
E’ rosa, un rosa/viola/blu, l’acqua calma e increspata dal vento che dai miei piedi si apre sino all’orizzonte formando una piana d’acqua salata di mare e di sale, rotta da stretti camminamenti di pietra a crear vasche saline. E il sole, ora alto, poi basso del giorno, irradia la superficie con una variazione di rosa che nel tardo pomeriggio si trasforma in rosa/blu/grigio.
A guardarle bene, le distese d’acqua di mare che cingono gli alti, bianchi prismi di sale sembrano surreali e l’idea che il pelo dell’acqua calma è coincidente con lo zero assoluto che segna le altitudini sopra e sotto il livello del mare del mondo dà, alla piana, un valore, un punto di riferimento a tutto ciò che è misurabile, a vista d’occhio sulla terra.
Di questo fascino assieme naturalistico e umano, non mi accorsi subito. Fu l’incontro con un capo salinaro, un mio amico che lavorava e viveva nelle saline, dove, nelle pause di lavoro, costruiva per passione e piacere personale, velieri di sale, che d’estate vendeva ai turisti increduli e curiosi nel vedere come si possano creare bellissime sculture di sale. Lui non svelava mai il semplice segreto di saper costruire sculture di sale a forma di velieri per mezzo di bastoncini di legno d’abete composti e lasciati immersi per qualche tempo in un angolo delle grandi saline sino a quando la naturale concrezione non avrebbe soddisfatto il suo ideale. Quando le tirava fuori dall’acqua rosa sembravano magnifiche creazioni della natura. Una simbiosi tra uomo e natura, tra idea e scienza, tra arte e cultura del luogo.
A chi altri sarebbe potuto venire in mente di realizzare sculture di sale se non ad un uomo che vive la sua vita nel sale e vivendoci dentro si accorge e declina per le sue sculture, la naturale stratificazione dei cristalli per creare arte.
Quest’arte, la passione di creare sculture di sale, incuriosisce pochi lavoratori delle saline. Pochi sono i salinari che lavorano nelle saline con l’attenzione a ciò che hanno intorno di speciale, di unico, perché il lavoro dei raccoglitori di sale è vissuto come un lavoro primario, rozzo, salato, che spacca le mani e brucia la faccia al sole, che gela d’inverno al vento freddo di tramontana e rilassa al caldo vento di scirocco quando d’inverno si insinua nelle giornate fredde. Sono giorni di calma estivo-autunnale d’una bellezza e sensazione estrema, unica, da condividere con stormi di fenicotteri rosa, ferule, cavalieri d’italia, falchi pecchiaioli, gruppi di volpoche, marzaiole, avocette e aironi che si fanno dolcemente scompigliare le piume bianche dal vento.
Il rosso/arancio della luce tinge di rosa ogni pietra dei camminamenti e dei prati di salicornia misti a fiocchi di giunchi mobili nel vento che forano il pelo dell’acqua diventando di un rosa/verde. In quei giorni, si rallentano i ritmi, si esaltano i colori, si disegnano sull’acqua salata le ombre rosse sul rosa. Nulla fa immaginare la lenta trasformazione dell’acqua di mare che, sia nei giorni d’inverno o di massima calura, d’estate, evapora lasciando cristalli di sale rosa agganciati a bastoncini di legno d’abete; geometriche composizioni d’arte naturale ogni volta uniche nel disegno, nel volume e nello spazio.
Bibliografia essenziale:
Antonio Lopez, Voli rosa sulla Salina, Claudio Grenzi Editore, Foggia, 2003.
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Genuino e sentito il racconto di un visitatore attento e sensibile al fascino della Salina di Margherita di Savoia. Un mondo antico fatto di natura, ma anche di tanta umanità e poesia. Di colori e luci, di cui non posso fare a meno… anche se sono passati 23 anni da quando decisi di andarmene per cambiar vita.
Complimenti.
Antonio Lopez
P.S. Grazie per la citazione del mio “Voli rosa sulla Salina”.