“Marche, le scoprirai all’infinito”. Così chiude la campagna pubblicitaria sulla Regione che diede i natali a Leopardi, mentre Dustin Hoffman recita come naufragar sia dolce in questo mare e sullo schermo scorrono le rasserenanti distese dell’entroterra. Il futuro di queste verdi colline è però per alcuni oggetto di fervide discussioni, al pari del discusso spot che ha per protagonista il celebre attore. Ma in questo caso l’attore in gioco è il pannello fotovoltaico.
Non contestata la positiva svolta, anche della Regione Marche, in favore della green economy e quindi per un’energia pulita prodotta dal solare, sembra infatti crescere sempre più in questi tempi il malumore e la preoccupazione di chi riferisce come troppo poco regolamentato il settore. Oggetto del contendere, l’installazione a terra dei pannelli.
Una polemica che ogni tanto riecheggia nei giornali. “In un Piceno che punta sul turismo per una rinascita economica – si legge sul Resto del Carlino in questi giorni – lo spettacolo di distese ‘futuriste’ tra le colline non è certo un bel biglietto da visita”. Così, nella bassa Marca, si lamenta l’associazione Luoghi Comuni, che ha promosso incontri per porre in evidenza non solo un vuoto normativo, quanto anche una possibile insidia per il domani. Da un lato pensando al recupero e/o allo smaltimento di questi pannelli che hanno un ciclo di vita di un ventennio, dall’altro mettendo in guardia sull’utilizzo di diserbanti potentissimi che in questi campi lasceranno dietro a sé il nulla una volta dismessi gli impianti solari.
Stesso allerta per l’alto pesarese, dove il movimento Terra Comune chiede attenzione e norme certe, in un appello agli amministratori: «Le numerose richieste riguardanti l’installazione a terra su estese superfici agricole che stanno interessando il nostro territorio provinciale – spiegano -, senza il filtro di regolamentazioni che permettano formali valutazioni sull’impatto estetico ed ambientale, stanno seriamente compromettendo la bellezza e l’integrità del nostro territorio giustamente decantato e valorizzato da numerose ed onerose campagne pubblicitarie di portata internazionale».

Questo, si diceva, nulla toglie all’importanza dell’energia solare, ma chiede semmai che venga diretta a livello pubblico questa svolta della green economy su cui tanto si fa affidamento. A Pesaro-Urbino, ne sa qualcosa il neoeletto presidente provinciale, il giovane trentaseienne Matteo Ricci, che aveva imperniato gran parte della sua campagna elettorale (girando con un’auto a metano) sulla “provincia del sole e del vento”, promettendo importanti progetti che avrebbero appunto coinvolto gli imprenditori locali nell’utilizzo dei tetti dei loro capannoni. Proprio a maggio, l’ultima presentazione sul tema, già battezzata come “il villaggio del sole e del vento”. Ossia 110 ettari di proprietà della Provincia, in zona Cagli con veduta sulla suggestiva valle della Gola del Furlo, dove si pensa di accogliere, oltre ad interventi di riqualificazione edilizia in senso ricettivo, consistenti impianti per fotovoltaico, ma anche per minieolico, geotermico e biomasse.
Intanto sempre in zona, ad Acqualagna, sorgerà entro ottobre quello che viene preannunciato come uno dei piu’ grandi impianti fotovoltaici del Centro Italia, in grado di produrre una potenza di 5,23 MWp. Un progetto realizzato da imprese marchigiane e che sembrerebbe puntare ad un rilancio del territorio anche dal punto di vista occupazionale. Secondo quando comunicato, l’impianto coprirà con 23mila pannelli fotovoltaici un’area di quasi 29mila metri quadri, producendo energia elettrica sufficiente ad alimentare circa 2 mila appartamenti. Il risparmio di anidride carbonica stimato dovrebbe aggirarsi oltre le 3mila tonnellate.
Quindi, il pannello solare che muove l’economia e aiuta i lavoratori. Ma, perchè no, anche il pannello solare che premia lo svago e accoglie i consumatori. Nella politica del centro commerciale CargoPier in Osimo, vicino ad Ancona, ci sono infatti, come ricorda il loro motto, “32 negozi alimentati dal sole”. La struttura, 23mila metri quadrati e oltre mille posti auto, è infatti ricoperta da un tetto di pannelli fotovoltaici che rendono autosufficiente l’edificio dal punto di vista energetico, consentendo un risparmio economico alla gestione ma anche ambientale alla collettività. E sempre parlando di svago e di edifici di grandi dimensioni è in via di definizione proprio in questi giorni il progetto preliminare per la copertura dello stadio Riviera delle Palme a San Benedetto del Tronto. La Sambenedettese Calcio ha infatti presentato al Comune la sua proposta per la messa a norma dell’impianto sportivo e l’integrale copertura degli spalti mediante l’utilizzo di pannelli fotovoltaici che dovrebbero produrre fino a 1,2 megawatt di energia.
Che dire, le Mar che sembrano dunque essere una Regione che crede abbastanza nelle potenzialità del solare. Tanto da aver dato vita, tra l’altro, ad un ambizioso piano che conta di installare 5mila impianti fotovoltaici per tutto il territorio regionale. Il progetto si chiama Sole delle Marche e riunisce una decina di aziende pesaresi, operanti nel settore dell’impiantistica elettrica, coordinate dalla Cna provinciale. Il funzionamento prevede che i gestori sostengano i costi iniziali dell’installazione e che, di contro, gli utenti cedano il diritto di superficie dei propri tetti.

Così in Regione il fotovoltaico vola alto. Talmente alto che all’aeroporto di Ancona, a Falconara, è stata costruita la prima torre di controllo fotovoltaica d’Europa ad opera dell’Enav. L’impianto produce un quarto delle esigenze di gestione della torre e si stima che produrrà un risparmio di 28mila euro annui per la società a fronte di un investimento dichiarato di oltre 300mila euro.
E allora la sensibilità al tema è arrivata anche nelle scuole. Tanto che l’istituto tecnico Itis Mattei di Urbino ha deciso di far sperimentare sul campo ai ragazzi la costruzione di un impianto solare proprio sopra l’edificio scolastico. Dal progetto all’investimento gli studenti saranno coinvolti in ogni fase, surclassando i già fortunati colleghi di altri istituti che avevano ricevuto la copertura del proprio complesso direttamente da parte delle amministrazioni locali. Il loro laboratorio ora è proprio sulle loro teste e guarda il sole.






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