L’occasione del 26 ottobre 2011, Serata di Architettura a Milano dedicata a Gio Ponti dall’Ordine degli Architetti, mi ha dato la possibilità di riflettere sull’opera e in particolare sulla sua ultima opera, una chiesa, una cattedrale - Gran Madre di Dio – realizzata in Puglia a Taranto nel 1970, il suo ultimo atto d’amore per le città italiane, per gli italiani, per l’uomo.
L’architettura immaginata e realizzata, al primo sguardo, è un’immensa facciata a vela, traforata da aperture che progettano lo spazio esterno, il cielo, le nuvole, affinché, come sottolineava l’architetto, «gli angeli possano sostarvi dentro»; un’architettura fatta di feritoie aperte al vento, alla luce, al gioco del chiaro/oscuro determinato dall’arco del sole e della luna; una composizione di aria e materia duplicata al suolo dalle vasche d’acqua antistanti la chiesa, specchi naturali e vibranti al vento ideate per riflettere la facciata sul piano orizzontale trasmettendo leggerezza.
All’interno, un grande monovolume multiplo ritmato da superfici forate da aperture, finestre, varchi, vetrate, aggetti, bassorilievi e colore, vibra la luce naturale continuamente cangiante, dalle tonalità azzurro-rosee dell’alba/mattino al rosso-arancio del tramonto/sera diffuso sul bianco dominante. Un luogo dove il sole e i giochi naturali della luce sono i veri protagonisti dell’architettura.
Gio Ponti sosteneva che «l’architettura religiosa non è questione di Architettura ma bensì di Religione, così la luce, segno della presenza di Dio, esclude ogni altra decorazione lavorando e modellando la materia per dare volto all’invisibile, unendo creatività e mistero, bellezza e infinito; l’Architettura immaginata e costruita, la grande cattedrale per i fedeli, è soprattutto un luogo per ritrovare se stessi, un luogo per l’uomo, individuo centrale della società contemporanea, perché per la Chiesa l’uomo esiste ancora come individuo, è essa che l’onora col battesimo, è essa che lo elegge con i sacramenti, è essa che lo festeggia nel matrimonio, è essa che lo onora per tutta la vita. Essa sola non lo rifiuta mai, lo accoglie qual è senza classificarlo nella fortuna o nella incapacità, forte o stanco, povero o ricco, felice o infelice, buono o cattivo. Essa sola lo accoglie sempre con la sua misericordia, la sua attesa e la sua pazienza. Essa sola lo valuta ancora come uomo, mai come numero o come mezzo o strumento». A questi principi e con questa sensibilità Gio Ponti si ispirò per realizzare la sua ultima opera ed è con la stessa sensibilità e con la stessa attenzione che dovremmo avvicinarci all’archiettura della Concattedrale Gran Madre di Dio a Taranto, per comprendere una delle più importanti opere di architettura del novecento italiano esistenti in Puglia.
Bibliografia e Siti essenziali:
Gio Ponti, Amate l’Architettura, l’Architettura è un cristallo, Rizzoli, Milano,2008.
http://www.giopontiarchives.org/quadro1.html
http://fondazione.ordinearchitetti.mi.it/index.php/page,Notizie.Dettaglio/id,2061/type,fo
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