La Puglia che dialoga con se stessa

Il n.ro 147 della rivista dell’Istituto Nazionale di Urbanistica è lo spunto per parlare delle opportunità che la regione ha di costruire una sua identità, a partire dalla programmazione delle scelte da fare in tema di cura e pianificazione del territorio

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L’aspetto che forse più preoccupa nella scrittura di queste righe è la consapevolezza di non riuscire a descrivere in poco spazio la forza travolgente di cambiamento che si legge dal (PPTR) pugliese. Studi, definizione di scenari, proposte di valorizzazione del , opportunità di sviluppo, traduzione della cultura in scelte da cui possono discendere fatti concreti. Un vasto impianto, per cui verrò sicuramente accusato di aver detto poco del Piano o di averne parlato troppo bene.

Un paesaggio con cui dialogare – Sono partito dalla rilettura del numero 147 di Urbanistica, la rivista dell’Istituto Nazionale di Urbanistica e sono rimasto affascinato da alcune considerazioni dei redattori del Piano. Valeria Mininni evidenzia che «La visione paesaggistica del piano incalza i temi della sostenibilità» e che si è trattato di «un’esperienza a tutto campo (…) sui temi dello sviluppo locale autosostenibile e del paesaggio come bene comune, (…) un Piano costituito da blocchi che alludono a un lavoro da perfezionare nel tempo»: un Piano quindi in itinere, che parte con contenuti di elevato valore ma che non si chiude in se stesso, che si propone per la sua attuazione e nel contempo per il suo cambiamento, in modo da aderire sempre più alle esigenze di un territorio in evoluzione, pur affermando l’inviolabilità del patrimonio culturale e paesaggistico che rappresenta ciò che trasferiamo alle future generazioni.

Il n.ro 147di "Urbanistica" è dedicato al Piano Paesaggistico Territoriale Regionale della Puglia

È un cambiamento epocale: è la Puglia che fa storia in Italia perché propone un percorso virtuoso ed avvincente, un’idea di futuro in cui credere, su cui scommettere e verso cui orientare il nostro lavoro. Il territorio è presentato nell’Atlante del Patrimonio, a cui segue lo Scenario Strategico che Mininni presenta come «utopia concreta che delinea scenari desiderabili». «Un piano è innanzitutto un evento culturale» – scrive Alberto Magnaghi, coordinatore scientifico del Piano: mi sembra di cogliere ciò in ogni momento della lettura del Piano stesso. Un piano paesaggistico per la difesa dei beni comuni e uno sviluppo diverso è invece il titolo di una nota dell’Assessore alla Qualità del Territorio Angela . Incuriosito, dalla rivista sono andato sul web a scoprire altri aspetti del Piano stesso. Ho condotto un viaggio virtuale nel PPTR, definito da tre componenti, l’Atlante del Patrimonio, lo Scenario Strategico, le Regole per la riproduzione del paesaggio.

Un Piano che si fa in tre – Nell’Atlante è descritta l’identità dei tanti paesaggi della Puglia e le regole fondamentali che ne hanno guidato la sua costruzione; lo Scenario Strategico – in cui si legge un’idea di futuro sostenibile – contiene non solo le linee guida che suggeriscono ai progettisti i modi corretti per guidare le attività di trasformazione del territorio, ma individua anche 12 obiettivi generali; per ognuno di essi segnala obiettivi specifici, azioni e progetti, nonché i soggetti pubblici e privati chiamati in causa per il loro raggiungimento. Contiene inoltre 5 progetti territoriali per il paesaggio regionale ed una raccolta di Progetti Integrati di Paesaggio Sperimentali. Note descrittive, relazioni, cartografie: un mondo che il portale regionale pone all’attenzione di tutti e che incuriosisce nel percorrerlo. Può notarsi così l’attenzione al Parco Nazionale dell’Alta Murgia e al progetto per una rete di mobilità lenta a servizio del suo territorio, come anche il progetto sperimentale Le Porte del parco fluviale dell’Ofanto (Contratto di fiume), Il Corridoio ecologico del fiume Cervaro, I Giardini di Pomona a Cisternino o il Progetto di riqualificazione di cave in disuso nel Salento, solo a citarne alcuni. Mi è sembrato di cogliere una volontà di intervento e di tutela sul territorio, ma in maniera propositiva, generando trasformazioni in grado di costituire volano per lo sviluppo delle comunità locali. Trovo un grado di conoscenza del territorio che ha suggerito dove operare strategie condivise con gli attori della trasformazione provenienti “dal basso”, attraverso un processo partecipativo che ha visto il Piano non generato e governato nella “stanza dei bottoni” ma costruito con le comunità locali.

Il sistema infrastrutturale per la mobilità dolce (immagine tratta dalle Schede degli Ambiti Paesaggistici del PPTR)

I grandi progetti del territorio sono poi oggetto di specifiche linee guida. Scopriamo così le linee guida per il progetto energetico, per il patto città-campagna, per i manufatti in pietra a secco di cui è costellata la regione ed altre ancora. Per esempio quelle sulle fonti rinnovabili hanno il compito di costruire regole, scenari, immagini del rapporto tra nuove infrastrutture energetiche da fonti rinnovabili e il sistema insediativo, rurale, naturale della Regione Puglia. Trovo anche delle riflessioni importanti e che dovranno essere oggetto di approfondimenti, laddove si accenna al ruolo della Pubblica Amministrazione, che potrebbe essere chiamata a ricoprire un ruolo di azionista (di minoranza) all’interno di grandi progetti. C’è spazio anche per l’ off-shore, sebbene quelli che ritroviamo debbano essere intesi come spunti per approfondimenti maggiori nel prossimo futuro. Trovo la voglia di esserci, di pensare, di superare quell’atteggiamento di pressappochismo che spesso ha caratterizzato il passato. Riesco a ritrovare non proclami o orientamenti generici, ma addirittura indicazioni e schemi costruttivi, suggerimenti alla progettazione. Esempi belli e meno belli, alcuni avvincenti, avveniristici ma reali perché mutuati da altre realtà, alcune estere. Penso però a quanti sanno tutto ciò e quanto occorrerà fare per renderlo meglio noto.

Come leggere le proposte del Piano? – Vedo queste pagine anche come suggerimenti per pensare in grande. E’ un’opportunità per il territorio.

Impianti eolici sul territorio pugliese (foto tratta dalle Linee Guida del PPTR)

Il viaggio sulla rete mi ha preso molto tempo e dimenticavo quasi che dovevo ultimare la lettura della rivista dell’INU. Ritorno a leggerla in una nota di Massimo Quaini a pag. 70 dal titolo Una sintesi mediterranea fra utopia e pragmatismo. Ne consiglio la lettura prima e dopo la conoscenza maturata sul Piano. Si apprezzano ancora di più affermazioni come “un piano che certo non sarà difficile ai più considerare molto innovativo” oppure “è probabile che questo rinnovamento della politica si possa spiegare in base a profonde ragioni e motivazioni culturali che, se esplicitate, potrebbero farci comprendere i caratteri originali su cui posa il significato più generale del piano” o ancora “… un piano che, con grande vigore e fin dall’inizio, dichiara una sua primaria funzione culturale e direi quasi educativa” e infine “una via pugliese alla pianificazione”. Certamente sono frasi che invitano ad una lettura dalla quale si esce più arricchiti di quella cultura che, se diventa protagonista dello sviluppo, può portarci fuori dalla peggiore crisi di questi decenni e può farci guardare con speranza ad un futuro migliore.

La lettura del Piano, quindi, come esperienza affascinante ed iniezione di fiducia per il nostro futuro. Ma per tradurlo in realtà dobbiamo attuarlo e in questa fase riscopriremo il Piano, che potrà essere oggetto di arricchimenti ulteriori in itinere. Proprio come abbiamo studiato ma quasi sempre dimenticato, perché ad oggi mai nessuno lo aveva fatto.

 
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