Braccio di ferro tra Governo e Regione Puglia

Nel mirino della corte costituzionale la legge regionale 31/2008 e le autorizzazioni ad impianti di produzione di energia rinnovabile inferiori a 1 Mw Continua a leggere

Il 26 gennaio del 2010 ci sarà davanti alla Corte Costituzionale  l’udienza che vedrà di fronte il italiano e quello regionale pugliese. Motivo del contendere, il ricorso presentato dal in merito alla normativa che in Puglia regola l’installazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili di potenza fino a 1 Mw.   Più in particolare, il ha impugnato l’art. 3 della legge regionale n.31/2008, – che attualmente disciplina, appunto, la realizzazione di questa tipologia di impianti, mediante la denuncia di inizio attività (cioè la ) – perché sostiene che la ha per alcuni versi stravolto la sfera di competenza che lo  Stato attribuisce alle regioni, sancita dall’art. 117 della Costituzione; inoltre la avrebbe ignorato il D.Lgs. 387/2003. 

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In pratica alla Regione viene contestato il fatto di aver scavalcato Governo, Ministero dell’Economia,  Ministero dell’ambiente, Conferenza unificata Stato-Regioni- Città e autonomie locali, perché autorizza , senza averne titolo, a costruire , eolici, a biomasse, di piccola taglia senza sottoporsi a un controllo preventivo. Il Governo quindi contesta la legittimità dell’intera  L.R. 31/2008  (non solo le disposizioni che riguardano la DIA), tranne le disposizioni in materia di verifiche ambientali e abrogazione delle norme previgenti ; in più contesta il fatto che l’art. 27 della L.R. 31/2008 si applichi alle denunce presentate fino a trenta giorni prima dalla sua entrata in vigore ( 21 ottobre 2008), cioè fino al 21 settembre 2008 .Insomma, un pacchetto di contestazioni che vanno al di là dello specifico scenario e che potrebbero configurarsi come un vero e proprio braccio di ferro su “cosa spetta a chi”, e potrebbe allargarsi al grande tema dell’autonomia regionale. Il dibattito, cioè potrebbe diventare in salsa pugliese quello, per certi versi incandescente,  tra autonomie e centralismo.  
Non è la prima volta che Stato e Regione si confrontano – ma sarebbe meglio dire si scontrano – sulla questione degli impianti  da fonti rinnovabili. Già nel 2006 la Corte costituzionale dichiarò illegittima la l.r. 9/2005 (“Moratoria per le procedure di valutazione di impatto ambientale e per le procedure autorizzative in materia di impianti ad energia eolica”) e sempre rilevando l’infrazione all’art. 117 della Costituzione. E se vogliamo allargare lo sguardo, anche il TAR Puglia lo scorso settembre ha “rilanciato” alla Corte Costituzionale la questione di legittimità dell’art. 27 della L.R. 1/2008: in quell’articolo  si prevedeva la possibilità di autorizzare  con la DIA gli impianti di produzione di energia eolica di potenza fino a 1 MW. Certo si tratta di questioni diverse, perché in questo caso si parla di disposizioni previgenti, nell’altro di normativa attualmente in vigore, ma sicuramente a un lettore distratto di questa querelle potrebbe arrivare il messaggio che la Regione Puglia è piuttosto disinvolta nell’applicare leggi dello Stato e molto “indipendente” nell’elaborare propri  criteri di comportamento sull’argomento, forte magari dell’innegabile leadership nazionale  in materia di produzione  di energie alternative. La questione in realtà è più complessa e investe la programmazione e pianificazione degli investimenti sul territorio regionale.

Il presidente della Giunta regionale pugliese Vendola
Il presidente della Giunta regionale pugliese Vendola

Fino a che non ci sarà il pronunciamento  della Corte Costituzionale, in Puglia si è tenuti ad applicare la normativa regionale vigente, quindi a consentire la realizzazione di piccoli impianti che hanno presentato la semplice DIA. Ma ammettiamo  che la Regione Puglia esca sconfitta dal dibattimento del prossimo 26 gennaio: cosa succederà agli impianti di potenza inferiore a 1 Mw già autorizzati e in fase di costruzione?  E a quelli autorizzati e in procinto di partire? E a quelli già costruiti ma non ancora funzionanti? E a quelli già attivi? Perché la pronuncia della Corte Costituzionale avrebbe un effetto retroattivo. E potrebbe aprirsi un altro scenario, in cui i Comuni,  per evitare che i privati chiedano i danni a chi di competenza per impianti autorizzati e i cui lavori sono avviati ma non portati a temine, non applichino la normativa regionale vigente ma scelgano la strada “pilatesca” della moratoria. Insomma per molti una fase di attesa, per altri uno stop dannoso ai fini degli investimenti già fatti e dei posti di lavoro. Per altri – perché per questi imprenditori si parla operazioni economiche ai danni dello sviluppo regionale, ma a vantaggio dei propri interessi – il probabile sfumare di un affare molto redditizio.

impianto fotovoltaico
impianto fotovoltaico

Per chiudere il cerchio, è bene capire anche cosa ne pensano i  giuristi. Secondo alcuni, se l’impianto munito di DIA è già attivo (quindi già vende l’energia prodotta) l’eventuale pronunciamento di incostituzionalità non dovrebbe danneggiarlo; più a rischio sono gli impianti autorizzati ma non ancora costruiti o in fase di  realizzazione, perché la posizione di questi ultimi non verrebbe considerata “consolidata”, quindi lesa dall’incostituzionalità della legge regionale (sempre nel caso venisse riconosciuta tale).
Ma c’è un ultimo, piccolo ma non irrilevante, colpo di scena: il permesso di costruire l’impianto (che richiede  una procedura complessa e coinvolge il giudizio della Pubblica Amministrazione) e la DIA (che è una semplice dichiarazione di inizio attività rilasciata dal tecnico abilitato che sostituisce il permesso del comune, attestando la conformità alla vigente normativa) verrebbero assimilate e perciò subordinate alla conformità con quanto stabilito dallo Stato (cioè 1 MW). C’è da chiedersi a questo punto  quanti sono gli impianti inferiori a 1 MW  presenti sul territorio pugliese, quanti di questi autorizzati, quanti in costruzione, quanti funzionanti; secondo alcune stime se ne contano a centinaia.
E secondo alcuni il rischio è che il paesaggio  regionale venga stravolto. Con buona pace degli ulivi, dei vigneti, dei trulli e delle cattedrali sul mare.

uliveto

La stessa Regione Puglia, che ha consentito l’attuale situazione con le proprie leggi, sembra marciare in senso opposto con il proprio nuovo piano Paesistico che prevede di non realizzare più impianti in zona agricola, ma solo in specifici ambiti industriali o degradati. È giusto? Ma perché avanzare ora riflessioni che erano possibili prima? Non si sarebbe rischiato di discutere intorno ad uno stravolgimento del paesaggio e dell’ambiente; in più si sarebbe offerta agli investitori la possibilità di investimenti in un quadro di certezze ed al riparo da ambigue interpretazioni dei disposti normativi.

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4 Responses to Braccio di ferro tra Governo e Regione Puglia

  1. Pingback: Terreni autorizzati in Puglia retrocessi ? - EnergeticAmbiente.it

  2. giuseppe dicono:

    Questi ambientalisti previgenti che pensano per il futuro.
    Pensano ( sempre in prima persona), sghignazzano ( come hanno fatto alcuni personaggi !!!!) e parlano male di tutto e di tutti, sempre dopo che è accaduto un disastro?
    Gli ambientalisti io li vedo cosi:
    - Parlano e progettano opere che sicuramente andranno in porto, opere che avranno (o meglio hanno avuto) grande imbatto ambientale, distruggeranno o meglio imporranno un sistema consolidato nel tempo ( mi riferisco al ripopolamento forzato di animali in un dato territorio dove questi non esistono ( esistevano) più da anni e anni), sicuramente saranno (sono) quei poveri animali che cercano il loro cibo quotidiano lungo le strade e vi restano con il cibo quotidiano in bocca- e poi si lamentate di quei poveri uccellini che muoiono impattati sulle pale eoliche? ( per fortuna che gli animali non sono stupiti come si pensa);
    - Sicuramente a parlare male della legge regionale 31 della Puglia, mentre i progettisti, degli impianti fotovoltaici ed eolici ( che rischiano in prima persona) fanno qualcosa di concreto, sicuramente hanno salvato qualche mare o qualche fiume da qualche disastro ambientale.
    - Non vedono al di la della loro bisaccia.
    in Puglia, gli agricoltori sono in crisi, il tavoliere era ed è il granaio d’italia ( lo sapete quando è costato il grano quest’anno? è partito € 25/q.le ed è arrivato a € 17/q.le, dal terreno si produce al massimo 35 q.le/ha —fate voi i conteggi), ora i loro terreni sono in vendita o sono pignorati dalle banche o dall’ISMEA, ma questo voi non lo sapete o fate finta di non saperlo. Molti agricoltori grazie al fotovoltaico hanno ripreso a coltivare i campi ( sicuramente hanno ceduto una parte del terreno, ma hanno salvato la loro azienda agricola).
    - sicuramente stano dietro un tavolo e pensano, parlano e sghignazzano e non vedono la trave che è nei loro occhi.
    IL PIU’ GRANDE RIVOLUZIONARIO DELLA STORIA HA AFFERMATO:
    “ CHI È SENZA PECCATO SCAGLI LA PRIMA PIETRA”
    Scusate se ho scritto tutto di un fiato ma è quello che penso degli ambientalisti

  3. Lucia Schinzano dicono:

    Anzitutto grazie per aver guardato il magazine e letto i nostri articoli. Vorrei però precisare che noi non siamo ambientalisti nel senso più ottuso del termine, anzi ci teniamo a distanza dalle esagerazioni che a volte puttosto che preservare un territorio e l’economia che ruota attorno, la distruggono o la impoveriscono moltissimo. Ciò che, credo, ci trova in totale accordo, è la volontà di “curare” le pratiche dissennate di stravolgimento del territorio – campi, città, ambienti toccati dall’uomo ecc. – e fare in modo che seriamente si guardi ad una sua pianificazione. Credo che essere ambientalisti non significhi cacciare la gente dai campi, rendere i coltivi aree incolte in finto ossequio all’ecosistema, ma fare in modo che non si speculi, da nessuna parte, in nome del “progresso”. Entrando nel merito di alcuni aspetti da Lei evidenziati, siamo d’accordo che gli agricoltori attraverso il fotovoltaico riescono ad integrare i guadagni, però tali aspetti vanno guardati con più attenzione: ben venga il fotovoltaico specie quando fornisce dei ritorni, ma sarebbe il caso di programmare comunque l’uso del territorio in modo da ottenerne una sua trasformazione sostenibile ed ordinata e, attraverso ciò, dare anche maggior valore aggiunto agli agricoltori per i campi che vengono utilizzati per il fotovoltaico. La cosa è complessa ed è proprio questo il motivo per cui avviamo le nostre discussioni.
    Grazie ancora per la Sua nota. Lucia Schinzano

  4. Pingback: Due domande al Presidente Vendola – 1 - Ambiente & ambienti

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