EX Ilva, nuovo rinvio

Salterà la gara del 1° agosto e arriveranno nuovi acquirenti, mentre il MASE a breve si pronuncerà su AIA e il comitato tecnico deciderà sul gas

 

Una situazione ormai paradossale, al limite dell’assurdo. Il nuovo rinvio al 31 luglio dimostra come l’ex Ilva sia una “patata incandescente” che nessuno ha il coraggio di toccare.

Emiliano: tutto rinviato

«Abbiamo chiesto e ottenuto un nuovo rinvio per permettere al sindaco di Taranto di spiegare ai suoi cittadini come sta la situazione e quali solo le soluzioni plausibili. Il ministro Urso ha assegnato ad un organismo tecnico per stabilire qual è il gas al momento disponibile nell’area di Taranto e capire cosa si può fare con quel quantitativo. Se non conosciamo chiaramente qual è il gas disponibile, oggi e domani, qualunque opzione industriale è impossibile – ha detto il governatore Emiliano al termine dell’incontro a Roma con il Ministro Urso – Intanto il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin entro dopodomani emetterà il suo verdetto. C’è il rischio che il Ministero rilasci una AIA che consentirebbe in teoria la prosecuzione delle attività a ciclo integrato per 12 anni. Noi continueremo ad insistere anche se il Ministero rilascerà l’AIA sul processo di decarbonizzazione, che è l’unico che può interrompere tra 7 o 8 anni in ciclo integrato sostituendolo con quello dei DRI. La terza soluzione è la chiusura. Nessun partito, ad oggi, si è espresso sulla chiusura. Scaricare tutto sugli enti locali è una profonda ingiustizia che non possiamo tollerare. Devono parlare, devono dire quello che pensano e prendere le loro responsabilità».

La palla passata alla Commissione tecnica

Sostanzialmente un nulla di fatto. Tutto rimandato, con la spada di Damocle dell’AIA che sarà rinnovata o meno dal Ministero dell’Ambiente e il silenzio dei partiti che si stanno guardando bene dall’intervenire su una vicenda così delicata da cui dipende la forza economica dell’intera Italia e la sua presenza al tavolo delle potenze industriali mondiali.

Senza un accordo con gli enti locali e i sindacati sul piano della decarbonizzazione, il ministro Urso ha optato per la commissione tecnica, composta dagli enti che partecipano all’accordo interistituzionale e da Snam, che entro il 28 luglio dovrà individuare la soluzione migliore per l’approvvigionamento del gas, che deve essere sostenibile ed economico, e sulla presenza o meno nel porto di Taranto della nave rigassificatrice, la cui presenza potrebbe non essere compatibile con le leggi che prevengono incidenti rilevanti, vista anche la vicinanza al sito dell’ex Ilva della raffineria ENI. Contestualmente si deciderà sulla realizzazione dei 4 impianti di DRI per produrre l’acciaio utilizzando il preridotto.

Gara rimandata e nuovi acquirenti?

ex ilva
Il processo di decarbonizzazione dell’ex Ilva è ancora lungo

Questo rinvio è una manna per alcuni acquirenti, rimasti fuori dalla gara che avrebbe dovuto aprirsi il 1° agosto e terminare nel 2026 con l’acquisizione definitiva dei nuovi investitori: ci sarebbero almeno 3 grossi gruppi industriali, che potrebbero diventare 7, che potrebbero mettere sul tavolo delle trattative ben 5 miliardi di euro, ma c’è sempre l’incognita di trovare un accordo con i tanti soggetti coinvolti.

Prima dell’incontro stamane con il ministro Urso, Emiliano aveva spiegato che «chiudere subito le fonti inquinanti significa chiudere lo stabilimento, perché l’idea di fermare solo il reparto a caldo è irrealistica: l’impianto a freddo a Taranto è già fermo da anni. Se dieci anni fa si fosse dato seguito alla proposta della Regione Puglia, e se i due forni DRI finanziati dal governo Draghi fossero stati realizzati, oggi non saremmo in questo dramma».

Due proposte sul tavolo, per garantire decarbonizzazione e livelli occupazionali

I due scenari principali proposti al ministro sono: 3 o 4 forni DRI che gradualmente sostituiscano gli altiforni, oppure solo forni elettrici.

Dall’incontro con i sindacati è emersa all’unanimità la decarbonizzazione e la garanzia sui livelli occupazionali.

Insomma, il polo siderurgico è diventato un problema molto pericoloso per il governo e per i partiti, che non sanno come gestire, per evitare di perdere la faccia e i consenti a livello nazionale e internazionale.

Taranto abbandonata e le vittime dell’Ilva dimenticate?

Gli enti locali, i sindacati, il sindaco di Taranto e i cittadini, invece, continuano a combattere per difendere giustamente il lavoro, l’economia, la salute e l’ambiente, ma anche per onorare il sacrificio di una città, scelta per rappresentare l’Italia ma abbandonata al suo destino.

Il governo e i partiti non vogliono ammettere che l’ex Ilva, e l’inquinamento prodotto dai suoi impianti, è un segno indelebile di un fallimento politico e industriale che si manifesta quotidianamente sulla pelle dei tarantini, sui morti e sui malati, sacrificati inconsapevolmente da una patria che vuole dimenticarli.

Nessuno ancora oggi ha il coraggio di ammettere gli errori e la forza di correggerli.

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