianto degli ulivi. Perché non si ottempera alle prescrizioni del Ministero competente? Mi chiedo ancora se nel bando di gara siano stati previsti specifici accorgimenti per la qualità del progetto in relazione al miglior inserimento ambientale; è stata attribuita alla fase di acquisizione dei materiali per i rilevati stradali la dovuta attenzione? Abbiamo nel vicino bacino di pietra leccese di Cursi-Melpignano ingenti quantità di residui delle cave che sono abbandonati.
Quale boccata di ossigeno per la riqualificazione dell’ambiente, quale progetto ambientale di recupero potrebbe attivarsi se si guardasse di più al territorio immediatamente circostante! Ma qualcuno ci avrà pensato e non sarà stato ascoltato? E le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate, cosa dicono in merito agli ulivi e all’utilizzo dei materiali di scarto? Le autorizzazioni paesaggistiche obbligatorie rilasciate negli ultimi 5 anni tengono conto del Piano Provinciale di Coordinamento e dei nuovi studi del Piano Paesaggistico?
Ho visto che i politici sono molto attivi in questo periodo pre-elettorale; perché non organizzano un semplice incontro pubblico in cui chiariscono a tutti quanto fatto? A loro compete, perché sono stati eletti per questo e perché siamo certi che, pur di rimanere in carica, cercheranno di dire la verità senza doppi sensi.
Ho ripensato al valore del sit-in a cui non sono riuscito ad andare. È stato importante perché c’è tanta gente che vuole chiarezza.




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