Come prima lavorazione, per la carta, come imballaggio, pannello, semilavorato, come allestimento o prodotto d’arredo e per l’edilizia, e poi anche come biomassa forestale, pellets, sughero e non solo. Il legno è un materiale dagli infiniti usi e dall’inaspettata vitalità. Oggi l’industria e i consumatori lo cercano per ambiti e utilizzi sempre nuovi e intanto anche le case in legno sembrerebbero essersi ben piantate coi piedi per terra.
Quindi il legno dilaga sempre più come soluzione abitativa capace di accontentare molti, da coloro che apprezzano il suo colore inimitabile a coloro che lo ritengono sicuro, flessibile e compatto. Da coloro che auspicano che il ripopolamento delle zone disboscate lo renda davvero un materiale rinnovabile, capace di ridurre consumi energetici ed impatto ambientale. A coloro che non farebbero mai a meno delle sue ottime proprietà traspiranti, che regolano l’umidità e resistono all’inquinamento acustico, atmosferico ed elettromagnetico.
Giusto per farsi un’idea del settore del legno, qualche numero. Parlando di legno proprio come albero, prima ancora che come materia prima, secondo i dati più recenti dell’Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi del Carbonio, la superficie boschiva dell’Italia si estende su quasi il 35% del territorio, ossia 10.467.533 ettari di terreno nazionale (per quasi metà in Appennino), di cui solo un 36% costituito da boschi ad alto fusto. Dalla stima di 8.675.100 ettari prodotta nel 1985, si è passati così ad indicare circa 8.760.000 ettari di foreste e 1.710.000 ettari di altre terre boscate, stimando in ambito urbano quasi 93.000 ettari di parchi e di boschi di limitate dimensioni. Mentre come materia prima, dalle elaborazioni del Centro Studi Cosmit e FederLegnoArredo sulla base dei dati Istat, solo parlando di legno e prodotti in legno (escludendo così arbitrariamente per scelta una miriade di altri comparti interessati dal mobile al complemento d’arredo, e via via), si arriva a 878 milioni di export (comunque in calo rispetto all’anno precedente del 28%) e 2.427 milioni di import (in calo del 18%), ossia oltre 670mila tonnellate esportate e 7 milioni 300mila importate.
Adesso con il legno, dicevamo, addirittura ci si fa casa. Proprio in aprile alla fiera di Bergamo, si è svolto Pro Domo Legno, il primo congresso nazionale sul valore delle case di legno. Un’iniziativa che ha varcato i confini nazionali, organizzata dall’Associazione Tedesca Costruttori Case in Legno (BDF – Bundesverband Deutscher Fertigbau) e promossa dalla Fiera di Colonia Koelnmesse, per trattare di benessere, ecosostenibilità, risparmio energetico, qualità, affidabilità, semplificazione dei processi produttivi e velocità di realizzazione di queste costruzioni in legno. Un materiale sempre più apprezzato, anche dal punto di vista estetico e di design, oltre che in termini di trasmittenza termico-acustica, di resistenza alle scosse sismiche e al fuoco.
Lo sanno bene pure al Technodomus 2010, Salone dell’Industria del Legno per l’edilizia ed il mobile di Rimini (tenutosi sempre in aprile) dove, mentre aziende storiche del distretto come Scm Morbidelli e Biesse traballano e licenziano, a trattare di Piano Casa e legno è intervenuto il sottosegretario Mantovani, parlando di un traino alla crisi low cost e low energy. Dal pubblico al privato, ne sono convinti in molti. Come la Regione Toscana, zona altamente boschiva, che per prima s’è dotata di proprie “Linee guida per l’edilizia in legno” e ora punta sul legno per abbassare i costi di costruzione, dopo realizzazioni compatibili come il Centro Sociale di Rignano sull’Arno o le palazzine Erp a Capannoli, vicino a Lucca. Come anche il Gruppo Loccioni di Angeli di Rosore, nelle Marche, che ha costruito interamente in legno una “Leaf House” da sei appartamenti, tutti autosufficienti dal punto di vista energetico.
Oppure ancora, Sa di legno, presentata a Udine in maggio e costruita in base agli standard CasaClima (fabbisogno di 43 kWh/m2a), un’abitazione interamente realizzata con legname del Friuli Venezia Giulia “a chilometro zero” proveniente da foreste certificate Pefc (oltre 74.000 ettari in Regione), promuovendo la filiera corta delle maestranze locali.
Nel mondo e in Italia, parlare di gestione forestale sostenibile è appunto possibile e questo grazie al Programma per il riconoscimento degli schemi nazionali di Certificazione Forestale (Pefc) che permette al consumatore ultimo di poter risalire all’origine del legname utilizzato, rendendo evidente la necessità di un uso oculato e corretto dei boschi, essenziali nell’ecosistema, per l’ossigeno e per la protezione del suolo, come anche per fauna e flora. A fine dicembre 2009 la superficie forestale italiana certificata era di 744.538 ettari, dall’Amiata al Trentino alla Campania, per tutto lo Stivale.
Restando per fiere, pur cambiando impiego, il legno è stato inoltre di recente protagonista alla fiera di Rho a Milano del Quarto Convegno nazionale dell’imballaggio in legno, organizzato all’interno della Biennale mondiale delle tecnologie del legno e delle forniture del mobile Xylexpo” che tra l’altro ha proprio ospitato “Un bosco in Fiera”, ambiente naturale di 30mila metri quadri con alberi a fusto per discutere di politiche forestali.
Quindi il legno per imballaggi ecocompatibili. O ancora piante di scarso valore, ramaglie e piantagioni artificiali per biomasse forestali. Oppure pellets per il riscaldamento delle stufe, dove un sacco da 15kg costa 180 euro e sviluppa 4,7 Mwh di energia contro 1MWh prodotto da 100mc di metano servito al costo di 70 euro, con un rapporto di prezzo quasi della metà secondo i dati AssoPellet. Senza dimenticare poi il sughero. Che, estratto dalla quercia da sughero, nel suo fine vita è stato oggetto di un’imponente campagna di riciclaggio anche alla recente manifestazione veronese del Vinitaly, dove su iniziativa di Rilegno-Conai ed altri promotori, migliaia di tappi di sughero delle bottiglie stappate negli stands durante l’evento sono stati messi da parte per permettere al sughero di trasformarsi in materia prima rinnovata ed essere di nuovo utilizzato, da isolante a tacco di scarpa per signora.
Insomma, ben venga dunque un’oculata politica europea che solleciti le politiche forestali degli Stati membri per tutelare ambiente e qualità della vita, migliorando la competitività del settore silvicolo e promuovendo comunicazione e coordinamento intersettoriale. Tutti obiettivi chiave nei programmi dell’Unione per questi anni, in favore di una superficie come quella delle foreste europee che occupano il 37,8% del territorio dando sussistenza lavorativa a circa 3 milioni e mezzo di persone. Anche perchè, legno e rimboschimento vanno a braccetto per una buona politica ecologica. E non bisogna dimenticare che studi scientifici rilevano come in Italia, le foreste abbiano assorbito più del 50% di tutto il carbonio bloccato dagli ecosistemi terrestri, consentendo un risparmio stimato nel prossimo quinquennio attorno al miliardo di euro.







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