L’intero comparto produttivo della pesca è in agitazione a causa delle nuove norme di tutela europea entrate in vigore il 1° giugno scorso.
Con la 1967/2006, già adottata da altri Stati dell’Unione, si cerca di salvaguardare il ripopolamento della fauna marina, sia per la sopravvivenza dell’intero ecosistema marino sia perché se viene a mancare il prodotto, intere flotte delle nostre marinerie rimarrebbero a terra. Ma è altrettanto vero che sul Mediterraneo si affacciano anche Paesi extracomunitari che avranno quindi campo libero per continuare quel tipo di pesca indiscriminata e distruttiva che si vuole impedire.
Il nuovo regolamento obbliga gli addetti alla pesca all’uso di reti a maglia più larga, passando da quella di 20 millimetri in uso, a una maglia quadrata da 40 millimetri nel sacco, cioè la parte terminale della rete, o, su richiesta debitamente motivata da parte del proprietario del peschereccio, una rete a maglia romboidale da 50 millimetri. Questa soluzione, che come vedremo più avanti riduce il pescato all’incirca del 50% con evidente danno economico per i pescatori, coglie le marinerie già nel bel mezzo di una crisi strutturale.
Gli armatori sono chiamati a investire ulteriori risorse, in vista però di minori prospettive di guadagno e di maggiori costi di gestione come quelli del gasolio in continua ascesa. La protesta ha investito tutti gli operatori del settore e si è diffusa a macchia d’olio su tutta la penisola. In Puglia lo stato di agitazione ha coinvolto Manfredonia, Molfetta e Barletta, a nord di Bari, Mola e Monopoli a sud, Gallipoli e Taranto nello Ionio e poi via via le flotte dei porti più grandi. Il settore solo in Puglia coinvolge direttamente circa 1.700 imbarcazioni e 2.500 imbarcati, oltre all’indotto che, per l’intera filiera, si stima è di 11mila addetti.
Circa trecento solo a Molfetta. Michele Salvemini è il comandante della barca “Barone Padre” di Molfetta. «Il discorso di queste maglie non va bene. Hanno colpito un settore che già era in crisi da parecchi anni. In primo piano però sono le sanzioni che applicheranno se troveranno barche non a norma. Sono sanzioni amministrative che partono da 3000 euro e arrivano a 300.000 euro e da 6000 euro a 600.000 euro a seconda della gravità… »
«Io prendo la barca e gliela do – esclama Vincenzo Degennaro armatore del motopesca “Nuovo Vincenzo” – e io mi appendo al campanile come i conigli. Chi ha fatto la legge dovrebbe venire su una barca come le mia e vedere che cosa peschiamo. A sera, poi abbiamo almeno recuperato le spese del gasolio? Ma qui ci sono barche anche più grandi, che consumano più nafta. Alle 24 ore e alle 48 ore. E ci sono gli stipendi, che a fine mese non ce la facciamo a pagare le persone». «Noi vogliamo l’abolizione oppure la rivisitazione del decreto – gli fa eco Domenico Minervini armatore del motopesca “Eolo” – perché è impossibile andare a mare con queste cose, con queste sanzioni. Ci sono pescherecci che vanno a mare con due con tre persone; bisogna avvisare la Capitaneria quattro ore prima del rientro, due ore dopo il rientro, poi dobbiamo dichiarare il pescato, qualità, quantità. Non sono applicabili queste norme. Ci vorrebbe un commercialista a bordo. Che ci vogliono fare i controlli quando rientriamo in porto è un conto…».
CHE COSA COMPORTA UTILIZZARE MAGLIE PIU’ PICCOLE?
«In fatto di pescato – risponde Salvemini – hanno provato già parecchie barche con le reti che rispondono alle nuove norme e dicono che si è ridotto del 50%. Già il settore è in crisi a causa del caro gasolio. Per un armatore sono oneri pesantissimi affrontare queste spese. Se poi, a fine mese, sei sotto del 50 % non si possono affrontare più le spese».
COSA COSTA UNA RETE?
«Una rete nuova costa dai 3000 ai 4000 euro, a seconda delle dimensioni. Però, non ci vengono incontro alle spese. Ci dicono dovete fare questo e quest’altro, però non vengono incontro all’impresa. Bisogna acquistare almeno quattro reti. Per adesso è possibile sostituire solo il sacco, cioè la parte finale della rete».
CHE COSA PENSATE DI FARE ADESSO?
«Intanto sollecitare le autorità, chi ci deve seguire, gli amministratori locali ecc. Noi vogliamo solo lavorare. Dobbiamo vivere tutti quanti». «Si sta mobilitando tutta l’Italia – interviene Minervini – perché è un problema nazionale. Faremo danni. Ci hanno equiparati al Nord Europa, noi non abbiamo facoltà di scelta. Il Mediterraneo è fatto di pesce piccolo, poi i Paesi che si affacciano sul mare vivono di queste specie. Fa parte dell’economia, perché se non prendiamo più, noi, non compra più il pesce, la gente. Decideremo che se queste norme non sono abolite oppure riviste noi consegneremo le licenze e ci metteremo in cassa integrazione».
La Regione dice di non avere le risorse per sostenere la riconversione produttiva del settore, motivo per cui l’assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Dario Stefàno, ha richiesto con urgenza (clicca qui per leggere il telegramma ) un incontro insieme con gli assessori competenti delle Regioni Molise, Marche e Abruzzo, ha già chiesto il 21 maggio scorso, «allo scopo – spiega l’Assessore Stefàno – di condividere una strategia comune, tenendo contro della situazione critica in cui versano le nostre marinerie», con il Ministro per le Politiche Agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan. Un incontro che, a tutt’oggi, non ha ricevuto alcun riscontro. Da parte loro gli eurodeputati Raffaele Baldassarre e Sergio Silvestris hanno avanzato la richiesta di “una proroga per la salvaguardia del patrimonio gastronomico e marittimo e per la tutela della pesca nel Mediterraneo”.
COMANDANTE SALVEMINI, AVETE LANCIATO UN APPELLO ANCHE ALLE ALTRE MARINERIE?
«Si sperando che la cosa si espanda a macchia d’olio. Hanno protestato a Mola, Monopoli, poi si sono associate Molfetta, Taranto Gallipoli, Schiavonea, Crotone, tutto il Golfo di Taranto, Bisceglie, Manfredonia».
A Mola di Bari, una trentina di pescatori ha rimesso nelle mani della locale Capitaneria di Porto le licenze d’esercizio.
QUANTI SIETE QUI A MOLFETTA?
«Siamo circa trecento pescatori della piccola pesca, cioè barche che vanno da 20 a 70 – 80 tonnellate. Peschiamo fino alle 20 miglia dalla costa. In Adriatico non ci sono barche che fanno l’Atlantico».
PENSATE CHE SCIOPERANDO RISOLVERETE IL PROBLEMA?
«La speranza è di risolvere presto questo problema – risponde Tommaso Farinola, armatore peschereccio “Mimmo”-. Il mancato guadagno ce lo devono rimettere loro. Ci devono aiutare loro. Perché noi ai marinai un minimo di paga dobbiamo assicurarlo. E un minimo di paga se ne va via subito. Anche noi armatori, se non riusciamo a tamponare le spese, che succede? Abbiamo un capitale per niente. Ci dobbiamo fermare».
QUANTE PERSONE AVETE A BORDO?
«Quattro».
LEI PURE È IMBARCATO?
«Si certo, sono 48 anni che lavoro. Staremo a vedere».
AVETE GIA’ PROVATO LA NUOVA RETE?
«Si eccola là. Il sacco è già montato. Ieri mattina siamo usciti. Siamo salpati, ma dopo la prima calata abbiamo visto che la quantità di pesce era scarsa, non conveniva fare un’altra calata e ce ne siamo venuti». Altrettanto è stato obbligato a fare il signor Mimmo, armatore di Sharon un motopeschereccio di Manfredonia. Dopo due giorni di pesca con le nuove reti, il pescato è stato pari a 2.700 euro. Però, si è lamentato il signor Mimmo, «ho speso 2.200 euro di carburante, più gli stipendi dei marinai, i contributi e le spese di ammortamento ci ho rimesso».
SIGNOR FARINOLA, CHE COSA RIMANE NELLA RETE?
«Tutta roba grossa. La popolazione, non è abituata alla roba grossa. Il popolino non è che va a comprare i merluzzi grossi, è abituato alla frittura».
Infatti, con il nuovo regolamento, sono destinate a cambiare anche le abitudini alimentari della gente, baresi in testa, abituati a mangiare calamaretti, seppioline i tanto cari “allievi”, vongole, cannolicchi, telline, bianchetto o “schiuma di mare”.
ATTUALMENTE IL VOSTRO PESCATO RIESCE A SODDISFARE LA RICHIESTA?
«Secondo il pescato. A Molfetta siamo assai, per questo riusciamo a soddisfare la clientela di diversi paesi».
QUANTO DURA UNA BATTUTA DI PESCA?
«Noi usciamo la domenica verso mezzanotte e rientriamo il venerdì sera. Però, facciamo anche un approdo, un rientro, ci regoliamo secondo il pescato.
DI QUANTO VI ALLONTANATE?
«Ci allontaniamo di 20 o 40 miglia, a seconda della licenza, noi abbiamo la 40 miglia. Però lungo la costa si può andare dove vuoi, a Nord o a Sud puoi costeggiare senza limiti di miglia».
DA QUANTE PERSONE È FORMATO IL SUO EQUIPAGGIO?
Sulla mia barca siamo in quattro, io due miei figli e un altro capitano. Ma tra un po’ penso di lasciare, dopo 48 anni di lavoro. Il nostro lavoro ci basta per andare avanti, non per arricchirci. Per avere un lavoro.
MA LEI, ALLO STATO DEI FATTI È D’ACCORDO CHE I SUOI FIGLI SEGUANO LA SUA STRADA?
«L’hanno voluto loro. Altrimenti adesso la barca non ce l’avevo più. Invece faccio ancora sacrifici per loro».
ARRIVA UNA TELEFONATA, UN PARENTE CHE CHIAMA IL SIGNOR SALVEMINI DA SAVONA. NOTIZIE?
«Per adesso loro stanno facendo la campagna dei crostacei. Per adesso per loro il problema non sussiste. Però sussisterà quando torneranno al pesce. Ma, intanto, vogliono sapere in giro cosa sta succedendo».









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