Ex Ilva, soluzione entro 48 ore

Ministro Urso: “incostituzionale la nazionalizzazione. Senza l’AIA salta tutto”. I sindacati non arretrano. Emiliano spinge per la decarbonizzazione

 

La situazione dell’ex Ilva si deve risolvere entro 48 ore. Giovedì 10 luglio è stata convocata la Conferenza tecnica dei servizi per la nuova AIA, ovvero l’Autorizzazione Integrata Ambientale, che servirà al polo siderurgico per poter tornare a produrre acciaio, a condizione che si rispettino determinati vincoli che puntino alla sostenibilità e debbano tutelare l’ambiente, gli ecosistemi presenti nel territorio e la salute dei lavoratori e della città. Senza questo documento, impossibile trovare un accordo.

Urso, impossibile nazionalizzare

Il Ministro Urso, poi, ha chiarito che lo Stato non può nazionalizzare l’azienda perché non si tratta di un servizio pubblico indispensabile, citando l’articolo 43 della Costituzione: l’articolo prevede infatti l’ingresso dello Stato solo nelle imprese che forniscono servizi pubblici essenziali per fini di utilità generale.

Emiliano: “Due scenari plausibili”

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano

«Oggi abbiamo definito due scenari fondamentali – ha spiegato il presidente Emiliano – Il primo scenario consentirebbe di mantenere la strategicità dello stabilimento siderurgico di Taranto, continuando a considerarlo il più importante d’Italia e tra i principali in Europa, riducendo i tempi della decarbonizzazione da 12 a 8 anni. Stiamo cercando di stringere ulteriormente questi tempi, ma dobbiamo fare i conti con condizioni tecniche molto complesse.

Il secondo scenario, invece, è legato alla possibile assenza della nave rigassificatrice: se non fosse possibile rifornire i forni a DRI con sufficiente gas, si potrebbero realizzare solo tre forni elettrici, che non garantirebbero allo stabilimento il ruolo industriale che ha oggi. In questo caso, la decarbonizzazione sarebbe comunque completata in 7 anni, un tempo comunque considerevole.
>In entrambi gli scenari, si cercherà di far continuare a funzionare gli attuali altiforni, anche se con un livello produttivo molto ridotto, poiché sono in pessime condizioni».

Senza AIA, nessuna soluzione

“Va detto che l’azienda che gestisce l’ex Ilva – ha aggiunto il presidente Emiliano – ha presentato una richiesta di AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, che rischia di essere approvata per gli impianti a ciclo integrale, cioè quelli attuali. Se non intervenisse l’accordo di programma, il Ministero dell’Ambiente potrebbe autorizzare lo stabilimento nelle condizioni attuali, senza alcuna garanzia di decarbonizzazione. Questo è il rischio che vogliamo assolutamente evitare».

Quindi, nulla di fatto. I sindacati intanto continuano ad difendere le loro posizioni, confermate al Ministro Alfonso Urso e alla Ministra del Lavoro Marina Calderone.

Ci vediamo il 15 luglio

Il Mimit, così, ha rimandato tutto al 15 luglio, così da poter avere sul tavolo anche l’AIA.

La riunione al Ministero delle Imprese e del Made in Italy è iniziata alle 9:30 ed è terminata alla 16:30. Evidentemente non è stato necessario “fare notte”, come aveva preannunciato Urso, pur di trovare una soluzione al polo siderurgico di Taranto, importante biglietto da visita dell’Italia per dimostrare al resto del mondo di essere “una potente nazione industriale”.

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