Ecologia a bambù

Scatola di montaggio di una bicicletta di canna di bambù

Ci si produce tanto, dai piccoli oggetti ad uso domestico alle stesse abitazioni. E i suoi scarti possono essere utilizzati, come combustibile per riscaldarsi oppure come polpa per produrre carta. La pianta del bambù è la maggiore come dimensioni tra le piante erbacee. Ne esistono più di 75 generi e 1500 specie. Soprattutto provenienti dall’Asia sudorientale, a seguire dall’America Latina, il resto da Africa e Oceania. Piantagioni che, quando fanno fiori o frutti, restano industrialmente inutilizzabili per una manciata di anni. Ma che, per il resto del tempo, sempre si prestano a molteplici impieghi. Il bambù, in polpa diventa carta, filato ci si ottengono tessuti, tagliato può formare pannelli… Cresce rapidamente, senza che siano necessari erbicidi o pesticidi, con costi molto bassi. E, anche mentre cresce, si rende utile nell’assorbire tanta anidride carbonica.

Tra i bambù di provenienza italiana – rende noto Marco Fabiani dal Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università Politecnica delle Marche, in un report ad hoc sull’argomento pubblicato dal sito dell’AIB (Associazione Italiana Bambù) – la Phyllostachys edulis e la Phyllostachys viridiglaucescens. Un bambù nostrano che “esibisce ottime prestazioni meccaniche la cui resistenza può essere paragonata ai materiali da costruzione attualmente in uso”.

Il Labirinto della Masone di canne di bambù di Franco Maria Ricci, visto dall’alto

Stando sempre a quanto riportato dal sito AIB, si dice che l’utilizzazione mondiale del bambù per il commercio è di circa 20milioni di tonnellate per anno. Più della metà, utilizzato dalle popolazioni povere nelle aree rurali (e qui torna il concetto di “oro verde” espresso dal premier indiano) . Per un fatturato totale generato dal bambù e dai suoi prodotti che è stato stimato intorno ai 4,5miliardi di dollari. Addirittura si parla di circa 1500 applicazioni commerciali identificate, di cui la maggior parte in Asia. Mentre anche in Europa le attività commerciali relative a prodotti creati con il bambù sono in fortissimo aumento.

Grandi firme della moda (come Gucci nel 1947, ma chi non ne ricorda uno in quelle della nonna?) ne hanno fatto un’elegante manico da borsetta. Tanti ne elogiano proprietà e componenti nutritivi (per nulla calorici) dei suoi germogli. E poi se ne fanno attrezzi, strumenti musicali, tavole, tessuti, carta, parquet, combustibile, biciclette… Ed ora è aperta passione per il bambù gigante ad uso industriale.

Un viale del Labirinto della Masone di canne di bambù di Franco Maria Ricci

Una passione che per alcuni è anche amore per la pianta in sé, non lavorata. Ed è così che il bambù, “pianta elegantissima”, è regina del Labirinto della Masone, progetto a cui si sta da anni dedicando l’editore Franco Maria Ricci. Un labirinto di bambù in fase di ultimazione a Parma. Una superficie di circa otto ettari con percorsi che si sviluppano per più di tre chilometri. “Almeno per ora – scrive sul web il suo ideatore – il più grande labirinto al mondo e una delle più vaste piantagioni di bambù in Europa”.

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