“D’Araprì”, lo spumante che racconta San Severo

Le bottiglie di “bollicine” si affinano nelle cantine di via Zannotti, un gioiello ipogeo della città, e vengono stappate ormai in tutta Europa ma anche in Giappone e Australia. La scommessa (vinta) di tre amici legati dalla passione per il jazz

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Una solida amicizia che affonda le radici nella musica jazz, poi maturata e rinsaldata negli anni attraverso la passione comune per il vino ed i vitigni autoctoni del . Alla base di tutto, la convinzione di poter produrre anche al Sud spumanti di pregio, e l’intuizione – poi rivelatasi vincente – di poter valorizzare nelle “bollicine” i vitigni autoctoni della Daunia (come il “Bombino bianco”) che nella spumantizzazione riescono ad esprimersi nella loro pienezza. Il resto è capacità imprenditoriale ed uno straordinario attaccamento ai valori d’origine del territorio. E’ così che , e hanno creato, nel 1979, l’apprezzata e rinomata produzione di spumanti “d’Araprì” (il marchio è dato dalle prime lettere dei tre cognomi letti in successione), unica realtà pugliese a produrre spumanti con il metodo classico (ovvero con fermentazione in bottiglia, detto anche metodo “Champenoise”), tra le pochissime in tutto il meridione d’Italia.

Le cantine d’Araprì, a , sono un vero e proprio gioiello ipogeo: si estendono su una superficie di 1000 metri quadri, a ridosso della Chiesa di San Nicola, una tra le più antiche della città. L’ingresso è in via Zannotti. Una parte della cantina risale agli ultimi decenni del 1500, l’altra è del 1700. In mezzo, il terribile spartiacque temporale costituito dal terremoto del 1625. Qui sono conservate e valorizzate (per precisa volontà di D’Amico, Rapini e Priore che hanno rilevato i locali nel 1995) le tracce dei secoli passati, mantenute vive in quelle mura sotterranee in mattone. Percorrendone i corridoi, infatti, è possibile ammirare preziosissime testimonianze del passato come una antica pressa del 1836 o la prigione dei Carbonari Morelli e Silvati o ancora una testimonianza (parte di una parete spessa, con base trapezoidale e profonde feritorie) delle antiche mura di cinta di , risalenti al 1200. In questo ambiente affascinante e pregno di storia, che ogni anno viene visitato da centinaia di visitatori tra appassionati, curiosi ed eno-turisti, si “affinano”, al fresco e al buio, migliaia e migliaia di bottiglie.

Le bottiglie d’araprì (circa 80mila all’anno), infatti, si stappano in tutt’Europa e sono rinomate anche in Giappone ed in Australia. Sono varie le tipologie di spumanti prodotti: Riserva Nobile (Bombino bianco in purezza), Pas Dosè (Bombino bianco e Pinot nero), Brut (Bombino Bianco e Pinot nero), Brut Rosè (Montepulciano e Pinot nero), Gran Cuvée XXI Secolo (Bombino bianco e Pinot nero) e Dama Forestiera (solo bottiglie “Magnum”; Montepulciano e Pinot nero). La parte della vinificazione avviene in una cantina “moderna”, alla periferia della città, mentre la spumantizzazione e l’affinamento avviene nelle meravigliose “segrete” di Via Zannotti. A questo plesso si è annesso da ultimo l’adiacente palazzo in stile liberty, luogo di promozione del marchio e sede di eventi pubblici promossi dalla cantina o kermesse enogastronomiche. Un successo tutto sanseverese, dunque, che parla del Tavoliere anche oltreoceano. E non è da escludere che l’indiscussa e riconosciuta qualità delle bottiglie d’Araprì sia dovuta anche al privilegio di poter invecchiare ed affinare il loro prezioso contenuto in un luogo fuori dal tempo, eppure così pregno di storia e tradizione.

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One Response to “D’Araprì”, lo spumante che racconta San Severo

  1. anna dicono:

    Ho visitato la Cantina d’ Arapri nel 1998 con alcuni docenti con cui ho frequentati il corso di Recupero delle Aree Rurali, tenutosi presso il Liceo Classico di San Severo.

    Non vivo più a San Severo da diversi anni, ma quando si parla del paese di origine, si parla con orgoglio anche della bellezza e bontà della Cantina D’ Araprì.

    Complimenti.

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